
Mentre in Italia il numero di anziani continua a crescere, aumenta anche l’attenzione verso un fenomeno spesso sottovalutato ma di grande impatto sulla qualità della vita: la fragilità. Questa condizione, che colpisce circa il 15% degli over 65 e il 30% degli over 80, rappresenta una vulnerabilità dell’organismo che lo rende meno capace di adattarsi e reagire efficacemente a eventi stressanti, dalle semplici infezioni agli interventi chirurgici.
La buona notizia, però, è che la fragilità non è affatto una conseguenza inevitabile dell’invecchiamento. È quanto emerge dall’iniziativa “frAgilità al Centro”, un progetto pionieristico promosso dalla Fondazione Longevitas che il 17 maggio coinvolgerà sei centri di aggregazione per anziani nelle province lombarde di Monza e Brianza, Como e Brescia.
«È importante che la fragilità non sia considerata una condizione scontata e naturale conseguenza dell’avanzare dell’età: è al contrario una problematica che può essere prevenuta efficacemente, nell’ottica di una società longeva che sappia aggiungere agli anni una buona qualità della vita», spiega Eleonora Selvi, Presidente della Fondazione Longevitas.
Ma come si previene concretamente la fragilità? Gli esperti hanno identificato cinque aree chiave sulle quali intervenire per un invecchiamento più sano e attivo.
L’attività fisica regolare rappresenta il primo pilastro fondamentale. Il programma Vivifrail, sviluppato appositamente per gli anziani, propone esercizi semplici ma efficaci per aumentare la forza muscolare e migliorare l’equilibrio. Basta sollevare bottigliette d’acqua, camminare su una linea immaginaria o praticare specifici movimenti almeno tre volte alla settimana. A questo va abbinata una passeggiata, preferibilmente in compagnia e all’aria aperta, almeno due volte a settimana.
Non meno importante è l’allenamento della mente. Leggere quotidianamente, risolvere giochi di logica, imparare cose nuove o semplicemente utilizzare la tecnologia per rimanere in contatto con amici e familiari sono attività che stimolano il cervello e contribuiscono a prevenire il declino cognitivo, migliorando memoria e attenzione.
Il terzo elemento cruciale riguarda l’alimentazione. La dieta mediterranea, ricca di frutta, verdura, cereali integrali, pesce e olio extravergine d’oliva, si conferma un modello ideale. Gli esperti raccomandano di garantire un adeguato apporto proteico, con almeno 1-1,2 grammi di proteine per chilogrammo di peso corporeo ideale al giorno. Particolare attenzione va data all’assunzione di aminoacidi essenziali (EAA) come Leucina, Isoleucina e Valina, oltre ad alcuni non essenziali (NEAA), fondamentali per migliorare la forza e la massa muscolare. Questi nutrienti sono presenti nel latte o in specifici supplementi nutrizionali. Anche l’integrazione di Omega-3 e Vitamina D risulta essenziale per la salute muscolare e ossea, senza dimenticare l’importanza di una corretta idratazione.
Con l’avanzare dell’età, vista e udito possono indebolirsi, rendendo più difficile la comunicazione e aumentando il rischio di cadute. Controlli regolari e l’utilizzo di ausili come occhiali o apparecchi acustici possono fare una grande differenza nella qualità della vita quotidiana e nell’autonomia personale.
Non va sottovalutato l’impatto della socializzazione sul benessere mentale. Vivere in relazione con gli altri riduce lo stress e combatte la solitudine e la depressione, fattori di rischio per il declino fisico e cognitivo. Partecipare a corsi di gruppo, dedicarsi al volontariato o semplicemente trascorrere del tempo con familiari e amici sono attività che favoriscono il benessere psicofisico.
Infine, le vaccinazioni rappresentano uno scudo protettivo fondamentale. Con l’invecchiamento, il sistema immunitario diventa meno efficiente, rendendo gli anziani più vulnerabili alle infezioni. La vaccinazione annuale anti-influenzale e anti-COVID19, insieme a quella anti-pneumococcica e contro l’Herpes Zoster (Fuoco di Sant’Antonio), costituiscono una protezione essenziale contro malattie che possono avere conseguenze particolarmente gravi negli anziani.
L’iniziativa “frAgilità al Centro” non si limita a promuovere queste buone pratiche, ma offre anche screening gratuiti per individuare eventuali condizioni di fragilità attraverso una valutazione multidimensionale geriatrica. «Si tratta di un primo esperimento, proposto in Lombardia e in Italia, con l’obiettivo di sensibilizzare l’opinione pubblica e diffondere informazioni corrette sul tema della fragilità», spiega il Professor Giuseppe Bellelli, Direttore della Scuola di Specializzazione di Gerontologia e Geriatria all’Università di Milano-Bicocca.
«Lo scenario che abbiamo di fronte è caratterizzato da un aumento delle fragilità. In Lombardia la percentuale degli anziani sul totale della popolazione è in costante crescita: più di 3 milioni di lombardi vivono in una condizione di cronicità, mentre sono 672mila i cittadini con una limitata autosufficienza», sottolinea Federico Romani, Presidente del Consiglio regionale della Lombardia. «Mettere la fragilità al centro significa creare sinergie, mettere in rete energie, idee, competenze e risorse e, soprattutto, considerare la prevenzione come l’asset principale del welfare lombardo».
Se l’esperimento del 17 maggio darà i risultati sperati, l’intenzione è di trasformarlo in un appuntamento annuale, estendendolo anche ad altre città italiane. Un’iniziativa che potrebbe rappresentare un modello per affrontare una delle sfide più importanti del nostro tempo: garantire non solo anni alla vita, ma vita agli anni.