
Un recente studio pubblicato sulla rivista «npj Aging» ha esaminato l’impatto delle diete vegetariane sull’invecchiamento sano nella popolazione anziana cinese. I risultati indicano che i vegetariani potrebbero avere minori probabilità di invecchiare in salute rispetto agli onnivori, a meno che non seguano diete vegetali di alta qualità. «npj Aging» è una pubblicazione scientifica peer-reviewed associata al prestigioso gruppo editoriale «Nature».
La ricerca ha utilizzato dati del Chinese Longitudinal Healthy Longevity Survey, analizzando 2.888 partecipanti inizialmente in buona salute e con età media di 72,1 anni. Lo studio ha definito l’invecchiamento sano come la capacità di sopravvivere fino agli 80 anni senza sviluppare gravi malattie croniche, declino cognitivo, disabilità fisiche o problemi di salute mentale.
I risultati mostrano che i vegetariani avevano il 35% in meno di probabilità di raggiungere un invecchiamento sano rispetto agli onnivori. Tra i vegetariani, i vegani presentavano le probabilità più basse, con il 57% in meno di possibilità di invecchiare in salute rispetto agli onnivori. L’adesione a lungo termine alle diete vegetariane è stata associata a un maggior rischio di malattie croniche, disabilità fisica e compromissione cognitiva. I vegetariani avevano quasi il doppio delle probabilità di sviluppare problemi di funzionalità fisica (95%) e compromissione cognitiva (105%) rispetto agli onnivori.
La qualità della dieta è risultata un fattore determinante. I vegetariani con diete vegetali di alta qualità, che privilegiano cereali integrali, frutta, verdura, legumi, noci e tè, non mostravano svantaggi significativi rispetto agli onnivori. Al contrario, le diete vegetali di bassa qualità, che includono cereali raffinati, bevande zuccherate e snack fritti, erano associate a risultati di salute peggiori.
Le persone che sono rimaste onnivore dai 60 anni in poi avevano il 78% in più di probabilità di invecchiare in salute rispetto ai vegetariani costanti. Anche coloro che erano inizialmente vegetariani ma hanno adottato successivamente diete onnivore hanno mostrato migliori risultati di salute, sebbene questo dato non fosse statisticamente significativo.
I potenziali svantaggi delle diete vegetariane includono carenze di proteine, vitamina B12 e vitamina D, che potrebbero contribuire a compromettere le funzioni fisiche e cognitive. Lo studio non ha trovato un’associazione chiara tra diete vegetariane e risultati sulla salute mentale.
I ricercatori avvertono che le differenze osservate potrebbero riflettere in parte fattori socioeconomici, poiché i vegetariani nello studio tendevano ad avere livelli di reddito e istruzione più bassi. Le limitazioni dello studio includono l’affidamento a dati auto-riferiti sulla dieta, la possibile errata classificazione, e il fatto che i risultati potrebbero non essere generalizzabili oltre la popolazione cinese. Inoltre, il piccolo campione di vegani (83 persone) potrebbe limitare la potenza statistica delle analisi dei sottogruppi.
Future ricerche dovrebbero esplorare l’integrazione nutrizionale e le modifiche alimentari per sostenere un invecchiamento sano, garantendo che le linee guida siano adattate alle esigenze individuali. Questo studio contribuisce alla letteratura considerando la salute complessiva negli adulti più anziani e suggerisce che il vegetarianismo potrebbe non promuovere universalmente un invecchiamento sano, evidenziando la necessità di una dieta equilibrata che incorpori nutrienti di origine animale.