
È abbastanza intuitivo, ed ampiamente acquisito dalla saggezza popolare, che tutte le condizioni estreme sono dannose, addirittura pericolose, per gli esseri umani, e che ciò è tanto più vero per chi ha problemi di cuore e di circolazione.
In questi primi giorni di un’estate caldissima, tutti ci confrontiamo con l’emergenza del cambiamento climatico, e tanto più devono farci i conti le persone affette da malattie dell’apparato cardiocircolatorio. Peraltro, non solo di anno in anno le temperature crescono, ma cresce anche l’età media delle nostre popolazioni, il che di per sé è un fatto positivo, ma inevitabilmente comporta l’aumento del numero di persone fragili, perché portatrici di varie patologie.
Il caldo? Fa crescere aritmie, arresti cardiaci e patologie coronariche
Fin qui siamo nel campo dell’aneddotica. Per cercare di razionalizzare l’approccio, e di capire effettivamente quali siano le dimensioni del problema, ed i parametri importanti da considerare – passaggio indispensabile se si vuole pensare di suggerire delle soluzioni – un gruppo di ricercatori australiani ha pubblicato nel 2022 un interessante studio* dal titolo “Esposizione al caldo e salute cardiovascolare: revisione sistematica e meta-analisi”. Si tratta appunto di una meta-analisi, cioè della raccolta e del confronto di un gran numero di pubblicazioni scientifiche uscite tra il 1990 e il 2022, dedicate alle alte temperature e alle ondate di calore e ai loro effetti sulle patologie cardiocircolatorie.
Sui 7360 lavori inizialmente selezionati, ne sono stati scelti 266 per la loro serietà e attendibilità, testimoniate dal possesso di certi requisiti stabiliti dagli autori della revisione. Resta, inevitabilmente, un margine di eterogeneità legato ai diversi contesti cui i vari lavori si riferivano, ma al netto di ciò risulta evidente che l’incremento di 1°C di temperatura si associa con un incremento di mortalità pari al 2,1% per tutte le patologie del gruppo cardiovascolare. Nello specifico, cresce il rischio di aritmie, arresto cardiaco, e patologia coronarica. E il rischio risulta particolarmente aumentato per le donne, per le persone oltre i 65 anni d’età, per quelle che vivono in paesi tropicali, e per le fasce di popolazione a reddito medio/basso.
Alcune di tali evidenze possono apparire ovvie, e un profano potrebbe domandarsi cosa aggiungano a quanto già i luoghi comuni ci suggerivano.
In realtà, ciò non è del tutto vero. Io, per esempio, ho trovato sorprendente l’aumento di rischio nei paesi a clima tropicale, dove evidentemente si parte già da temperature più elevate, e dunque più facilmente si raggiungono livelli intollerabili: istintivamente avrei detto che, d’altra parte, le persone che vivono in quei climi dovrebbero essere più “abituate” al caldo. E non mi consola rendermi conto che non sono sola nell’errore: evidentemente è ciò che pensa anche un noto politico italiano, il quale di recente ha ottimisticamente suggerito che l’emergenza climatica potrà ridimensionarsi man mano che tutti ci abitueremo alle nuove temperature. Purtroppo sembra proprio che sia lui che io ci sbagliassimo.
I consigli pratici, all’insegna dell’aura mediocritas dei latini
Ma allora, in concreto, cosa possiamo fare? Purtroppo, non abbiamo a disposizione soluzioni magiche, e dobbiamo – dobbiamo davvero, urgentemente e necessariamente – seguire tutti i consigli che in questo periodo i media continuano a ripeterci. Consigli che, per quanto ovvii e banali siano, non per questo sono meno importanti ed utili. Credo che l’atteggiamento giusto sia, come sempre, quello del giusto mezzo, l’aurea mediocritas dei nostri padri latini. Tra il negazionismo ottuso e il catastrofismo apocalittico, cerchiamo di trovare una fattività possibile, rimbocchiamoci le maniche e lavoriamo, da subito ed in ogni momento, in ogni stagione (il battage sull’emergenza clima deflagra ormai da qualche anno con l’arrivo del solstizio d’estate, per poi attenuarsi in autunno e in inverno), nelle due direzioni possibili: limitare i rischi per gli anziani e per i cardiopatici, e limitare il nostro impatto sul cambiamento climatico.
Quanto al primo ambito, sono importantissime le norme igieniche come evitare di uscire nelle ore più calde, evitare lunghi tragitti in automobile o in treno, bere almeno un litro e mezzo di acqua al giorno, modificare la dieta incrementando l’apporto di frutta e verdura, adeguare la terapia farmacologica, ma sempre sotto indicazione medica, ed evitando il fai-da-te: non diminuire arbitrariamente l’assunzione di compresse “perché col caldo danno fastidio”, ma, se mai, ridurre la posologia dei farmaci antiipertensivi (di solito i valori di pressione si abbassano con l’aumentare della temperatura), ed introdurre opportune integrazioni di sali minerali.
Norme a beneficio di tutti
Quanto al secondo, è vero che le soluzioni definitive possono venire solo da decisioni a livello nazionale o sovranazionale, ma ciò non toglie che tutti noi possiamo contribuire riducendo il consumo di energia elettrica e di combustibili, e dunque, per fare solo qualche esempio: spegnendo le luci non necessarie, utilizzando la corrente elettrica prevalentemente nelle fasce serali e festive, ottimizzando la coibentazione delle nostre case e la classe energetica degli elettrodomestici, preferendo, ogni volta che ciò sia possibile, negli spostamenti a lunga tratta il treno rispetto all’aereo o all’automobile, e in quelli a breve tratta i mezzi pubblici o la bicicletta o quello che mia nonna chiamava “il cavallo di San Francesco”.
Come ultimo suggerimento, che si colloca a cavallo tra i due ambiti, suggerisco di regolare la temperatura nelle nostre case su livelli non troppo diversi da quelli esterni, sia d’estate che d’inverno: non c’è nessuna ragione perché si debba stare a maniche corte in gennaio, o con il golfino di lana in agosto. Venti gradi d’inverno e venticinque-ventisei in estate sono temperature confortevoli e che non sottopongono il nostro organismo a sbalzi eccessivi nel passaggio dall’ambiente chiuso all’aperto e viceversa: questi sbalzi sono, soprattutto per gli individui fragili, altrettanto perniciosi delle temperature estreme in sé, e al tempo stesso evitare il raffreddamento o il riscaldamento eccessivo influisce positivamente sull’ambiente ed anche sul contenuto dei nostri portafogli.
* Jingwen Liu, Blesson M Varghese, Alana Hansen, Ying Zhang, Timothy Driscoll, Geoffrey Morgan, Keith Dear, Michelle Gourley, Anthony Capon, Peng Bi: Heat exposure and cardiovascular health outcomes: a systematic review and meta-analysis. Lancet Planet Health, 2022 Jun;6(6):e484-e495. doi: 10.1016/S2542-5196(22)00117-6.