
La fibrillazione atriale (FA) rappresenta oggi una delle principali sfide della cardiologia moderna. Si tratta della forma più comune di aritmia cardiaca, caratterizzata da un’attività elettrica irregolare e rapida degli atri che compromette l’efficacia della contrazione cardiaca. Una condizione che può manifestarsi anche in modo asintomatico e che comporta rischi significativi per chi ne è affetto. I pazienti con fibrillazione atriale presentano un rischio di ictus cerebrale aumentato di ben cinque volte rispetto alla popolazione generale, un rischio di scompenso cardiaco triplicato e una mortalità complessivamente raddoppiata.
Le cifre definiscono la fibrillazione atriale come una vera e propria “epidemia cardiovascolare del XXI secolo”. A livello globale, si stima che oltre 59 milioni di persone siano affette da questa patologia, di cui circa 8 milioni in Europa. La situazione italiana rispecchia l’emergenza continentale: oltre un milione di italiani convive con la fibrillazione atriale, con circa 120.000 nuove diagnosi ogni anno. Il dato più allarmante riguarda le proiezioni future: secondo gli esperti, il numero di persone affette da fibrillazione atriale è destinato a raddoppiare entro i prossimi trent’anni. Questo incremento è legato principalmente all’invecchiamento della popolazione e all’aumento dei fattori di rischio cardiovascolare.
Per decenni, il trattamento della fibrillazione atriale si è basato principalmente sulla terapia farmacologica per controllare il ritmo cardiaco e prevenire eventi tromboembolici. Tuttavia, l’evoluzione tecnologica ha introdotto progressivamente l’ablazione transcatetere come strategia terapeutica di prima scelta per numerosi pazienti. L’ablazione transcatetere è una procedura minimamente invasiva che si esegue introducendo un sottile catetere flessibile nelle vene o arterie femorali per raggiungere il cuore. L’obiettivo principale è isolare elettricamente le vene polmonari, considerate il primo bersaglio dell’ablazione nella fibrillazione atriale, eliminando il circuito elettrico anomalo che genera l’aritmia. Tradizionalmente, questa procedura utilizzava radiofrequenza o crioenergia per creare lesioni che bloccano la conduzione elettrica anomala. Tuttavia, queste tecnologie termiche presentavano alcune limitazioni in termini di precisione e potenziali danni ai tessuti circostanti.
La recente introduzione dell’ablazione con campo elettrico pulsato, conosciuta come PFA (Pulsed Field Ablation) o elettroporazione, sta aprendo nuovi scenari nell’aritmologia. Questa tecnologia non termica utilizza campi elettrici ad alta intensità per colpire selettivamente le cellule cardiache che scatenano l’aritmia, offrendo vantaggi significativi in termini di sicurezza e precisione grazie a un’azione selettiva sui cardiomiociti. “L’ablazione con energia a campo pulsato rappresenta una nuova opzione terapeutica molto promettente in termini di efficacia e sicurezza”, afferma il dott. Senatore, Direttore della Struttura Complessa di Cardiologia dell’Ospedale di Ciriè e Direttore del Dipartimento Medico ASL TO 4 Regione Piemonte. “I sistemi PFA di prima generazione presentavano dei limiti, ma oggi abbiamo a disposizione nuove tecnologie che possono ampliare le possibilità di trattamento della fibrillazione atriale e dunque il numero di pazienti che potranno beneficiare di queste terapie avanzate”.
Durante un evento tenutosi a Milano, Abbott ha annunciato la disponibilità in Italia di Volt™ PFA, un sistema di nuova generazione che rappresenta un’evoluzione significativa rispetto ai precedenti dispositivi di ablazione con campo elettrico pulsato. Volt PFA si distingue per essere il primo sistema al mondo a integrare diagnosi, mappatura e ablazione con campo elettrico pulsato in un’unica piattaforma. L’innovazione chiave risiede nel design proprietario “Balloon-in-Basket” con 8 elettrodi che si conformano all’anatomia dell’atrio sinistro, migliorando la precisione del trattamento e riducendo i tempi procedurali. Il professor Claudio Tondo, Direttore del Dipartimento di Aritmologia del Centro Cardiologico Monzino IRCCS di Milano e Professore Associato dell’Università degli Studi di Milano, ha sottolineato l’importanza di questa innovazione: “Il sistema Volt non è solo un nuovo dispositivo PFA, ma una piattaforma all-in-one che reingegnerizza completamente l’esperienza di ablazione, con vantaggi pratici, clinici e operativi. La disponibilità in Italia del primo sistema di elettroporazione Balloon-in-Basket – che siamo tra i primi ad aver utilizzato in Europa e nel nostro Paese – segna una tappa importante nell’evoluzione dell’elettrofisiologia clinica”.
La domanda cruciale quando si parla di innovazioni mediche è sempre la stessa: si tratta di una promessa o di una realtà clinicamente validata? Nel caso di Volt PFA, i dati dello studio internazionale Volt CE Mark forniscono risposte concrete e incoraggianti. I risultati a 12 mesi dello studio hanno confermato la sicurezza e l’efficacia del sistema sia nei pazienti con fibrillazione atriale parossistica (PAF, con episodi occasionali di durata variabile) che in quelli con fibrillazione atriale persistente (PersAF, caratterizzata da episodi che durano più di sette giorni). I dati sono particolarmente significativi: l’83,5% dei pazienti con fibrillazione atriale parossistica è rimasto libero da recidiva di aritmia atriale dopo 12 mesi, mentre il 58,1% dei pazienti con fibrillazione atriale persistente ha mantenuto il ritmo sinusale normale dopo un anno. Si tratta di uno dei tassi più bassi di recidiva registrati in uno studio a lungo termine sulla fibrillazione atriale parossistica, un risultato che posiziona Volt PFA tra i sistemi più efficaci attualmente disponibili.
Oltre all’efficacia, lo studio ha evidenziato un eccellente profilo di sicurezza: nessun caso di emolisi clinicamente rilevante, assenza di danni renali e nessuna lesione del nervo frenico. La qualità di vita dei pazienti è migliorata significativamente, con i punteggi di valutazione della QoL (Quality of Life) che sono aumentati da 64,1 a 88,1 dopo la procedura, dimostrando un impatto concreto e positivo sulla vita quotidiana dei pazienti trattati.