
Uno studio di coorte, pubblicato su JAMA Network Open, marzo 2026, ha esaminato le associazioni tra il consumo di alimenti ultra-processati (UPF) a 3 anni e gli esiti comportamentali a 5 anni nei bambini canadesi. I risultati, firmati da ricercatori dell’Università di Toronto e della Harvard T.H. Chan School of Public Health, aggiungono un nuovo tassello preoccupante al dibattito sulla qualità della dieta in età prescolare.
Gli alimenti ultra-processati contribuiscono a quasi la metà dell’apporto energetico giornaliero dei bambini in età prescolare in Canada, eppure il loro impatto sul funzionamento comportamentale ed emotivo era rimasto fino ad oggi poco esplorato.
Lo studio: 2.077 bambini seguiti nel tempo
I ricercatori hanno analizzato i dati di 2.077 bambini canadesi, riscontrando che un maggiore consumo di UPF a tre anni era associato a punteggi leggermente più elevati di sintomi comportamentali ed emotivi — riferiti dai caregiver — all’età di cinque anni.
Lo studio fa parte del CHILD Cohort Study, una coorte prospettica condotta in quattro città canadesi (Vancouver, Winnipeg, Toronto ed Edmonton) tra il 2011 e il 2018. L’assunzione di UPF è stata valutata tramite un questionario di frequenza alimentare da 112 voci, con classificazione dei cibi secondo il sistema NOVA. I comportamenti e gli stati emotivi sono stati misurati all’età di cinque anni tramite la Child Behavior Checklist (CBCL), uno strumento standardizzato compilato dai genitori.
I risultati: ansia, iperattività e aggressività
I ricercatori dell’Università di Toronto hanno riscontrato un aumento delle probabilità di paura, ansia, iperattività e aggressività nei bambini che consumavano UPF in età prescolare. Questo è stato il primo studio a utilizzare dati prospettici dettagliati per determinare il legame tra UPF e valutazione comportamentale standardizzata nei bambini.
In termini quantitativi, per ogni aumento del 10% dell’energia proveniente da cibi ultra-processati, i ricercatori hanno osservato punteggi più elevati sia per i comportamenti internalizzanti (ansia, paura, depressione) sia per quelli esternalizzanti (aggressività, iperattività), sia per il comportamento totale.
La buona notizia: sostituire gli UPF aiuta
Nei modelli di sostituzione, rimpiazzare il 10% dell’apporto calorico da UPF con alimenti non processati o minimamente processati era associato a punteggi comportamentali modestamente più bassi.
Cautela: effetti modesti, studio osservazionale
Gli autori invitano a leggere i dati con prudenza. Sebbene le dimensioni dell’effetto fossero modeste e lo studio sia osservazionale, i risultati evidenziano che la nutrizione nella prima infanzia può essere rilevante per molteplici aspetti dello sviluppo del bambino.
Cosa dicono i ricercatori
«Per i clinici, questo rafforza l’importanza di discutere i modelli alimentari complessivi nella prima infanzia, in particolare riducendo la dipendenza dagli alimenti ultra-processati e incoraggiando alternative minimamente lavorate», ha dichiarato la responsabile dello studio Kozeta Miliku, professoressa di scienze della nutrizione all’Università di Toronto.
Le ricercatrici indicano due priorità per il futuro: comprendere meglio i meccanismi biologici che potrebbero collegare gli UPF allo sviluppo neurologico e al comportamento, e condurre studi longitudinali che seguano i bambini per periodi di sviluppo più lunghi, per chiarire se le esposizioni alimentari precoci abbiano implicazioni durature sulla salute mentale.
In sintesi, lo studio offre la prima evidenza prospettica e su larga scala che una dieta ricca di ultra-processati nella prima infanzia è associata a maggiori difficoltà comportamentali ed emotive a cinque anni. Pur con i limiti propri di uno studio osservazionale, i risultati rafforzano le raccomandazioni per politiche di salute pubblica che promuovano alimenti freschi e minimamente processati fin dai primissimi anni di vita.