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Le nuove linee guida 2025 per la gestione dell’ipertensione arteriosa, pubblicate dall’American Heart Association insieme al College of Cardiology americano, ridefiniscono l’approccio alla prevenzione e al trattamento dell’ipertensione, una condizione che colpisce quasi la metà degli adulti e rappresenta la principale causa di morte nei Paesi occidentali, Stati Uniti in testa, e nel resto del mondo. Il documento, che sostituisce le precedenti raccomandazioni del 2017, mantiene invariati i parametri di riferimento: pressione normale sotto 120/80 mmHg, elevata tra 120-129/80 mmHg, ipertensione di primo grado tra 130-139/80-89 mmHg e di secondo grado superiore a 140/90 mmHg.

L’elemento centrale delle nuove raccomandazioni risiede nell’approccio integrato che combina modifiche dello stile di vita con un intervento farmacologico precoce quando necessario. Per quanto riguarda le abitudini alimentari, le linee guida raccomandano di limitare l’assunzione di sodio a meno di 2.300 mg al giorno (l’equivalente di un cucchiaino: circa 5,75 gr. di sale, che contiene il 40% di sodio) con un obiettivo ideale di 1.500 mg, considerando che la maggior parte del sodio deriva da alimenti confezionati e pasti al ristorante piuttosto che dal sale aggiunto a tavola. Il consumo di alcol dovrebbe essere eliminato o limitato a non più di due drink al giorno per gli uomini e uno per le donne. L’alimentazione raccomandata segue il modello DASH, ricco di verdure, frutta, cereali integrali, legumi, noci e semi, latticini magri, carni magre, pesce e oli non tropicali.

L’attività fisica costituisce un pilastro fondamentale, con la raccomandazione di almeno 75-150 minuti settimanali di esercizio aerobico e/o di resistenza. Il controllo del peso rappresenta un altro elemento chiave, con l’obiettivo di una riduzione di almeno il 5% del peso corporeo negli adulti in sovrappeso o obesi. La gestione dello stress attraverso esercizio fisico, meditazione, controllo della respirazione o yoga completa il quadro degli interventi comportamentali. Il monitoraggio domiciliare della pressione viene fortemente raccomandato per confermare la diagnosi e seguire i progressi terapeutici.

Per chi si trova in prevenzione secondaria, ovvero con precedenti eventi cardiovascolari, le nuove linee guida offrono benefici particolarmente rilevanti. Il documento sottolinea infatti il legame tra ipertensione e declino cognitivo, raccomandando un controllo precoce della pressione con obiettivo sistolico inferiore a 130 mmHg per prevenire deterioramento cognitivo e demenza. L’ipertensione può danneggiare i piccoli vasi cerebrali, collegandosi a problemi di memoria e declino cognitivo a lungo termine. Per questi pazienti, spesso affetti da diabete tipo 2, obesità o malattie renali, può essere necessaria una terapia con più farmaci per raggiungere l’obiettivo di 130/80 mmHg.

Le raccomandazioni farmacologiche includono ACE-inibitori, sartani, calcio-antagonisti a lunga durata d’azione e diuretici come terapie di prima linea. Per l’ipertensione di secondo grado, si mantiene la raccomandazione di iniziare con due farmaci contemporaneamente, preferibilmente in una singola compressa combinata. Una novità interessante riguarda la possibile aggiunta di farmaci GLP-1 per pazienti ipertesi in sovrappeso o obesi.

Il documento dedica particolare attenzione anche alla gestione dell’ipertensione in gravidanza, raccomandando il trattamento quando la pressione sistolica raggiunge 140 mmHg o la diastolica 90 mmHg, con aspirina a basso dosaggio per ridurre il rischio di preeclampsia (ipertensione e presenza di proteine nelle urine durante la gravidanza). Il monitoraggio post-parto viene considerato essenziale, con controlli annuali per le donne con storia di ipertensione gestazionale.

L’approccio proposto dalle nuove linee guida rappresenta un cambio di paradigma verso una medicina più personalizzata e preventiva, che riconosce l’ipertensione non solo come fattore di rischio cardiovascolare ma anche come minaccia per la salute cerebrale e cognitiva, offrendo strumenti più raffinati per la valutazione del rischio e strategie terapeutiche più mirate per migliorare gli esiti a lungo termine dei pazienti.

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