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Buongiorno, la ringrazio per la cortesia che farà rispondendomi. Volevo domandarle se una minima insufficienza mitralica con rigurgito può causare una dissecazione della aorta addominale. Nell’attesa di una sua risposta, la ringrazio. Distinti Saluti Gentile Lettore, non esiste nessun rapporto tra le due patologie. La dissecazione dell’aorta addominale è causata da alterazioni interne della parete vascolare. Gentilmente vorrei sapere se dopo un infarto acuto deve essere fatta una ptca d’urgenza e se, nel caso in cui non venisse fatta subito, quali sono i rischi e danni che può subire il cuore. Mio padre è stato sottoposto, a tre giorni da un infarto acuto, ad angioplastica e stent, ma dopo tre giorni ha avuto, dicono i medici, una trombosi intrastent ed è stato sottoposto nuovamente a ptca con stent. Vorrei inoltre chiederle se dopo la trombosi non fosse stato più giusto eseguire un intervento a cuore aperto, visto che da quel maledetto giorno mio padre è andato sempre peggiorando, con la presenza di un versamento polmonare bilaterale prima e poi una bruttissima broncopolmonite senza febbre sino ad avere una RDS che lo ha portato alla morte. Mi scuso se chiedo troppo, ma le chiedo se è possibile che dopo la trombosi intrastent e con la riapertura del vaso si è potuto verificare un’embolia polmonare senza essere curata a dovere. La ringrazio infinitamente della sua risposta. Gentile Lettrice, il suo quesito è quanto mai delicato e difficile, ancor più senza il paziente e senza la documentazione necessaria. Capisce così come io debba restare molto nel generale; ma non per questo resterò nel generico. In caso d’infarto acuto del miocardio il vantaggio della rivascolarizzazione mediante angioplastica è tanto più elevato quanto prima viene effettuato; orientativamente si considera che dopo le sei ore questo vantaggio si riduce progressivamente. Nel merito di suo padre mi sembra evidente che le ripetute complicanze siano comparse, in tempi successivi, a complicare il quadro anatomo-clinico. Mi sembra verosimile che la ripetizione della trombosi intrastent e quella polmonare siano correlate a una sorte di trombofilia piuttosto che a manovre anomale delle due procedure di angioplastca; tale procedura è oramai così codificata che non permette errori significativi in qualsiasi centro italiano venga effettuata. Mi duole gentile Signora non poter soddisfare il suo legittimo desiderio di conoscere la dinamica dell’evento che potrebbe collegare l’infarto, la procedura di rivascolarizzazione e il decesso, ma a me niente altro è possibile. Sono una ragazza di 28 anni e ho un bambino di 2 anni. Dopo un periodo di intenso stress, batticuore, ore piccole e tanta fatica, mi sono infortunata la caviglia destra, una frattura scomposta. Poco dopo quest’episodio ho iniziato a soffrire di nausea, mancanza di fiato, problemi intestinali, grande stanchezza e affaticamento. Ho fatto alcune analisi: il colesterolo risulta a posto, un po’ alti gli acidi urici, pcr e valori del fegato un po’ mossi, raggi torace con lieve innalzamento del diaframma destro, elettrocardiogramma nella norma; l’ecografia al cuore ha mostrato una lieve insufficienza della tricuspide. Ho fatto un breve holter durato solo sei ore perché poi gli elettrodi si sono staccati, e sono stati evidenziati tre episodi di tachicardia 150 battiti e durante la notte un picco minimo di 49 battiti al minuto, ma sempre con ritmo sinusale. Mi è stato fatto anche un emogas arterioso con i seguenti valori: saturazione ossigeno 97,8 e p 02 89,4 e ph 7,3. Da maggio ho notato un lieve rigonfiamento nella caviglia non infortunata appena sotto il polpaccio nella parte interna della gamba, ma l’ecodoppler non ha evidenziato problemi. Mi è stato detto da un medico che è ritenzione idrica e da un altro che è grasso, comunque hanno detto che è un gonfiore e non un edema. Appena sveglia o dopo pranzo mi capita di sentirmi debole e lentamente insorge un senso di nausea e di peso al torace, mi manca il fiato non ansimo e non iperventilo, ma sospiro e l’aria non sembra arrivare: è come un soffocamento che avverto a livello del torace, come se avessi un blocco, un qualcosa da smaltire. È un fastidio viscerale, non superficiale; è come se sentissi il cuore ingabbiato oppresso ma non ho batticuore. Non lo sento neanche il battito e non mi agito, sto ferma aspettando che passi: mi sento morire e il tutto dura circa mezz’ora a volte di più. Quando poi finalmente mi passa sempre molto lentamente mi sento molto stanca e assonnata. Gentile Lettrice, la sua lunga anamnesi mi fa capire che lei soffre molto. La complessità della sua storia dipende da disturbi che sono importanti solo funzionalmente ma non organicamente; in pratica sono sensazioni ma non sostenute da malattie evidenti. Certo che una grande obesità é il problema; forse anche le alterazioni neurodistoniche, che sono quelle che le causano i numerosi disturbi, sono in parte una conseguenza. Mi pare comunque che ci sia una iniziale sindrome ansioso-depressiva che è quella che produce la sensazione di soffocamento. Non mi sembra che il cuore produca alcun sintomo se non qualche extrasistolia, mentre l’aumento della frequenza cardiaca dipende dall’emotività e quindi non deve dare nessuna preoccupazione. Purtroppo so che non sarò efficace, ma mi creda l’obesità è una patologia importante. Ho 51 anni, sono alto 173 cm e peso circa 65 kg. Nell’ottobre del 2006 mi sono sottoposto ad un ecocardiogramma con il seguente risultato: Gentile Lettore, le sono grato per la dovizia di utili particolari coi quali mi ha correlato i suoi quesiti. Le darò quindi risposte specifiche. Alla sua età tutti i parametri sono perfettamente in ordine. Tra i due ecocardiogrammi (eseguiti a distanza di 5 anni) si apprezzano differenze non compatibili. La lieve ectasia del bulbo aortico, non menzionato nel controllo 2006, non ha un significato di patologia in evoluzione, perché manca un confronto. Il piccolo prolasso della valvola mitrale non può essere comparso in 5 anni. Quindi o c’era anche prima oppure è ai limiti della significatività e quindi non ha valore descriverlo adesso (anche se immagino che siano stati eseguiti da persone diverse). La pressione sistolica arriva a qualche puntata di 140 mmHg, ma può normalizzarsi se: riduce il sale dalla dieta, elimina eventuali sostanze stimolanti, quali sigarette, caffè e tè e infine limita, per quanto possibile, lo stress della vita. Buonasera, nel 2009 ho avuto un infarto del miocardio anterolaterale, senza alcun fattore di rischio, con angioplastica e stent nella discendente. Attualmente sono sotto terapia medica con: Triatec 2,5+12,5 mg, Diladren 6,25 mg, Cardioaspirin, Sintrom 4 mg, Nexium 40 mg, Torvast 40 mg, Plaquenil e Deltacortene 5 mg (quest’ultime per un Lupus insorto nel 2011). Gentile Lettore, forse mi sarebbe stato d’aiuto se avesse aggiunto l’età e la frazione di eiezione del ventricolo sinistro. Comunque quale suggerimento generico le confermo quanto l’andrologo ha già prescritto. È chiaro che il Vardenafil (Levitra) è un farmaco d’ausilio nel rapporto sessuale ed è altresì chiaro che la dose opportuna dipende dalle condizioni di salute e benessere di chi lo utilizza. Personalmente consiglio 5 mg poiché appare sufficiente in un soggetto con peso normale.
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