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Una classe di farmaci usati per trattare il diabete potrebbe offrire un significativo beneficio per la salute cardiaca dei pazienti oncologici, secondo un nuovo studio pubblicato sull’«European Journal of Preventive Cardiology». La ricerca, condotta da un team internazionale guidato dall’Università dell’East Anglia e dall’Ospedale Universitario di Norwich (UK), ha analizzato dati relativi a oltre 88.000 pazienti oncologici, rivelando che gli inibitori del co-trasportatore sodio-glucosio di tipo 2 (SGLT2i) possono ridurre drasticamente il rischio di complicanze cardiache durante e dopo i trattamenti antitumorali.

Sebbene la chemioterapia abbia svolto un ruolo fondamentale nel migliorare gli esiti dei pazienti in oncologia, alcuni protocolli sono intrinsecamente cardiotossici e hanno di conseguenza aumentato la mortalità e la morbilità cardiovascolare tra i pazienti. I risultati della revisione sistematica e meta-analisi mostrano che i pazienti oncologici trattati con SGLT2i hanno registrato una riduzione del 51% delle ospedalizzazioni per insufficienza cardiaca, una diminuzione del 71% delle nuove diagnosi di insufficienza cardiaca e una riduzione del 55% della mortalità per tutte le cause.

Particolarmente significativi sono stati i risultati per le pazienti con cancro al seno sottoposte a chemioterapia con antracicline, un trattamento noto per i suoi potenziali effetti dannosi sul cuore. L’analisi ha rivelato che, dopo aver corretto per il sottotipo di cancro al seno, gli studi con oltre il 50% dei partecipanti che ricevevano terapia a base di antracicline hanno mostrato una riduzione del 99% del rischio di ospedalizzazione per insufficienza cardiaca. Questo dato è particolarmente importante poiché le antracicline sono ampiamente utilizzate nel trattamento del cancro al seno, ma il loro utilizzo è spesso limitato dalla preoccupazione per i danni cardiaci.

Gli inibitori SGLT2, originariamente sviluppati per il trattamento del diabete di tipo 2, stanno dimostrando benefici significativi nei pazienti con insufficienza cardiaca, indipendentemente dalla presenza di diabete. Secondo i ricercatori, questi farmaci potrebbero contrastare gli effetti cardiotossici delle terapie antitumorali attraverso diversi meccanismi, tra cui il miglioramento del metabolismo cardiaco, la riduzione del pre-carico e post-carico cardiaco e la diminuzione dell’infiammazione sistemica. Questi effetti farmacologici contribuiscono sostanzialmente al profilo cardioprotettivo degli inibitori SGLT2, potenzialmente contrastando gli impatti cardiovascolari deleteri di molte terapie antitumorali.

Nonostante i risultati promettenti, i ricercatori sottolineano che la natura osservazionale degli studi inclusi nella meta-analisi impone cautela nell’interpretazione dei dati. Per stabilire il vero beneficio dell’inibizione di SGLT2 nei pazienti oncologici, sono necessari ulteriori studi clinici randomizzati prospettici. Due studi attualmente in corso, PROTECT e SCARA-B, forniranno ulteriori informazioni sull’efficacia degli inibitori SGLT2 specificamente nelle pazienti con cancro al seno trattate con chemioterapia a base di antracicline.

I risultati dello studio potrebbero avere importanti implicazioni per la gestione dei pazienti oncologici, specialmente quelli sottoposti a terapie potenzialmente cardiotossiche. L’integrazione degli inibitori SGLT2 nei protocolli di cardio-oncologia potrebbe non solo migliorare gli esiti cardiovascolari, ma anche consentire la somministrazione sostenuta di dosi ottimali di terapia antitumorale, evitando compromessi tra efficacia antitumorale e sicurezza cardiovascolare. I ricercatori ritengono che questi risultati rappresentino un importante passo avanti nella cardio-oncologia e potrebbero cambiare l’approccio alla gestione dei pazienti oncologici con rischio cardiovascolare.

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