Il latte materno è il miglior nutrimento possibile per ogni neonato e tale pratica viene incentivata il più possibile in ogni parte del mondo per i benefici che ne derivano per mamma e bambino. Molto ancora si può e si deve fare per favorire l’allattamento esclusivo al seno. In Italia secondo il Sistema Nazionale di Sorveglianza Bambini 0-2 al quale hanno aderito Piemonte, Valle d’Aosta, Provincia Autonoma (PA) di Trento, Marche, Lazio, Campania, Puglia, Calabria, Basilicata, Sicilia, Sardegna, e Toscana nelle ultime rilevazioni del 2019 i bambini allattati in maniera esclusiva a 4-5 mesi di età compiuta sono meno di un quarto (23,6%). Analizzando il prolungamento dell’allattamento, la prevalenza di bambini che assume latte materno a 12-15 mesi d’età risulta pari al 31,3%. Risultano, infine, non essere mai stati allattati l’11,7% dei bambini nella fascia d’età coperta dalla Sorveglianza. La percentuale di bambini allattati in maniera esclusiva nella fascia d’età 4-5 mesi, varia tra il 16,6% in Campania e il 44,7% nella PA di Trento. Prevalenze più basse si rilevano nelle regioni del Sud.  Le prevalenze di bambini che assumono latte materno nella fascia d’età 12-15 mesi variano tra il 22,4% in Campania e il 40,8% in Piemonte, con valori che tendono a decrescere dalle regioni del Nord a quelle del Centro e del Sud. I bambini che risultano non essere mai stati allattati variano tra il 5,0% nelle Marche e il 18,4% in Sicilia, quote alte rispetto all’atteso e tendenzialmente più elevate nelle regioni del Sud. Il latte materno è sempre pronto, alla giusta temperatura e varia adattandosi per rispondere ai bisogni del bambino. Non c’è bisogno di altri alimenti o bevande fino a sei mesi compiuti. L’allattamento aiuta il piccolo a crescere e svilupparsi in modo fisiologico e mantiene il suo valore nel tempo. Uno studio recente, ha evidenziato che l’allattamento al seno si ripercuote in maniera molto positiva anche sulla salute cardiovascolare della mamma.
Secondo lo studio pubblicato sulla rivista «Journal of the American Heart Association» le donne che allattano corrono minor rischio di sviluppare malattie cardiache e di morirne o di patire un ictus. Gli autori dello studio hanno effettuato una selezione sistematica su PubMed e Web of Science e hanno individuato 8 studi condotti fra il 1986 e il 2009 in diversi paesi del mondo quali Australia, Cina, Norvegia, Giappone e Stati Uniti arrivando ad analizzare i dati relativi a quasi 1,2 milioni di donne. Gli studiosi in particolare si sono focalizzati sulla salute cardiovascolare dopo 10 anni, in media, dall’aver allattato o meno la prole. Di tutte le donne prese in considerazione circa l’82%, pari a circa 983 mila donne, hanno allattato i loro piccoli al seno, con durata media ponderata di 15,6 mesi.
Si è visto che le donne che avevano allattato al seno almeno una volta nella vita avevano un rischio dell’11% più basso di sviluppare malattie cardiache, il 14% in meno di probabilità di soffrire di malattia coronarica e un 12% di probabilità in meno di avere un ictus rispetto alle donne che non avevano allattato mai.  Le donne che hanno allattato al seno hanno visto calare del 17% il rischio di morire a causa di malattie cardiovascolari. 
Dallo studio, purtroppo, non si è riusciti ad evincere quanto a lungo si dovrebbe allattare per i maggiori benefici sul lungo termine.
D’altra parte, già uno studio condotto qualche anno fa presso l’Università di Pittsburgh aveva testimoniato i vantaggi dell’allattamento al seno per la salute cardiovascolare delle donne: in questo studio erano state coinvolte 678 donne reclutate in oltre 52 cliniche del Michigan tra il 1998 e il 2004, tutte in stato interessante al momento dell’arruolamento. Queste donne sono state suddivise in tre gruppi. Gruppo 1 delle donne che non hanno mai allattato al seno (157 donne), gruppo 2 delle donne che hanno allattato al seno per meno di sei mesi per gravidanza (284 donne) e gruppo 3 delle che hanno allattato per sei mesi o più per gravidanza (133 donne). In base a questa suddivisione gli autori del lavoro di ricerca hanno rivalutato la salute di queste donne mediamente dopo 11 anni dalla gravidanza.
Dall’analisi si è visto che le donne che hanno allattato più a lungo erano più in là con gli anni, avevano un indice di massa corporea più basso e uno status socioeconomico più elevato. Le donne che non hanno sofferto di ipertensione in gravidanza e che hanno allattato per 6 mesi o più, al follow up hanno evidenziato livelli significativamente più alti di HDL, il cosiddetto colesterolo buono, un fattore spesso associato a un minor rischio di sviluppo di malattia coronarica, una trigliceridemia più bassa, e uno spessore dell’arteria carotide più sano rispetto a quante non avevano mai allattato al seno. Queste evidenze suggeriscono che le donne possono ridurre il rischio di sviluppare malattie cardiache con l’allattamento al seno per almeno sei mesi per gravidanza. Molto probabilmente quando si allatta aumenta l’espressione dell’ossitocina, che può concorrere al mantenimento della corretta pressione arteriosa. Tale beneficio, però, è stato evidenziato solo per le donne normotese in gravidanza e non per quelle ipertese durante i 9 mesi di gravidanza.

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