
Le malattie cardiovascolari uccidono più di qualsiasi altra patologia: oltre 18 milioni di persone ogni anno nel mondo, pari al 30% di tutta la mortalità globale, l’85% delle quali per infarto o ictus. Eppure, accanto ai fattori di rischio classici — sedentarietà, fumo, alimentazione scorretta — ne esiste uno che spesso passa sotto traccia, difficile da quantificare e ancor più difficile da combattere: la scarsa aderenza terapeutica.
La terapia che non si prende non può funzionare
Ipertensione, ipercolesterolemia, diabete: sono i tre pilastri del rischio cardiovascolare, e tutti e tre si controllano — o almeno si dovrebbero controllare — con farmaci da assumere ogni giorno, con costanza, spesso per tutta la vita. Il problema è che buona parte dei pazienti non lo fa. In Italia, secondo il Rapporto OsMed 2024, il 50% dei pazienti non segue correttamente le prescrizioni mediche, con una tendenza in lieve peggioramento rispetto all’anno precedente (+2% rispetto al 2023).
Le conseguenze di questo fenomeno non sono astratte. La mancata aderenza alle terapie si traduce in un aumento degli eventi acuti, in più ricoveri ospedalieri, in una progressione più rapida delle disabilità. E in decessi evitabili: si stima che in Europa un miglioramento sistematico dell’aderenza terapeutica potrebbe salvare circa 200 mila vite ogni anno. Sul piano economico, seguire correttamente le terapie prescritte contribuirebbe a ridurre la spesa sanitaria complessiva di circa 125 miliardi di euro.
Un problema complesso, che richiede risposte di sistema
Le ragioni per cui un paziente smette di prendere i farmaci sono molteplici e spesso si sovrappongono: la complessità degli schemi terapeutici, gli effetti collaterali percepiti o temuti, la fatica di mantenere abitudini rigide nel lungo periodo, ma anche la sottovalutazione del rischio quando i sintomi non si avvertono — com’è tipico nell’ipertensione o nell’ipercolesterolemia.
Affrontare questo problema richiede un cambio di prospettiva: l’aderenza terapeutica non è solo una questione di responsabilità individuale del paziente, ma una sfida collettiva che chiama in causa medici, farmacisti, associazioni di pazienti, istituzioni sanitarie e aziende farmaceutiche. Solo un approccio integrato, capace di agire su più livelli — dalla relazione medico-paziente alla comunicazione pubblica — può produrre un cambiamento duraturo.
La tecnologia e la comunicazione come alleate
Negli ultimi anni, la digitalizzazione ha aperto nuove possibilità per supportare i pazienti nel seguire le terapie: app di promemoria, sistemi di monitoraggio da remoto, piattaforme di telemedicina. Ma altrettanto importante è il ruolo della comunicazione tradizionale, capace di raggiungere fasce di popolazione meno digitalizzate o più vulnerabili. Campagne televisive e radiofoniche, materiali informativi distribuiti nelle farmacie e negli ambulatori, incontri con le associazioni di pazienti: strumenti apparentemente semplici, ma di comprovata efficacia se ben costruiti e capillarmente diffusi.
L’impegno di Servier: da oltre un decennio in prima linea
In questo scenario, il Gruppo Servier in Italia porta avanti da oltre dieci anni un impegno concreto sul fronte dell’aderenza terapeutica nelle malattie cardiometaboliche. In occasione della Giornata Mondiale dell’Aderenza Terapeutica — promossa dalla World Heart Federation e celebrata il 27 marzo — questo impegno si è tradotto in due iniziative complementari.
La prima è il contest “Aderire per Vincere – Insieme per lasciare il segno”, giunto alla sua seconda edizione, che premia i migliori progetti delle Associazioni di Pazienti volti a sensibilizzare sull’importanza dell’aderenza nelle malattie cardiometaboliche. I vincitori di questa edizione sono l’Associazione CardioTrapiantati Italiani sez. Roma APS (voto popolare) e l’Associazione CardioSalus APS (giuria tecnica). Il progetto gode del patrocinio di Fondazione Italiana per il Cuore (FIPC), Conacuore, SIC, SIMI, ARCA, SIIA e SIPREC.
La seconda è la campagna sociale “Prendi a cuore la tua salute: Aderire alle Terapie Salva la Vita”, realizzata in collaborazione con Fondazione Pubblicità Progresso, che torna on-air sulle principali emittenti televisive nazionali — RAI, TV San Marino, Warner Bros. Discovery, SKY e Mediaset — e debutta quest’anno anche in radio, per ampliare ulteriormente la platea raggiunta. La campagna è sostenuta da un ampio fronte di società scientifiche e federazioni professionali.
«Il contributo di un’azienda farmaceutica, oggi, non si misura solo attraverso l’innovazione delle sue molecole, ma anche dal valore che genera per la società e per la qualità di vita delle persone», ha dichiarato Emilio Gagliardi, Presidente del Gruppo Servier in Italia. «Migliorare l’aderenza terapeutica richiede un impegno condiviso da parte di tutti gli attori del sistema salute. Solo insieme possiamo lasciare il segno.»
Per maggiori informazioni: alcuoredelladerenza.it | www.servier.it