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N. 5/6 maggio/giugno 2011

Prof. Dr. Italo Richichi
Dirigente di Cardiologia
Docente di Riabilitazione Malattie Cardiache
Via Achille Savoia, 9 27100 Pavia
Tel e Fax 0382 578560

Buongiorno. Mio marito è deceduto l’11 febbraio 2011 in seguito a un infarto miocardio all’età di 46 anni. Dal 2008 gli erano stati apposti 5 stent nelle coronarie, dopodiché a ogni controllo periodico l’unica indicazione dei medici è sempre stata quella di “vivere una vita normale, senza eccessi”. In questi due anni ha condotto una vita normale, aggiungendo una lieve attività di cardiofitness. A luglio del 2010 i suoi esami del colesterolo ecc. erano a posto, ad ottobre 2010 il test sotto sforzo è risultato a posto e quindi il controllo è stato rinviato a un anno. È possibile che in così poco tempo la situazione delle coronarie sia degenerata senza alcun sintomo? Abbiamo un bambino di 9 anni, che tipo di controlli è opportuno fare?
Mi è difficile credere che suo marito non soffrisse di fattori di rischio cardiovascolari importanti se a 46 anni ha avuto IMA ed impianto di 5 stent. Vuol dire che più di una coronaria era già compromessa; un’evoluzione fatale in due anni significa che le complicanze della cardiopatia ischemica procedevano egualmente con scarso effetto della terapia.
Per suo figlio mi impegnerei a farlo vivere senza fattori di rischio ed anche senza problemi, che possono essere evitati entrambi benissimo; fatto il controllo attuale, lo faccia esaminare periodicamente (1-2 anni) da un cardiologo.

Qualche tempo fa mi è capitato di avere una tachicardia molto forte. Sono andata dal cardiologo e ho fatto visita cardiologica, elettrocardiogramma e holter dinamico nelle 24 ore. Dai risultati della visita, dell’elettrocardiogramma e dell’holter non è risultato nulla di patologico. Vorrei sapere: se soffrissi della patologia del fascio di Kent, dagli esami fatti sarebbe risultato? Specifico che soffro di attacchi lievi di tachicardia in momenti di particolare stress. La tachicardia di cui le parlo è diversa. Si presenta in maniera più intensa con durata di circa un’ora.
L’aumento della frequenza cardiaca è un comportamento fisiologico del cuore e quindi utile all’organismo. Quando il corpo è sottoposto a un aumento di attività fisica oppure a un’emozione, l’attività cardiaca deve aumentare; infatti il cuore è una pompa che spinge il sangue in tutto l’apparato circolatorio. Ogni aumento di attività necessita un incremento di consumo calorico che ha bisogno di più sangue per realizzarsi; perciò il cuore è costretto a lavorare di più per soddisfare le esigenze; quindi aumenta la frequenza delle contrazioni. Questo adeguamento permette al cuore di fornire sempre le energie caloriche necessarie al nostro organismo. Tale aumento di attività risulta compensatorio al bisogno. Quando la frequenza supera i 100 battiti al minuto si ha la tachicardia, se scende al di sotto dei 60 si ha la bradicardia, la frequenza normale è intorno a 70 battiti al minuto. In realtà molti soggetti “nervosi”, cioè affetti da distonie del sistema nervoso, hanno variazioni della frequenza cardiaca, che non risulta patologica ma potrebbe comunque indurre a dubbi e preoccupazioni. Il parossismo cardiaco è invece una patologia precisa che ha caratteristiche ben definite: insorgenza, durata, frequenza, fine e disturbi collaterali. Il fascio di Kent appartiene a forme congenite, che possono slatentizzarsi anche in età avanzata; sono anomalie del tessuto cardiaco di conduzione che accorciano i tempi di diffusione dello stimolo cardiaco producendo crisi vere e proprie; alcune forme sono diagnosticabili anche con l’ecg di superficie, altre forme hanno bisogno di indagini intramiocardiche; ovviamente sono rare ed appartengono alla sindrome di preeccitazione (sindrome di Wolff – Parkinson – White). Per la diagnosi è necessaria un’indagine cardiologica approfondita. Dagli elementi offerti non mi sembra si possa fare un tale orientamento diagnostico; comunque ritengo necessario l’holter dinamico (registrazione dell’ecg per 24 ore).

