
tra i primi dieci centri in Europa a utilizzare una tecnologia rivoluzionaria
nella lotta contro i disturbi del ritmo cardiaco.
“Grazie a questa tecnologia sarà possibile trattare anche i casi più complessi di fibrillazione atriale, personalizzando la terapia in base alle caratteristiche di ogni paziente, con tempi ragionevoli e mantenendo standard di sicurezza molto elevati”. Esordisce così il dottor Roberto Rordorf, responsabile della Struttura di Aritmologia del Policlinico San Matteo di Pavia, dimostrando un certo entusiasmo per l’introduzione del sistema AFFERA, la prima tecnologia al mondo che permette di utilizzare un solo catetere di piccole dimensioni capace di erogare sia radiofrequenza che elettroporazione. Un’innovazione destinata a cambiare l’approccio terapeutico alla fibrillazione atriale, patologia che con l’invecchiamento della popolazione rappresenta una sfida sanitaria sempre più importante.
Il professor Leonardo De Luca, direttore della Struttura Complessa di Cardiologia, ha sottolineato l’orgoglio dell’istituzione nel poter offrire ai propri pazienti le tecnologie più avanzate disponibili oggi.
L’équipe del San Matteo, che esegue annualmente 950 procedure di elettrofisiologia, ha già avviato l’utilizzo di questa tecnologia con 1-2 procedure settimanali, dedicandola inizialmente ai casi più complessi. Un approccio multidisciplinare che vede la collaborazione tra cardiologi, anestesisti e personale infermieristico altamente specializzato.
Dottor Rordorf, quali scenari prospetta il sistema AFFERA per il futuro della fibrillazione atriale?
È sempre più chiaro che curare la fibrillazione atriale solo con i farmaci anti-aritmici non basta. Questo approccio, infatti, si è dimostrato poco efficace sia nel ridurre il rischio di nuove crisi di aritmia, sia nel prevenire l’evoluzione della malattia da forme parossistiche (cioè episodi brevi che si risolvono spontaneamente) a forme persistenti, che durano più a lungo e sono più spesso legate al rischio di insufficienza cardiaca.
In questo scenario, l’ablazione transcatetere si è rivelata la terapia più efficace: riduce le recidive e rallenta la progressione della fibrillazione atriale. L’ablazione consiste principalmente nell’isolamento elettrico delle vene polmonari, che sono tra le principali responsabili dell’insorgenza dell’aritmia. Questo isolamento, da anni, viene realizzato usando fonti di energia termica, come radiofrequenza e crioterapia.
Negli ultimi anni si è aggiunta una nuova tecnologia, l’elettroporazione, che si è dimostrata altrettanto efficace nell’isolare le vene polmonari, ma con un ulteriore vantaggio: permette anche di trattare altre aree del cuore, mantenendo elevati livelli di sicurezza ed efficacia.
In questo contesto si inserisce il nuovo sistema AFFERA, al momento l’unico disponibile che consente di utilizzare un solo catetere di piccole dimensioni capace di erogare sia radiofrequenza che elettroporazione. Il tutto è integrato in un sistema di guida che non richiede l’uso di raggi X, rendendo la procedura più sicura anche per il personale medico.
A quali pazienti si rivolge questa nuova tecnica? L’ablazione può essere considerata un trattamento di prima scelta?
Come già accennato, l’ablazione si è dimostrata nettamente più efficace della terapia farmacologica nel trattamento della fibrillazione atriale. I dati più recenti suggeriscono, con sempre maggiore convinzione, che questa opzione terapeutica debba essere considerata precocemente nel decorso della malattia. In particolare, nei pazienti giovani con fibrillazione atriale parossistica e assenza di cardiopatia strutturale, così come in quei casi in cui la fibrillazione atriale ha determinato un quadro di scompenso cardiaco, l’ablazione andrebbe presa in considerazione fin da subito, anche prima di valutare l’efficacia dei farmaci anti-aritmici.
Come si articola il coordinamento tra le diverse competenze durante l’utilizzo di questa tecnologia?
