
Secondo i dati della Società Europea di Cardiologia (SIC), i principali fattori scatenanti di morte in Europa sono le malattie cerebrovascolari e cardiovascolari, e dopo i 65 anni la fibrillazione atriale (FA), che s’identifica come una delle cause principali di ictus: sarebbe la causa del 10% di tutti gli ictus ischemici. Abbiamo intervistato sull’argomento della FA e delle sue conseguenze cerebrovascolari il prof. Pasquale Perrone Filardi che della SIC è presidente.
Professore, la fibrillazione atriale (FA) è una malattia che si identifica con un aumento parossistico del battito cardiaco, in pratica che cosa significa?
«Le Linee Guida del 2020 della Società Europea di Cardiologia per la diagnosi e la gestione della FA la definiscono come una “tachiaritmia sopra-ventricolare con attivazione elettrica atriale non coordinata e conseguente contrazione atriale inefficace.” In pratica, la FA è un’aritmia cardiaca caratterizzata da un battito molto accelerato ed irregolare; l’aumento della frequenza cardiaca comporta una compromissione delle funzioni contrattili del miocardio, con una conseguente diminuzione della gittata cardiaca».
Da che cosa dipende e cosa causa ma soprattutto come si cura?
«Il cuore funziona attraverso l’emissione di impulsi elettrici generati nell’atrio destro che ne stimolano la contrazione. La FA è un’aritmia che deriva dalla attivazione elettrica scoordinata e veloce degli atri cardiaci. Quando l’attivazione elettrica degli atri deriva dalla circolazione continua e caotica dell’impulso lungo la parete atriale, l’atrio non si contrae più in maniera coordinata ma fibrilla.
«La FA si manifesta più frequentemente in quelle situazioni nelle quali è richiesto agli atri di riempirsi di più o di espellere il loro contenuto verso ventricoli con pressioni più alte (per esempio a causa dell’ipertensione arteriosa). In entrambi i casi questo si traduce in un’instabilità elettrica: compaiono battiti prematuri (extrasistoli atriali) e aumenta la probabilità che questi inneschino la fibrillazione atriale. Se queste condizioni di sovraccarico persistono nel tempo, la struttura stessa degli atri si modifica: aumentano di volume e parte della loro parete muscolare viene sostituita da tessuto fibroso, la condizione ideale perché la FA si mantenga, diventando persistente.
«La FA a seconda della persistenza e gravità può essere trattata con la terapia farmacologica anticoagulante, con la cardioversione, l’ablazione o l’installazione di un pacemaker».
L’ultima notizia degna di nota in ordine di tempo in cui si parla di FA secondo Lei qual è?
«La Giornata Mondiale dell’Ictus, che si è svolta lo scorso 29 ottobre 2024. Questa giornata è importate per focalizzare l’attenzione su questo tema e sottolineare cosa è rilevante fare per prevenire l’ictus. Nei prossimi anni, in particolare nei paesi occidentali, a causa del progressivo invecchiamento della popolazione, il numero di pazienti affetti da FA raddoppierà. La rilevanza epidemiologica della FA si associa ad una elevata quota di mortalità e morbilità, con conseguenti ricadute sulla salute del singolo paziente, della collettività e sugli aspetti socioeconomici. Infatti, il riscontro di questa aritmia in circa il 10% di tutti gli ictus ischemici suggerisce fortemente l’opportunità di ricercarla nei soggetti a rischio anche in assenza di sintomi in modo da avere l’opportunità di impostare il più precocemente possibile le strategie terapeutiche/preventive più opportune».
Si legge che una persona su tre con la FA risulta asintomatica?
«È vero, una parte dei pazienti che soffrono di fibrillazione atriale non se ne accorge perché questa condizione a volte non presenta sintomi. La FA asintomatica non è per questo meno pericolosa, ma è più difficile da combattere e più insidiosa».
Quindi come si intercetta il paziente che non sa di essere affetto da FA?
«Con lo screening opportunistico. I vantaggi dello screening opportunistico della FA sono molteplici e comprendono: la prevenzione dell’ictus su base cardio-embolica, l’evoluzione sintomatica dell’aritmia, la prevenzione o la regressione dei fenomeni di rimodellamento elettrico e fibroso dell’atrio, ecc.
«Nei pazienti a rischio elevato, come gli ipertesi, lo screening opportunistico della FA può garantire innegabili vantaggi.
«Le linee guida europee raccomandano lo screening opportunistico con la palpazione del polso nelle persone di età superiore a 65 anni.
«Il progresso tecnologico ha reso disponibili dispositivi di dimensioni contenute, che s’interfacciano con una App dedicata che interpreta il tracciato e conferma la presenza di FA. Questi apparecchi consentono di registrare tracciati da 30’’ con 1 derivazione elettrocardiografiche. In quanto gestiti direttamente dal paziente questi dispositivi offrono una opportunità preziosa per lo screening della FA secondo le indicazioni del medico di riferimento».
Dicevamo che la FA ha un grosso impatto sull’ictus? Ci vuole spiegare in che modo agisce sull’ictus?
«La FA è sicuramente il fattore di rischio più importante per l’ictus. Chi presenta questa aritmia ha una probabilità maggiore circa di 4,7 volte di andare incontro ad ictus grave, in confronto a chi non soffre del disturbo del ritmo. I soggetti ipertesi hanno un rischio più che triplicato rispetto ai normotesi di avere un ictus invalidante.
«La FA e l’ictus sono strettamente correlati perché, negli atri fibrillanti il sangue tende a ristagnare invece di essere espulso dalla normale contrazione. Si creano quindi le condizioni per la formazione di coaguli (trombi) che possono migrare in circolo come emboli. Particolarmente pericolosi sono gli emboli rilasciati dall’atrio sinistro perché possono raggiungere il circolo cerebrale e provocare grossi danni, come l’ictus cerebrale».
L’età, a quanto pare, è uno dei fattori di rischio più frequenti di FA. Gli altri quali sono, in ordine d’importanza?
«L’età è un fattore di rischio rilevante per l’insorgenza della FA, ma non dobbiamo sottovalutare: l’ipertensione arteriosa, il diabete mellito, lo scompenso cardiaco, la malattia renale cronica, l’obesità, la broncopneumopatia cronica ostruttiva, la sindrome delle apnee ostruttive. In questi pazienti le linee guida raccomandano lo screening opportunistico della fibrillazione atriale, associato al corretto stile di vita e alla prevenzione cardiovascolare per ridurre i rischi di andare incontro alla fibrillazione atriale».