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Un nuovo studio pubblicato a fine aprile su JAMA ha evidenziato preoccupanti disparità nell’utilizzo di semaglutide e tirzepatide, farmaci innovativi per il trattamento dell’obesità, sollevando interrogativi sull’equità dell’accesso alle cure mediche negli Stati Uniti.

La ricerca, condotta da un team guidato dalla Dott.ssa Yuan Lu della Yale School of Medicine, ha analizzato quasi 40 milioni di cartelle cliniche elettroniche di pazienti con obesità, rivelando che soltanto il 2,3% dei pazienti idonei ha ricevuto prescrizioni per questi farmaci tra il 2021 e il 2024.

«Nonostante l’efficacia dimostrata di questi trattamenti, il loro impiego rimane sorprendentemente limitato, con significative variazioni basate su fattori demografici e socioeconomici», ha commentato il Dott. Chungsoo Kim, primo autore dello studio.

I dati mostrano che i pazienti di sesso maschile hanno una probabilità del 60% inferiore di ricevere prescrizioni rispetto alle donne. Anche i pazienti ispanici, asiatici e afroamericani hanno meno probabilità di ricevere prescrizioni rispetto ai pazienti bianchi non ispanici. Le disuguaglianze si estendono anche ai residenti nelle aree rurali, che hanno il 37% di probabilità in meno di ricevere questi farmaci rispetto a chi vive in zone metropolitane.

Particolarmente allarmante è la disparità basata sulla vulnerabilità sociale: i pazienti appartenenti ai quartili più vulnerabili hanno una probabilità del 26% inferiore di ricevere prescrizioni rispetto ai loro omologhi meno vulnerabili.

«Queste differenze, sebbene statisticamente significative, sono relativamente piccole rispetto al problema generale della sottoutilizzazione», sottolinea la Dott.ssa Lu. «Il fatto che solo il 3% dei pazienti idonei abbia ricevuto una prescrizione durante il periodo di studio indica barriere sistemiche più ampie».

I ricercatori attribuiscono la scarsa adozione di questi farmaci a molteplici fattori, tra cui criteri di idoneità restrittivi, copertura assicurativa limitata e considerazioni finanziarie che possono indurre i pazienti a rinunciare al trattamento dopo la prescrizione.

Lo studio evidenzia la necessità di monitorare l’evoluzione delle tendenze prescrittive e di esplorare strategie che garantiscano un accesso equo a queste terapie mentre il panorama delle evidenze scientifiche, delle politiche sanitarie e dei rimborsi continua a evolversi.

I ricercatori notano alcune limitazioni dello studio, tra cui l’esclusione dei dati provenienti da farmacie esclusivamente online e l’impossibilità di determinare l’effettivo stato del trattamento, dato che i dati rappresentavano prescrizioni ordinate piuttosto che quelle effettivamente dispensate.

Con l’aumento dei tassi di obesità negli Stati Uniti e l’emergere di nuove opzioni terapeutiche efficaci, lo studio solleva importanti questioni sulla necessità di politiche sanitarie più inclusive che possano affrontare le disuguaglianze esistenti nell’accesso alle cure per l’obesità.

«Stiamo assistendo a una rivoluzione nel trattamento dell’obesità», conclude la Dott.ssa Lu, «ma i benefici di questa rivoluzione non sono distribuiti equamente nella popolazione. È fondamentale sviluppare interventi mirati per garantire che questi trattamenti raggiungano tutti coloro che potrebbero trarne beneficio, indipendentemente dalla loro posizione geografica, razza, etnia o status socioeconomico».

E in Italia, che situazione stiamo vivendo? A dire di una fonte medica che abbiamo interpellato ma che preferisce restare anonima, solo lo 0,2% ca. della popolazione eligibile sarebbe in terapia con semaglutide o tirzepatide contro l’obesità. Tuttavia la situazione sembra in rapida crescita. I trattamenti che nel 2024 erano “in arrivo” sono ora disponibili, e nuove opzioni terapeutiche hanno completato gli studi clinici avanzati.

La semaglutide al dosaggio di 2,4 mg settimanale (Wegovy®) è ora pienamente disponibile in Italia per il trattamento dell’obesità, dopo la sua approvazione dall’AIFA a fine 2024. I dati di utilizzo nel mondo reale confermano l’efficacia vista negli studi clinici, con una riduzione media del peso corporeo del 15-17%.

La formulazione orale di semaglutide ad alto dosaggio per l’obesità è stata approvata nei primi mesi del 2025 e sta iniziando a essere prescritta in Italia, offrendo un’alternativa non iniettiva per i pazienti che preferiscono evitare le iniezioni.

La tirzepatide (Mounjaro® per il diabete, Zepbound® per l’obesità) è ora disponibile in Italia sia per il trattamento del diabete tipo 2 che dell’obesità. I risultati del suo utilizzo nella pratica clinica confermano i dati notevoli degli studi SURMONT, con cali ponderali medi del 25-27% dopo un anno di trattamento.

Il grande trial sugli esiti cardiovascolari della tirzepatide è ancora in corso, ma i dati preliminari suggeriscono un profilo di sicurezza favorevole e benefici cardiovascolari potenzialmente superiori a quelli della semaglutide.

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