Gentile Dottore, volevo chiedere lumi riguardo al seguente ecocardio: ventricolo sin. ai limiti superiori della norma, con ipocinesia dei segmenti medio-apicali della parete anteriore e del setto anteriore. Acinesia dell’apice. Atrio sin. ai limiti superiori della norma. Morfologia degli apparati valvolari nei limiti. Assenza di versamento pericardico. Catetere (ICD) elettrodo nelle sezioni dx. Ecodoppler cardiaco: lieve I.M. lieve I.T. senza segni di ipertensione polmonare (30 mmHg). Esame uguale ai precedenti. P.S. storia clinica: ima anteriore esteso da trombosi massiva iva prossimale trattata con angioplastica rescue 18 mesi fa; terapia: cardioaspirina, antra, crestor, seacor, dilatrend, zestril. È una situazione disperata? Cosa potrei fare oltre ai controlli nel tempo?
Pur in assenza di elementi soggettivi importanti, cercherò di dare un’interpretazione il più possibile aderente alla realtà. Le alterazioni della capacità contrattile del suo cuore riguardano l’occlusione della sua coronaria interventricolare; l’infarto che si è manifestato 18 mesi fa è stato importante e le alterazioni descritte sono perfettamente compatibili. Deduco che sia stato applicato un apparecchio defibrillatore per la prevenzione aritmica; la terapia consigliata è quella indicata. A me sembra una situazione seria, ma non grave né disperata! È chiaro che dovrà cambiare le sue abitudini di vita assumendo i comportamenti adeguati: dieta equilibrata, attività fisica programmata, evitare i fattori di rischio ecc. Vedrà che potrà concludere il percorso normalmente atteso della vita.

Buongiorno, da un anno circa assumo giornalmente mezza pastiglia beta bloccante per rialzo pressione arteriosa. A parte l’elettrocardiogramma prescritto dalla dottoressa di base, non ho mai fatto altri esami. Che cosa mi consiglia?
Cara Giusy, la mancanza di notizie sulla Sua salute non mi permettono di esprimere un giudizio pertinente; forse il suo medico intende valutare l’efficacia del farmaco prescritto e quindi agire di conseguenza. Solitamente l’obiettivo di una ipertensione arteriosa in prima diagnosi è trovare la terapia più adeguata che produce l’effetto maggiore a dose minore e senza effetti collaterali. Sono spiacente se non posso dirle di più.

Salve Dottore, ho 32 anni e peso circa 56 kg. Da qualche tempo accuso delle brevi fitte al cuore, quasi da far mancare il respiro. Questo mi accade soprattutto dopo pranzo. Tempo fa, ho fatto un ecg dal quale non è risultato nulla. Siccome mio padre è deceduto per arresto cardiaco, Lei che parere mi può dare?
Le “fitte precordiali” rappresentano un disturbo diffuso soprattutto nei giovani. Il sintomo da Lei riferito sembra trattarsi appunto di questo; non riguarda il cuore, ma la gabbia toracica (muscoli e costole!). Considerando il precedente paterno, forse è utile eseguire un test ergometrico; può prenotarlo in tutti i servizi di cardiologia.