Durante la prima procedura con il sistema AFFERA, l’équipe era composta da tre medici. Tuttavia, normalmente le procedure di ablazione richiedono la presenza di due operatori: uno si occupa della movimentazione dei cateteri all’interno del cuore del paziente, mentre l’altro si dedica alla lettura e all’analisi dei segnali registrati dai cateteri posizionati nel cuore.
I due medici collaborano in stretta sinergia per garantire la buona riuscita dell’intervento. Di solito, si definisce primo operatore il medico che manovra i cateteri e si posiziona accanto al paziente, ma non esiste una gerarchia formale, poiché il contributo di entrambi è essenziale.
Quando si utilizza un sistema di mappaggio non fluoroscopio, è spesso presente anche un ingegnere biomedico specializzato, che assiste l’équipe medica nella gestione del sistema.
Quali sono le specificità anestesiologiche richieste dal sistema AFFERA?
L’elettroporazione è una tecnica che può risultare più dolorosa per il paziente rispetto alle tecniche termiche tradizionali. Le ablazioni con radiofrequenza e crioterapia, infatti, vengono solitamente eseguite senza la presenza di un anestesista, utilizzando una sedazione leggera e anestesia locale.
Al contrario, l’elettroporazione richiede una sedazione profonda o un’anestesia generale, con il supporto di uno specialista in anestesia. Questo è necessario sia per garantire il massimo comfort al paziente, sia per evitare movimenti involontari durante l’intervento, che potrebbero compromettere la precisione di un sistema di mappaggio ad alta risoluzione, come nel caso del sistema AFFERA.
Quali competenze specifiche ha dovuto sviluppare il personale infermieristico?
Il rapido e costante sviluppo di nuove tecnologie sta rendendo sempre più complesso il lavoro del personale infermieristico nelle sale di Aritmologia. Fortunatamente, l’équipe del San Matteo è formata da un gruppo di infermieri giovani, motivati e fortemente orientati all’innovazione, pronti ad affrontare le sfide poste dall’evoluzione tecnologica. In occasione della procedura con il sistema AFFERA, gli infermieri hanno dovuto acquisire competenze tecniche specifiche, sia per l’allestimento del nuovo sistema di mappaggio, sia per la preparazione del catetere. A questo si è aggiunta anche la necessità di collaborare con l’anestesista, garantendo un monitoraggio continuo dei parametri vitali del paziente durante tutta la procedura.
Come avete integrato questa tecnologia nei vostri protocolli operativi?
Nell’ambito della programmazione settimanale dell’attività aritmologica, il numero di sedute dedicate al sistema AFFERA è attualmente limitato a 1-2 procedure alla settimana. Questa scelta è legata sia alla decisione di riservare la tecnologia ai casi più complessi, sia alla disponibilità limitata del supporto anestesiologico, attualmente garantito per l’Aritmologia solo due mezze giornate a settimana. Come Responsabile dell’Aritmologia, ho fortemente sostenuto l’introduzione del sistema AFFERA, dopo aver analizzato attentamente i primi dati pubblicati nella letteratura scientifica internazionale. L’integrazione del sistema nella pratica clinica è stata agevole, grazie a una curva di apprendimento estremamente rapida, soprattutto per operatori esperti come gli aritmologi dell’équipe della Cardiologia del San Matteo. Anche per il personale infermieristico, una singola sessione formativa di circa un’ora è stata sufficiente per acquisire dimestichezza con il nuovo sistema.
Come reclutate i pazienti per questi trattamenti e qual è l’accessibilità?
Sì, effettivamente disponiamo di un ambulatorio aritmologico dedicato alla valutazione dei pazienti potenzialmente candidati a procedure interventistiche, dove vengono anche seguiti nel follow-up dopo il trattamento. Negli anni abbiamo costruito una rete di collaborazione con gli ospedali del territorio pavese e del sud della Lombardia, che riferiscono a Pavia i casi più complessi o non gestibili nelle loro strutture. Non è raro, inoltre, che ci vengano inviati pazienti da centri lontani o che si rivolgano a noi persone residenti in altre regioni. Con i medici di medicina generale della Provincia di Pavia manteniamo un confronto costante. È attualmente in fase di realizzazione un progetto di screening dedicato alla fibrillazione atriale, basato su un modello di integrazione tra gli ambulatori territoriali e il Policlinico San Matteo.
