L’età paterna influisce sull’esito dei trattamenti di procreazione medicalmente assistita (PMA). Uno studio italiano sta indagando gli effetti dell’età paterna sugli esiti dei trattamenti di PMA mettendoli in relazione all’età materna. In attesa di chiarire se l’assenza di malattie croniche o l’assenza di fattori di stile di vita negativi possano rallentare il declino della qualità dello sperma.
Lo stile di vita è cambiato negli ultimi anni. L’età media delle coppie che cercano una gravidanza è in continuo aumento ma se l’età della donna è stata a lungo riconosciuta come un fattore di rischio per esiti riproduttivi, sono ancora pochi gli studi che indagano l’impatto dell’età paterna sulle possibilità di concepimento, specie in relazione all’età della donna.
A oggi, la letteratura evidenzia un effetto dell’età sulla qualità dello sperma.  Diversamente, l’impatto dell’età sulla concentrazionedegli spermatozoi è ancora controverso. Inoltre, non è ancora stato chiarito se l’assenza di malattie croniche o l’assenza di fattori di stile di vita negativi possano rallentare il declino della qualità dello sperma. Sono queste le conclusioni dello studio che gli specialisti del Centro di Medicina della Riproduzione Biogenesi degli Istituti Clinici Zucchi di Monza, Gruppo San Donato, hanno condotto in collaborazione con l’Università di Barcellona: età, stili di vita e qualità dello sperma. «L’effetto dell’età paterna è stato valutato anche su pazienti sani – senza problemi di diabete, malattie cardiache, coagulopatie, neoplasie genitali, disturbi andrologici, fibrosi cistica e microdelezioni del cromosoma Y – e con uno stile di vita favorevole, ossia niente fumo, droghe e assunzione di alcol – ha chiosato la dottoressa Mariabeatrice Dal Canto, direttore del laboratorio di Procreazione Medicalmente Assistita del Centro di Medicina della Riproduzione Biogenesi -In questo modo, non solo abbiamo studiato come l’età paterna possa influire sulla qualità del seme, ma abbiamo anche analizzato come uno stile di vita favorevole e l’assenza di patologie siano associati a una maggiore qualità del liquido seminale: volume, concentrazione, numerosità e motilità erano associati a condizioni di salute e stile di vita favorevoli. In entrambe le popolazioni, abbiamo osservato una significativa riduzione della motilità e del volume dell’eiaculazione con l’avanzare dell’età paterna e non abbiamo invece riscontrato alcuna riduzione significativa della concentrazione di spermatozoi».
Alla luce di queste evidenze scientifiche, il dottor Marco Vitali, biologo del Centro di Medicina della Riproduzione Biogenesi, ha condotto uno studio retrospettivo, mirato a valutare l’impatto dell’età maschile sulle caratteristiche del liquido spermatico e la sua incidenza sui tassi di successo nella fecondazione, impianto e bambini nati vivi nelle coppie che si sono sottoposte ai trattamenti di PMA. Ecco la valutazione congiunta dei due specialisti: «Lo studio si è basato sui dati di 5.565 pazienti maschi del Centro di Medicina della Riproduzione Biogenesi – raccolti dal 2015 al 2020 – suddivisi in cinque gruppi in base all’età – gruppo A (da 25 anni a 34 anni), gruppo B (da 35 anni a 39 anni), gruppo C (da 40 anni a 44 anni) e gruppo D (più di 45 anni) – e ha preso in considerazione tre parametri di qualità del liquido seminale: volume dell’eiaculato, concentrazione di spermatozoi e motilità progressiva».
E ancora: «Per valutare l’effetto dell’età paterna sugli esiti dei trattamenti di PMA abbiamo preso in esame 1.958 cicli con transfer a fresco avvenuti tra il 2015 e il 2019, che presentavano cause di infertilità inspiegata, legata a fattore maschile, fattore tubarico, fattore ovulatorio, ovaio policistico o sindrome dell’ovaio policistico, mentre sono stati esclusi casi di endometriosi e fattore genetico. Per valutare l’impatto dell’età paterna, i cinque gruppi sono stati suddivisi in base all’età della partner: minore di 37 anni e maggiore di 37 anni, dove i 37 anni rappresentano l’età dopo la quale si verifica un forte calo delle possibilità di sviluppo di ovociti ed embrioni. I dati ottenuti indicano un impatto dell’età paterna solo se correlato all’età materna avanzata: i tassi di impianto e di bambini nati vivi sono stati influenzati in modo significativo dall’età paterna solo nelle coppie in cui età paterna e materna elevate sono associate».
«Possiamo dunque concludere che i dati attuali suggeriscono un’incidenza negativa dell’età paterna sui parametri legati alla qualità dello sperma e dimostrano una influenza rilevante sugli esiti dei trattamenti di PMA, solo se contemporaneamente presente anche una età materna avanzata». È questa la conclusione che la dottoressa Mariabeatrice Dal Canto ha affidato alla stampa.


Mariabeatrice Dal Canto, direttore del Laboratorio di Procreazione Medicalmente Assistita del Centro di Medicina della Riproduzione Biogenesi, presso gli Istituti Clinici Zucchi di Monza del Gruppo San Donato. Per ulteriori informazioni: biogenesi.it

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