Salve, scrivo da Napoli. Dopo aver ricoverato mia mamma al Moscatelli di Avellino per controlli a livello cardiaco per una presunta bronchite mal curata, la diagnosi di dimissioni è stata: stenoinsufficienza mitralica severa da valvulopatia reumatica. Stenoinsufficienza aortica. Fibrillazione atriale permanente. Bronchite cronica. Mi hanno consigliato un intervento di cardio-chirurgia per la severa valvulopatia. Parlando con il primario, vengo a sapere che le valvole devono essere sostituite e che l’intervento non è dei più tranquilli. Adesso mia mamma è a casa con una cura temporanea che prevede: Isoptin 120mg compresse, Coumadin compresse. Vorrei sapere se è il caso di intervenire chirurgicamente e, se sì, se può darmi qualche consiglio su cliniche o ospedali specializzati. Vorrei sapere inoltre quanto tempo posso tenerla con questa cura e se c’è bisogno di un’alimentazione adeguata.
Partendo dall’ultima domanda (perché diventa a rapida applicazione!), ritengo necessaria una dieta iposodica (con poco sale nella dieta). Sono molti i parametri utili per dare una risposta alla serie di domande da Lei poste, perciò mi limito a suggerire risposte non specifiche; è necessario eseguire un’indagine preoperatoria completa per conoscere se e quali valvole debbono essere cambiate; la sostituzione di 1, 2, 3 valvole cambia completamente la prognosi; bisogna valutare il rischio operatorio e se la Paziente può sopportarlo. Sono oramai diversi gli ospedali con reparti di cardiochirurgia di eccellenza e ve ne sono in tutte le regioni; Pavia, Milano, Brescia, Firenze, Bologna ed altre offrono garanzia in tal senso.

Salve, ho 51 anni; ho fatto un holter e mi hanno detto che ci sono sporadiche extrasistoli ventricolari monomorfe e sporadiche sopraventricolari, nessuna pausa e tachicardia sinusale. Il cardiologo mi ha dato il cardicor da 1.25 ma, nonostante la cura, ho tutti i giorni palpitazioni. Volevo sapere: sono pericolose le ventricolari? Devo fare qualcosa? La tiroide è a posto e anche l’ecocardio.
Si tratta di extrasistolia sine materia, cioè senza apparenti malattie d’organo. È difficile rilevare un holter di 24 ore privo di extrasistoli; inoltre, durante la fase del climaterio o preclimaterio, la presenza di uno squilibrio ormonale, pur lieve, può essere causa di aritmia cardiaca. Perciò non stia preoccupata; anche perché la dose del betabloccante che sta assumendo è molto blanda per essere efficace. Le consiglio di eliminare qualsiasi sostanza stimolante (caffè, fumo, tè, alcol) e fare un po’ di sport (da quantificare dopo una prova da sforzo).

Salve, mi chiamo Luigi e ho 48 anni, peso 75 kg e sono alto 173 cm; pratico sport (Running) da circa tre anni, tre volte la settimana o quasi. Ho una pressione basale di 140/90 di media, con qualche punta di 150/95 che però si attenua, il giorno in cui faccio allenamento, a 130/80 (provata due volte nell’arco della giornata). La mia frequenza cardiaca spazia tra i 60 e i 78 btm. Mia madre è ipertesa da oltre 20 anni. Il mio medico curante ritiene che la minima sia troppo alta e che dovrei iniziare una terapia farmacologia (mezza Lobivon al mattino). Ho fatto la visita medico-sportiva il 19 gennaio di quest’anno e la pressione mi è stata giudicata normale (135/80, quella mattina mi ero allenato), esito della visita ottimo. Esami del sangue e delle urine normali; ovviamente la mia dieta è abbastanza bilanciata per via dell’attività sportiva. La domanda è questa: il fatto di avere al mattino e alla sera, il giorno in cui non faccio allenamento, una pressione modera•tamente alta, può comportare nel tempo conseguenze all’apparato cardiovascolare? Mi devo preoccupare di queste variazioni? La terapia farmacologica è indicata nel mio caso?
Luigi, mi consenta di complimentarmi con Lei per la precisione e la correttezza dei quesiti posti e dei parametri offerti alla valutazione! Le farò quindi un’interpretazione adeguata. L’attività fisica permette di scaricare la tensione emotiva accumulata durante lo stress quotidiano e quindi agisce come un moderatore positivo dei livelli pressori (max e min); perciò ritengo necessario per Lei proseguire la sua attività! Fermo restando che il rapporto altezza/peso è corretto, la sua età è entrata nella fase critica o precritica per la concentrazione ormonale e questo, oltre alla fisiologica evoluzione dell’irrigidimento anatomico dell’apparato circolatorio, influisce sulla variabilità dei valori della pressione. In buona sostanza, i 50 anni rappresentano lo spartiacque tra due modelli di vita completamente diversi e divergenti. Allora, basandosi sui principi della prevenzione, è opportuno ridurre il sale nella dieta, il caffè, tè, eventuale fumo ed altro che diventa stimolante. Inoltre vale la pena attendere prima di avviare una somministrazione farmacologica che ha decisamente durata molto prolungata. Infine, Le consiglio di eseguire un monitoraggio della pressione delle 24 ore: darà informazioni molto utili.

