
Si dice che una cosa corretta da farsi prima di esprimere un giudizio su qualcuno sia provare a mettersi nei suoi panni. Solo calandosi nella realtà che lui sta vivendo si possono capire i condizionamenti con i quali deve confrontarsi. Il contesto è sempre maestro di vita anche se per comodità oppure per faciloneria o per malafede non lo indaghiamo per quello che merita, cioè fino in fondo. Conoscere come si destruttura e ricompone la realtà che c’è dietro a una data condizione è un atteggiamento mentale che andrebbe sempre perseguito. O, più semplicemente, che non andrebbe mai ignorato, specie quando si tratta della condizione di “fragilità” di chi è affetto da una malattia cronica. Da questa idea di condivisione empatica prende le mosse il progetto “Empatia, un giorno con il diabete” che vedrà il coinvolgimento di persone ‘sane’ le quali, per una giornata, dovranno “mettersi nei panni” di una persona con diabete, tenendo monitorata la glicemia. Durante questa giornata, ai partecipanti sarà richiesto di raccontare l’esperienza restituendo il proprio percepito a livello emotivo e funzionale. I dati raccolti saranno poi analizzati con l’obiettivo di condividere evidenze strutturate con l’opinione pubblica, gli operatori sanitari e le istituzioni.
«Siamo orgogliosi e felici dell’avvio di questo progetto nato non solo per sensibilizzare, ma anche per promuovere una maggiore consapevolezza su un tema così importante come il benessere psicologico ed emotivo delle persone con diabete, attraverso la testimonianza di persone che non hanno la malattia, ma che avranno la possibilità di sperimentare la quotidianità di chi ce l’ha –sostiene Marcello Grussu, vicepresidente dell’associazione Diabete Italia, la cui dichiarazione è presente nella cartella stampa dell’evento, datata 28 ottobre 2024 – Il malessere che può insorgere dopo una diagnosi difficile come quella di diabete non può e non deve essere ignorato, soprattutto per le conseguenze più profonde che può avere sulla persona».
In questa prima edizione gli organizzatori cercano i “soggetti empatici” nel contesto aziendale. Contesto che, se coincidesse con gli organizzatori dell’evento, sarebbe un pescaggio fra i dipendenti di Personalive, una società di marketing, della casa farmaceutica Roche e dell’associazione Diabete Italia. Un modo «per promuovere una maggiore consapevolezza e inclusione sociale presso i [propri] dipendenti aziendali»? come ribadiscono gli organizzatori in una mail che abbiamo intercettato, oppure la maniera di reperire senza troppa “spesa” gente disposta a “fingersi” diabetici per un giorno, come viene il sospetto che sia? Differenze irrilevanti, visto che da questo confronto le persone con diabete dovrebbero comunque sentirsi meno sole e sentirsi spronate a superare quelle barriere che ancora oggi limitano la loro qualità di vita, è il parere degli organizzatori. Difatti, ecco come commenta l’iniziativa il CEO di Personalive, Andrea Boaretto: «Questo progetto rappresenta un vero cambio di paradigma perché vuole invitare a riflettere in prima persona sulle difficoltà legate alla gestione del diabete. L’obiettivo è creare una maggior comprensione ed empatia verso chi vive quotidianamente con una malattia cronica, che non concede pause. Attraverso le esperienze e le testimonianze raccolte durante la giornata e documentate con un questionario, daremo voce a ciò che spesso viene espresso solo a parole.
Ma che cosa s’indaga? Il vissuto della malattia diabetica nei suoi vari aspetti. Secondo l’lnternational Diabetes Federation (IDF) il 28 per cento delle persone con diabete ha difficoltà a mantenere un atteggiamento positivo nei confronti della propria condizione, il 63 per cento afferma che la paura di sviluppare complicanze influisce negativamente sul proprio benessere e il 36 per cento sperimenta ansia a causa della malattia. Infatti, risulta che una persona su quattro con diabete di tipo 1 e una su cinque con diabete di tipo 2 soffre di stress e ansia, che possono portare a depressione, burnout e a un rapporto complicato con il cibo e con i farmaci, soprattutto con l’insulina, che si traduce in quasi 1 milione di persone colpite in Italia; tuttavia, quasi la metà di questi casi non viene individuata.
Un aiuto concreto può venire dalla tecnologia. Oggi la tecnologia offre diverse soluzioni per semplificare e migliorare la gestione della patologia; i sistemi per il monitoraggio in continuo del glucosio possono consentire alle persone con diabete di convivere con maggiore serenità con la propria condizione, coinvolgendole attivamente nella gestione e nella prevenzione delle complicanze e favorendo così l’aderenza terapeutica e una migliore personalizzazione della cura.