A cura del Prof. Dr. Italo Richichi, Primario di Cardiologia, Direttore Presidio di Belgioioso I.R.C.C.S.- Policlinico San Matteo, Pavia, Docente del Corso Integrativo Prevenzione della Patologia Cardiaca, Prevenzione e Riabilitazione della Patologia Cardiaca Ischemica e Valvolare, Università degli Studi di Pavia
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Ho subito un infarto del miocardio sette anni fa, ora ho sessantadue anni, posso iniziare l’attività sportiva perché ho un po’ di pancetta?
Caro lettore, l’attività fisica è necessaria a tutte le età, infatti uno dei fattori di rischio cardiovascolare è la sedentarietà; si tratta di un fattore secondario che influisce in misura minore nella genesi dell’aterosclerosi, ma l’aumento di peso e la presenza di altri possibili fattori indicano che la malattia che ha causato l’infarto può riprende il suo inesorabile cammino. Cambiare lo stile di vita è necessario! Un’attività fisica utile a questa finalità deve durare 45’-50’ e deve essere ripetuta almeno tre volte la settimana; la palestra è il luogo più indicato, anche per la presenza di esperti. Ma per esercitare una prevenzione cardiovascolare secondaria bisogna adeguare contemporaneamente l’alimentazione, tenere sotto controllo la pressione arteriosa, la colesterolemia, la glicemia e altri parametri, che influiscono nell’eziopatogenesi dell’infarto. Comunque, come dice il proverbio, piuttosto che niente … piuttosto!
Le mie gambe si gonfiano, è responsabile il cuore?
Il quesito del lettore (o lettrice) non mi offre elementi sufficienti per affrontare l’argomento in modo più accurato e completo; in linea generale l’edema (gonfiore) degli arti inferiori è causato dallo scompenso globale del cuore. I piedi, le caviglie, le gambe e a volte anche le cosce sono gonfie, tese ed arrossate; basta comprimere con un dito la pelle perché si evidenzi un segno profondo (fovea): questo è il quadro di uno scompenso cronico. Ma altri quadri meno impegnativi, che coinvolgono gli arti inferiori in misura minore, possono accompagnarsi a mancanza di respiro e profonda stanchezza. Comunque, le gambe risultano edematose anche per l’insufficienza venosa, cioè l’incapacità del circolo ematico di far refluire il sangue dalle vene verso il cuore. Questo è un quadro clinico più frequente e molto meno grave. È necessario effettuare una visita medica ed alcuni esami clinici per avere una diagnosi più completa ed esaustiva.
La glicemia elevata danneggia le coronarie?
Il diabete rappresenta un fattore di rischio importante nella prevenzione cardiovascolare; infatti le piccole molecole di glucosio in eccesso superano facilmente l’endotelio intimale dell’arteria e penetrano nella parete arteriosa alterandone la normale costituzione istologica. Così si accelera il processo degenerativo che porta alla formazione della stenosi e della chiusura del lume arterioso.
È chiaro che questo processo interessa prevalentemente le arterie di piccolo e medio calibro, come le coronarie e la carotide. Una buona prevenzione deve curare tutti gli squilibri metabolici, con il ripristino delle condizioni di normalità: glicemia, colesterolo, trigliceridi, acido urico etc debbono essere mantenuti nel range della normalità.