Mi hanno installato un pacemaker bicamerale atrioventricolare di 3° grado da circa due mesi. Noto che quando faccio un lavoretto (come lavare la macchina), vado a passeggiare per un’ora con passo un po’ svelto, oppure parlo animatamente, mi assale una stanchezza che non è come quella fisica, ma è diversa: avverto fiacchezza e difficoltà anche a respirare. Questa è da attribuire all’ambientamento del pacemaker oppure no?
Lo stimolatore artificiale serve a mantenere il ritmo cardiaco entro valori normali; non è quindi compatibile la sintomatologia dichiarata con l’applicazione dello stimolatore per giunta bicamerale (che significa più adatto alle esigenze del Paziente!). Per lo stesso motivo, l’apparecchio inserito non può essere causa di aggravamento della patologia cardiaca. Forse è utile cercare altre cause possibili per i sintomi riferiti.

La mia pressione la mattina è sempre sotto la soglia di 140/90 (solitamente intorno a 130/85-86), però tende ad alzarsi la sera, quando stacco dal lavoro verso le 18.30/19.00, e arriva anche a 140/95. Secondo lei è da trattare con farmaci oppure l’innalzamento serale è un fatto normale e quello che conta è la media di tutta la giornata? (h. 180 cm; peso 79 kg; anni 41; libero professionista).
Sembra una lieve variazione neurogena, verosimilmente di origine emotiva; infatti, senza gli stimoli diurni si normalizza. È opportuno che Lei faccia una più adeguata dieta con poco sale, eviti caffè, fumo e stress, infine pratichi della sana attività fisica programmata.

Buonasera, sono una donna di 31 anni, particolarmente ansiosa e sempre attenta alla salute. Il problema cardiaco mi ossessiona benché non abbia ereditarietà; la scorsa estate mi sono sottoposta a elettrocardio sotto sforzo, ecocardio ed esami del sangue vari, tutto nella norma. Da più di una settimana però ho dolori al braccio sinistro e fitte al petto e la mia paura è tornata. Il mio medico di base mi ha detto di stare tranquilla e che è molto difficile che una donna giovane possa avere un infarto. Posso stare tranquilla?
Cara Alessia, la medicina non è una scienza esatta, però alcune regole valgono per tutti; l’infarto miocardio a 31 anni è poco frequente, nelle donne è proprio raro. L’ecg da sforzo eseguito è negativo per ischemia miocardica, l’ecocardiogramma e l’ecg sono normali; inoltre gli esami del sangue eseguiti sono normali: allora, diventa veramente difficile, quasi impossibile, che si possa chiudere una coronaria per produrre l’infarto miocardio. Però le parestesie toraciche e la sintomatologia algica del braccio sinistro rimangono. Quindi è opportuno indirizzare le indagini verso eventuali patologie (mialgie, nevralgie, ecc.).