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L’Italia si trova di fronte a una sfida sanitaria senza precedenti che tocca direttamente il cuore della questione cardiovascolare: più del 40% della popolazione italiana è affetta da almeno una patologia cronica, con percentuali che superano l’85% tra gli over 74. Questi numeri, emersi durante l’importante convegno romano “La gestione del paziente cronico nel territorio: prevenzione, innovazione e sostenibilità” del 7 maggio 2025, delineano uno scenario in cui le cure cardiovascolari diventano il banco di prova della tenuta del nostro sistema sanitario nazionale.

La mancata aderenza alle terapie nelle patologie croniche genera fino a 2 miliardi di euro di costi sanitari aggiuntivi ogni anno, ma dietro questi numeri si nasconde una realtà ancora più drammatica: oltre 47.000 decessi evitabili in Italia per patologie cardiovascolari. Francesco Saverio Mennini, Capo Dipartimento della programmazione del Ministero della Salute, ha sottolineato come il costo umano superi quello economico, evidenziando peggioramento degli esiti, diseguaglianze e aumento dei ricoveri evitabili che caratterizzano l’attuale panorama sanitario italiano.

I dati OSMED rivelano una situazione allarmante per quanto riguarda l’aderenza terapeutica cardiovascolare: fino al 50% dei pazienti cronici non segue correttamente le terapie, con tassi che precipitano al 43% per i dislipidemici e poco sopra il 50% per antipertensivi e anticoagulanti. Questa scarsa aderenza comporta un aumento dei ricoveri ospedalieri tra il 30% e il 50%, traducendosi in un costo di oltre un miliardo di euro in farmaci prescritti ma non utilizzati. Le società scientifiche intervenute al convegno hanno definito l’aderenza terapeutica il vero termometro della qualità del Servizio Sanitario Nazionale, sottolineando come non si tratti di una responsabilità del paziente, ma dell’esito diretto dell’organizzazione delle cure.

Il Ministero della Salute sta lavorando a un modello predittivo di presa in carico che tracci in modo strutturato l’effettiva adesione del paziente al trattamento, integrando dati clinici, prescrittivi e di outcome. Questo approccio innovativo punta a spostare il focus dalla spesa alla salute generata, premiando chi lavora concretamente per migliorare l’aderenza terapeutica. L’obiettivo è ambizioso: studi recenti stimano che per ogni aumento del 10% dell’aderenza terapeutica si potrebbe ottenere una riduzione sino al 9% dei costi sanitari annuali totali.

La digitalizzazione emerge come strumento strategico per la gestione delle cronicità cardiovascolari, ma i numeri evidenziano ancora forti resistenze: solo il 43% dei medici di medicina generale utilizza regolarmente strumenti di telemedicina, mentre la tele-visita rimane un evento occasionale per il 25% degli operatori. Alice Borghini di AGENAS ha annunciato che l’ecosistema dei dati sanitari, operativo dal 2026, raccoglierà anche le informazioni provenienti dalla telemedicina, consentendo finalmente una visione sistemica e interoperabile della presa in carico del paziente cardiovascolare.

La vera sfida, secondo gli esperti riuniti a Roma, è organizzativa e culturale: superare il modello “a silos” tra ospedale e territorio per promuovere un’integrazione efficace tra medicina specialistica e generale. Le società scientifiche ANMCO, SIC, FADOI e AMD hanno ribadito la necessità di un approccio che coniughi educazione terapeutica, modelli organizzativi condivisi e strumenti digitali interoperabili, con l’obiettivo di costruire una sanità che non si limiti a curare, ma che accompagni davvero i pazienti nella gestione della loro cronicità cardiovascolare.

Il coinvolgimento attivo del paziente rappresenta l’elemento chiave per il successo delle nuove strategie terapeutiche. Come evidenziato dalla Professoressa Cristina Masella del Politecnico di Milano, un sistema sanitario digitale e integrato può migliorare significativamente la prossimità al paziente e la presa in cura delle cronicità, sottolineando il ruolo fondamentale dell’innovazione tecnologica nella riorganizzazione dell’assistenza cardiovascolare. L’empowerment di tutti gli attori del sistema sanitario – specialisti, medici di medicina generale, infermieri, farmacisti e rappresentanti delle organizzazioni dei pazienti – diventa quindi prerequisito indispensabile per affrontare efficacemente la crescente incidenza delle patologie cardiovascolari croniche in una popolazione che invecchia rapidamente.

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