Read Time:2 Minute, 33 Second

Dormire male è un problema che affligge circa un italiano su dieci. Ma quando il cattivo sonno diventa un disturbo da affrontare? E quali sono le strategie più efficaci per migliorare la qualità del riposo notturno? Ne abbiamo parlato con il professor Luigi De Gennaro, Ordinario di Psicobiologia e Direttore del Laboratorio del sonno all’Università La Sapienza di Roma.

«Per parlare di vero disturbo del sonno serve un’osservazione clinica di almeno due settimane», spiega De Gennaro. Non basta infatti una semplice insoddisfazione per il numero di ore dormite o una diminuzione rispetto agli standard raccomandati per diagnosticare un’insonnia. L’esperto sfata anche un mito comune sul cortisolo, spesso chiamato “ormone dello stress”. «Il cortisolo viene erroneamente considerato qualcosa di negativo o un’espressione patologica della risposta da stress, ma non è così», chiarisce il professore. «È una normale e fisiologica risposta dell’organismo, che serve a mobilitare le riserve energetiche, aumentare la frequenza cardiaca e facilitare l’assorbimento di glucosio». Solo quando i livelli rimangono elevati per periodi prolungati, come nei casi di esposizione continua a eventi stressanti, possono causare problemi di salute.

Dormire male non è solo una questione di stanchezza diurna. La ricerca scientifica ha dimostrato che i disturbi del sonno rappresentano un fattore di rischio per patologie cardiovascolari, diabete e persino malattia di Alzheimer. «Una persona con disturbi del sonno ha una probabilità maggiore di sviluppare queste patologie», avverte De Gennaro.

Il primo passo per migliorare la qualità del riposo è modificare comportamenti e credenze errate. Tra i consigli dell’esperto troviamo: evitare di appisolarsi prima di andare a letto, non utilizzare dispositivi elettronici durante i risvegli notturni o appena ci si corica, ridurre il consumo di caffeina, evitare attività sportiva nelle ore serali, mantenere i pasti, specialmente la cena, leggeri e distanti dal momento di coricarsi, non assumere cibi dopo cena ed evitare completamente gli alcolici la sera. Riguardo quest’ultimo punto, De Gennaro sfata un altro mito comune: «Alcune persone considerano l’alcol una sostanza blandamente ipnoinducente, che fa venire sonno. Non considerano però che l’alcol deprime la funzione respiratoria e aumenta i problemi respiratori durante il sonno, favorendo in molti casi le apnee notturne».

L’età gioca un ruolo importante nella qualità del sonno. «Dopo i sessant’anni si verifica un impoverimento del sonno, anche in assenza di disturbi specifici», spiega l’esperto. Le linee guida internazionali, infatti, raccomandano un numero di ore di sonno variabile in base all’età, riconoscendo che il bisogno di riposo cambia e si riduce con il progredire degli anni.

Per quanto riguarda gli approcci farmacologici, De Gennaro sconsiglia di agire direttamente sui livelli di cortisolo: «Non è pensabile agire sui livelli di cortisolo per migliorare la qualità del sonno. Ritengo poco appropriato usare farmaci come il desametasone al solo scopo di ridurre il cortisolo per dormire meglio». Il messaggio principale dell’esperto è chiaro: per affrontare i problemi di sonno è fondamentale concentrarsi sulle cause che ne alterano la qualità, piuttosto che cercare soluzioni rapide ma potenzialmente inefficaci o dannose nel lungo periodo.

Happy
Happy
0 %
Sad
Sad
0 %
Excited
Excited
0 %
Sleepy
Sleepy
0 %
Angry
Angry
0 %
Surprise
Surprise
0 %

Average Rating

5 Star
0%
4 Star
0%
3 Star
0%
2 Star
0%
1 Star
0%

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

AlphaOmega Captcha Classica  –  Enter Security Code
 ⟲    ➴