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Secondo i dati a nostra disposizione, in Italia poco più della metà degli abitanti (54%) ritiene di non essere esposto al rischio cardiovascolare, quando invece quest’ultimo rappresenta la prima causa di decesso nel nostro Paese, con l’infarto del miocardio prima causa di morte per donne e uomini sopra i 65 anni. Solo un italiano su due ha dichiarato di fare “qualcosa” per la prevenzione cardiovascolare (e solo 1 su 10 ritiene di fare “molto”), concentrandosi sull’alimentazione (50%), sul movimento e sull’attività fisica (39%). A effettuare controlli ed esami medici regolari è il 18% e solo l’11% dichiara d’impegnarsi per ridurre il vizio del fumo. Mettere in atto azioni di prevenzione agli italiani risulta difficile, perché implicano una modifica nello stile di vita non facile da mettere in pratica, perché vi è una scarsa percezione del rischio, una mancanza di conoscenza su come fare prevenzione e anche perché vi è uno scarso supporto da parte del personale medico.  Ogni persona ha un rischio di sviluppare una malattia cardiovascolare in un certo lasso temporale che dipende dalle caratteristiche genetiche, da eventuali altre malattie, dallo stile di vita, dall’alimentazione, dallo stress. In altre parole, la malattia dipende dai fattori di rischio propri di ognuno di noi; alcuni sono modificabili altri invece non lo sono. I modificatori del rischio sono definiti come fattori o condizioni che sono in grado di modificare la situazione cardiocircolatoria di ogni persona contribuendo ad aumentare o diminuire le possibilità di sviluppare condizioni come l’infarto del miocardio o l’ictus cerebrale. Questi modificatori sono in grado di intervenire per esempio  sulla componente ereditaria o sulle calcificazioni eventualmente presenti sulla parete interna delle carotidi.

Il recente studio CVRISK-IT mira proprio a valutare, in maniera sistematica e su un ampio campione, il rischio cardiovascolare globale tenendo conto di alcuni importanti fattori modificatori di tale rischio. Nello specifico i modificatori considerati sono la componente ereditaria del rischio (valutata mediante i “polygenic risk scores”), la quantità di calcio nelle coronarie (identificata tramite un’AngioTAC senza mezzo di contrasto) e analisi della parete carotidea avvalendosi di ecografia doppler. Gli attuali modelli algoritmici di previsione, invece, si basano su fattori individuali come età, sesso, abitudine al fumo, valori pressori e colesterolo. Questi indicatori da soli, non riescono a individuare con chiarezza il pericolo cardiovascolare, seppur presente, ma non ancora chiaramente pronunciato. L’identificazione di fattori modificatori di rischio, come si propone di fare lo studio CVRISK-IT, potrebbe introdurre ulteriori preziosi elementi di stima, anche se l’effettivo beneficio del loro ingresso nella pratica valutativa non è ancora confortato da informazioni definitive. Lo studio è un trial clinico randomizzato e controllato che prevede di arruolare 30.000 individui sani, di età compresa tra i 40 e gli 80 anni, senza precedenti di malattie cardiovascolari o diabete di tipo 2. L’arruolamento dei partecipanti inizierà nel 2025 e avverrà principalmente attraverso i 17 IRCCS della Rete cardiologica (Hub) e una rete estesa di istituzioni, centri di assistenza primaria, agenzie governative e organizzazioni di volontariato (Spoke). Nella prima fase dello studio, tutti i partecipanti saranno valutati utilizzando dei modelli di rischio cardiovascolare predefiniti (SCORE2 e SCORE2-OP). Dopo la rivalutazione a 12 mesi, i soggetti con rischio basso o moderato saranno randomizzati per la valutazione dei modificatori del rischio cardiovascolare e per ricevere consulenze personalizzate basate sul profilo di rischio, inclusi suggerimenti su stili di vita sani e, se necessario, interventi farmacologici. La durata prevista dello studio è di circa 4 anni, con un follow-up a lungo termine per monitorare l’efficacia delle strategie di prevenzione adottate.

L’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri è leader del progetto per la parte relativa alle strategie di arruolamento della popolazione e al coordinamento della Fase 1. A detta degli esperti del Mario Negri, gli stili di vita salutari rappresentano l’arma più efficace per contrastare l’insorgenza e la progressione delle malattie cardiovascolari. Ragione per cui bisognerebbe abolire il fumo, ricordano. Segnatamente, non fumare ed evitare il consumo di qualsiasi prodotto contenente tabacco e nicotina nonché l’esposizione al fumo passivo.

Seguire una dieta sana ed equilibrata come la dieta Mediterranea, che prevede il consumo di frutta e verdura (4-5 porzioni al giorno), cereali integrali e frutta secca, con un consumo settimanale di pesce e legumi (2-3 volte a settimana). Privilegiare gli oli vegetali, in particolare l’olio extra-vergine di oliva, limitando il consumo di grassi di origine animale (burro, lardo, panna). È buona abitudine limitare l’assunzione di insaccati, cibi ultra-processati e dolci per il loro alto contenuto in sale e zuccheri.

Svolgere attività fisica regolare (almeno 30 minuti per 5-7 volte alla settimana). Un’attività fisica continuativa aiuta non solo a prevenire le malattie cardiovascolari ma anche a tenere sotto controllo i principali fattori di rischio come ipertensione, dislipidemia, diabete, sovrappeso e obesità. Anche chi non pratica uno sport ben preciso si può mantenere attivo camminando, andando in bicicletta o salendo e scendendo le scale invece di prendere l’ascensore.

Eseguire controlli regolari della salute soprattutto se sono presenti fattori di rischio cardiovascolare come ipertensione, dislipidemia o diabete mellito.

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