
Dal primo gennaio 2025, circa 4 milioni di pazienti diabetici in Italia rischiano di vedere compromesso l’accesso all’esame dei fundus oculi, un esame essenziale per la prevenzione della retinopatia diabetica, ancora oggi prima causa di cecità in età lavorativa a livello mondiale.
La situazione è particolarmente critica perché, come sottolineato in una lettera congiunta firmata da AMD (Associazione Medici Diabetologi), AME (Associazione Medici Endocrinologi), SID (Società Italiana Diabetologia) e SIE (Società Italiana Endocrinologia), l’unica alternativa rimarrebbe l’accesso attraverso la “prima visita oculistica complessiva”, con il rischio concreto di un allungamento insostenibile delle liste d’attesa.
«Siamo preoccupati da questa fuoriuscita della visita al fondo dell’occhio dai LEA, che rappresenta una pericolosa battuta d’arresto con inevitabili ripercussioni sui pazienti – ha dichiarato in un comunicato stampa Emilio Augusto Benini, Presidente FAND (Associazione Italiana Diabetici) – Nel corso degli anni si sono registrati numeri in diminuzione relativamente alla retinopatia diabetica, grazie al buon controllo glicemico e alla prevenzione svolta dagli oculisti. Ora questo importante baluardo è a rischio».
Un aspetto cruciale della questione riguarda la proposta di sostituire l’esame del fundus con la fotografia della retina (fluorangiografia). Tuttavia, gli esperti precisano che si tratta di due esami molto diversi: la fluorangiografia è un esame invasivo, indicato solo dopo una diagnosi di retinopatia, e non può sostituire le visite di controllo routinarie necessarie per la prevenzione.
Dal punto di vista scientifico la fluoroangiografia è un esame invasivo che viene prescritto solo successivamente alla visita del fondo dell’occhio. È un esame adatto a chi ha già una diagnosi di retinopatia e, soprattutto, non è l’esame adeguato, vista anche la sua invasività, alla gran parte dell’attività di prevenzione, ovvero a tutte le visite di controllo successive alla prima a cui una persona con diabete deve sottoporsi almeno una volta l’anno (se non di più). La fluorangiografia è un esame necessario quando c’è già una diagnosi di retinopatia. Inoltre, ad oggi i LEA prevedono la visita al fondo dell’occhio solo relativamente alla prima visita, e non più (a differenza di quanto avveniva prima) per le visite successive alla prima / visite di controllo.
«Questa malaugurata scelta di eliminare l’esame del fundus dai LEA – ha aggiunto nel comunicato di cui sopra Manuela Bertaggia, Vice Presidente FAND – non potrà che tradursi nei prossimi anni in un forte aumento di complicanze oculistiche per i pazienti con diabete, con pesanti ripercussioni anche sulla sostenibilità del Sistema Sanitario».
Le associazioni hanno già avviato un’interlocuzione con le istituzioni, inoltrando una richiesta formale di revisione della decisione. Nel frattempo, si sta cercando una soluzione transitoria per garantire la continuità assistenziale ai pazienti diabetici, in attesa di un auspicato ripristino dell’esame tra le prestazioni coperte dai LEA.
La procedura standard dell’esame dei fundus prevede che il medico dilati le pupille del paziente con un collirio apposito. Dopo circa 15-20 minuti, quando le pupille sono sufficientemente dilatate, procede all’esame. Utilizzando uno strumento chiamato oftalmoscopio (diretto o indiretto), il medico illumina e osserva l’interno dell’occhio attraverso la pupilla dilatata. Durante l’esame, viene chiesto al paziente di guardare in diverse direzioni per permettere l’osservazione di tutte le aree della retina. È un esame fondamentale per i pazienti diabetici perché permette di identificare precocemente segni di retinopatia diabetica come: microaneurismi, emorragie retiniche, essudati e alterazioni dei vasi sanguigni. Va sottolineato che questo esame è diverso dalla fluorangiografia, che è invece una procedura più invasiva che richiede l’iniezione di un mezzo di contrasto.