
Il panorama delle malattie epatiche sta cambiando rapidamente. La malattia nota come malattia del fegato grasso, altrimenti detta steatosi epatica non alcolica, viene ora associata a una disfunzione metabolica e come tale denominata MASLD (metabolic dysfunction–associated steatotic liver disease). Al di là delle definizioni, i dati evidenziano che la MASLD colpisce oltre il 30% della popolazione mondiale con un’incidenza particolarmente elevata tra le persone con diabete di tipo 2 (65%) e con obesità (75%).
Durante un recente congresso a Monaco di Baviera, è stato evidenziato che l’aumento della prevalenza di questa patologia sia da porre in correlazione diretta alla “pandemia di obesità” esplosa negli anni nei paesi industrializzati. La recente ridenominazione della malattia in MASLD e MASH (steatoepatite associata a disfunzione metabolica) mira a sottolineare la natura metabolica di questa condizione patologica e ridurre lo stigma legato al consumo di alcol e alle patologie correlate. Uno dei problemi sul quale occorre fare prevenzione, non a caso è la pancetta: il grasso viscerale che avvolge il ventre restituendo una lieve forma a damigiana. Su cosa sia il grasso viscerale e che pericolo rappresenti per la salute, rimandiamo alla definizione che la professoressa Cristina Cavalletti ha dato in un articolo apparso sulla nostra newsletter. Qui citiamo solo la definizione in grado di sintetizzare il problema da un punto di vista cardiaco. A una “pancia grassa” corrisponde un “cuore grasso” e l’eccesso di grasso nella regione del cuore genera un’azione infiammatoria direttamente sulle pareti delle arterie coronarie e sul muscolo cardiaco stesso.
Tornando alla steatosi epatica associata a disfunzione metabolica, gli esperti raccomandano uno screening mirato per individui a rischio, inclusi pazienti con enzimi epatici elevati senza causa apparente, persone con obesità e ipertensione, e adulti con diabete di tipo 2. Spesso la diagnosi avviene incidentalmente nello studio del medico di famiglia. Oppure viene diagnosticata a seguito di ecografia dell’addome per sospetti calcoli della colecisti. La fibrosi rappresenta una condizione precancerosa e potrebbe diventare la causa più comune di trapianto di fegato nel prossimo decennio, ma la prevenzione è possibile attraverso diagnosi precoce e interventi appropriati.
Un recente studio pubblicato su Cell Metabolism ha valutato un test ematico basato su tre parametri biomarker, che ha mostrato risultati promettenti nel distinguere individui sani da quelli con MASLD e nell’identificare pazienti con MASH.
Per quanto riguarda il trattamento, per i pazienti con fibrosi di stadio F0/F1, gli interventi sullo stile di vita rappresentano la prima linea di difesa. Studi recenti suggeriscono che l’esercizio fisico potrebbe essere più efficace della sola perdita di peso.
L’attività fisica che lo specialista consiglia è di fare almeno un’ora di attività aerobica tutti i giorni della settimana, rispettando il giorno di riposo ma solo se indispensabile. Nel corso di questa attività, per la scelta della quale il paziente è libero di agire secondo le sue inclinazioni (corsa, nuoto, camminata, bici ecc.) c’è l’obbligo di non superare la soglia aerobica, al di sopra della quale l’organismo entra in fase anaerobica e il glicogeno – ovvero l’energia necessaria pe reggere lo sforzo – non viene attinto dalle riserve di adipe, cosa che invece caratterizza l’attività bruciagrassi aerobica, ma si limita al poco o tanto glicogeno, a seconda dell’intensità dello sforzo fisico prodotto, ricavabile dai muscoli, dal fegato e dalle ossa. Il glicogeno è il fornitore più immediato di energia, solo dopo aver superato una certa soglia, il metabolismo attinge dalle riserve di grasso.
Oltre alle modifiche dello stile di vita, i farmaci agonisti del recettore GLP-1, come il semaglutide, sono ora parte della gestione clinica dell’obesità.
Recentemente, il resmetirom, un agonista del recettore beta dell’ormone tiroideo, è diventato il primo farmaco approvato per il MASH negli Stati Uniti all’inizio del 2024, mentre l’approvazione dell’Agenzia Europea dei Medicinali è ancora in attesa.
Nella convention di Berlino è stata sottolineata la necessità di terapie mirate per MASLD/MASH e l’importanza dei biomarcatori nella valutazione della risposta al trattamento e nella categorizzazione dei pazienti.