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Nel marzo del 2006, all’età di 72 anni, ho subito un infarto del miocardio, con applicazione di uno stent a ridosso della coronaria destra. Desidererei leggere nella rubrica “Il cardiologo risponde” un Suo parere circa la possibilità o meno di usare la serrapeptidase come mezzo per liberare le arterie coronarie da placche aterosclerotiche già formate o comunque, quanto meno, per ridurne ed eventualmente per ostacolarne la neoformazione. La mia preoccupazione si basa sulla possibilità che detto enzima possa più che sciogliere, frammentare una placca, e pertanto produrre altri immaginabili problemi. Ritengo che la mia domanda possa rivestire un interesse di carattere generale, pertanto mi permetto di richiedere un Suo competente e autorevole giudizio.

 

Gentile lettore, la questione che lei mi pone è molto interessante e faremo in modo che l’editore possa pubblicarla. La categoria degli enzimi proteolitici, in voga negli anni ’80, serviva ad aiutare lo scioglimento del trombo che chiudeva il lume della coronaria durante l’infarto. Il trattamento veniva effettuato nelle unità coronariche entro le prime ore dall’evento infartuale (quando il coagulo non era ancora organizzato ed era più facilmente scioglibile dall’azione proteolitica del farmaco). Il trattamento intensivo veniva effettuato prima per via venosa, poi per via arteriosa, infine avveniva con il catetere intracoronarico in sale emodinamica. I risultati non sempre erano efficaci e il trattamento presentava dei rischi. La trombolisi (questo il nome della metodica) era molto costosa e aveva scarsi vantaggi a distanza, soprattutto nelle coronarie ostruite.

I dubbi sul trattamento sono stati superati, di fatto, dalla tecnica dell’angioplastica e, in continuità con quella, con il più sofisticato intervento dell’applicazione degli stent. Quest’ultima metodica si è raffinata e si raffina ancora di più nell’era contemporanea, dando affidamento e risultati ottimi di conservazione dell’endotelio delle arterie (e anche delle carotidi e di altre arterie). La serrapeptidasi (o serrapeptasi) è un enzima proteolitico con la stessa azione. In Italia è commercializzato dall’inizio del 2014 col nome commerciale di Danzen; la capsula contiene 5 mg (pari a 10.000 unità inter. di principio attivo).

Si consigliano 3 capsule al giorno (1 dopo ogni pasto). Il farmaco viene somministrato negli stati infiammatori generali, nelle artriti e nelle sinusiti. Si usa principalmente nei processi infiammatori prevalentemente post-traumatici e post-chirurgici; comunque non ci sono sufficienti garanzie nell’uso a lungo termine. Può provocare prurito, orticarie, disturbi gastrici e ipersensibilità.

Pensare di poter usare questo enzima per ridurre la presenza delle placche nelle arterie produrrebbe alcuni rischi, avrebbe costi elevati e scarsa efficacia. Ci sono altri metodi di prevenzione molto più adeguati e attuali.

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