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Un nuovo studio rivela il ruolo cruciale dei batteri intestinali nello sviluppo dell’obesità pediatrica. Secondo la ricerca pubblicata su «Advances in Nutrition», quasi 340 milioni di bambini e adolescenti sono attualmente sovrappeso o obesi a livello globale. Inizialmente l’obesità si concentrava nei paesi ad alto reddito, ma ora è in aumento anche in paesi a basso e medio reddito. Non a caso, quasi la metà dei bambini sotto i 5 anni sovrappeso oggigiorno risiede in Asia. Il dato che gli esperti invitano a non sottovalutare è che l’obesità giovanile anticipa la comparsa di patologie tipiche dell’età adulta, fra cui diabete di tipo 2, l’ipertensione, l’iperlipidemia, con conseguente precoce esposizione ai principali fattori di rischio noti per le malattie cardiovascolari.

In Italia, stando a recenti stime, il triste primato di sovrappeso e obesità pediatrica è al Sud, segnatamente in Campania. Tra le cause sociali, la povertà diffusa, la mancanza di strutture sportive per vincere la sedentarietà e un livello di istruzione più basso dei genitori. Nel rapporto di Save the Children “Bambini senza. Origini e coordinate della povertà minorili”  che data al 2015 ma che non c’è ragione di ritenere superato vi è, tra le altre cose, un atto di denuncia sull’Italia a due velocità. Accanto a un Nord ampiamente modernizzato di cui l’infanzia recepisce pregi e difetti, al Sud un gran numero di bambini è costretto a confrontarsi quotidianamente con gli effetti devastanti della povertà che caratterizza lo status sociale della loro famiglia. A conti fatti, la povertà viene descritta come mancanza di opportunità che agisce sulle condizioni di salute dei più piccoli. Al Sud i bambini sono più poveri in salute: accanto al dato di una mortalità più alta, spicca la piaga di sovrappeso e obesità.

Tornando allo studio di «Advances in Nutrition», viene spiegato che i bambini obesi presentano comunità batteriche meno diversificate, con meno batteri benefici e più batteri associati a infiammazione. I ricercatori hanno scoperto che squilibri nel microbiota possono favorire l’accumulo di peso attraverso meccanismi come: alterata produzione di acidi grassi, modifiche nel metabolismo energetico e aumento dell’infiammazione.

Oltre a un aumento significativo del rischio di malattie cardiovascolari e di diabete di tipo 2, le conseguenze del microbiota “malato” sfociano, nella vita adulta, nella malattia epatica non alcolica e in alcuni tipi di cancro. Lo studio evidenzia come l’obesità infantile stia diventando un problema globale con implicazioni serie per la salute futura. Di contro, le strategie promettenti per contrastare questo fenomeno includono: una dieta equilibrata ricca di fibre, l’esercizio fisco regolare, l’utilizzo di probiotici, il possibile trapianto di microbiota.

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