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N. 1/2 gennaio/febbraio 2013

Prof. Dr. Italo Richichi
Dirigente di Cardiologia
Docente di Riabilitazione Malattie Cardiache
Via Achille Savoia, 9 27100 Pavia
Tel e Fax 0382 578560

Cari lettori, perché questo servizio sia ancora più utile e riesca a fornire pareri cardiologici più orientati, vi chiediamo gentilmente di aggiungere ai vostri quesiti alcuni parametri essenziali: età, sesso, peso ed eventuali patologie importanti (pregresse o in corso). Mantenendo l’anonimato, il cardiologo pubblicherà sulla rivista le risposte di utilità generale; qualora il richiedente fosse contrario alla pubblicazione del proprio quesito anche in forma anonima, dovrà comunicarlo nella e-mail indirizzata al cardiologo.

Le scrivo per avere informazioni sul forame ovale pervio, in quanto nella famiglia di mio marito recentemente sono stati diagnosticati due casi di FOP in due sorelle. A dire del loro cardiologo si tratta di una patologia estremamente grave, tanto che si sono sottoposte immediatamente a intervento chirurgico per la chiusura del FOP. Inoltre mi è stato consigliato di sottoporre ad accertamenti i miei figli, essendo una patologia che si trasmette da padre in figlio. È necessario, anche se a mio marito da un ecocardiogramma di routine non è risultato niente, questo tipo di indagine? Nel caso sia necessario fare delle indagini più approfondite, gentilmente a quale struttura valida mi posso rivolgere? Io risiedo in provincia di Reggio Calabria. La ringrazio anticipatamente per la disponibilità e la saluto cordialmente.

Capisco la sua preoccupazione e perciò le rispondo subito!
Il forame ovale pervio rappresenta la continuazione di una comunicazione esistente in gravidanza tra le due piccole camere del cuore (atri). Il bambino ha una circolazione dipendente dalla placenta materna; alla nascita, la circolazione del sangue diventa autonoma e questo buco (forame) si chiude spontaneamente.
In alcuni bambini, per cause sconosciute, la chiusura non avviene subito oppure avviene parzialmente. Questa patologia non ha trasmissione ereditaria, ma ci possono essere particolari situazioni che la facilitano. Non mi pare comunque motivato l’eccessivo allarmismo. Un primo orientamento diagnostico può essere già fatto anche con la semplice ascoltazione col fonendoscopio dal medico (meglio il cardiologo) che apprezza l’eventuale presenza di un soffio sistolico. Comunque, un ecocardiogramma può dare tutte le informazioni necessarie per stabilire: l’ampiezza del forame, l’eventuale quantità di sangue che passa, se deve essere fatta la chiusura (che avverrebbe col catetere per via venosa) e l’età più opportuna per fare questo intervento. Solitamente non lo faccio mai, ma nel suo caso ritengo deontologicamente corretto suggerirle l’esperto da consultare. Prof. A.P., che viene da Milano a Reggio Calabria appunto per fare queste consulenze (anche perché è nato a RC). Auguri.

Vorrei dei chiarimenti riguardanti il mappaggio elettroanatomico del cuore. In particolare vorrei sapere come si effettua e quando è il caso di fare un controllo di questo tipo. La ringrazio anticipatamente

Il mappaggio elettroanatomico è uno Studio Elettrofisiologico (SEF) delle cavità cardiache (solitamente atrio destro e ventricolo destro) per valutare l’eventuale presenza di conduzioni anomale dello stimolo elettrico; lo si esegue in caso di significativi disturbi del ritmo cardiaco.