A cura del Prof. Dr. Italo Richichi, Primario di Cardiologia, Direttore Presidio di Belgioioso I.R.C.C.S.- Policlinico San Matteo, Pavia, Docente del Corso Integrativo Prevenzione della Patologia Cardiaca, Prevenzione e Riabilitazione della Patologia Cardiaca Ischemica e Valvolare, Università degli Studi di Pavia
(tel. 0382.501413, fax 0382.501452)
È vero che l’olio di oliva fa bene al
cuore? Ho 50 anni ed ho sempre
condito i cibi con olio di semi. Faccio
fatica a cambiare abitudine: è
pericoloso?
La domanda di questo lettore
rappresenta la realtà di molte cucine
italiane e mondiali. Nel Nord Europa è
un classico utilizzare condimenti come
il burro, la margarina e l’olio di semi vari.
La costituzione chimica si presenta
diversa: l’olio di oliva è costituito da acidi
grassi monoinsaturi, l’olio di semi
da acidi grassi polinsaturi, burro e
margarina da acidi grassi saturi. I vari
studi hanno dimostrato che gli acidi
grassi saturi favoriscono la formazione
delle placche coronariche; mentre quelli
monoinsaturi proteggono, quelli
polinsaturi sono utili ma solo in piccole
quantità. Si decida, caro lettore;
a 50 anni è tempo di cambiare.
Caro Professore, mia sorella ha 23 anni e un
esame ecocardiografico ha diagnosticato un buco
nel cuore: cosa bisogna fare? Da aggiungere che
sta sempre bene di salute, che medicine bisogna
prendere? Il cardiologo dice che bisogna mettere
un ombrellino: è giusto?
Le domande poste dall’abbonato comprendono parzialmente le risposte. Alla
nascita, la comunicazione interatriale (forame ovale)
di norma si chiude spontaneamente. Durante la
gravidanza il sangue circolante nell’embrione arriva
dalla placenta e dal cordone ombelicale; dopo
il parto il sistema circolatorio del neonato diventa
autonomo e quindi la fissurizzazione presente
nel setto interatriale (cioè tra l’atrio destro e l’atrio
sinistro) si chiude spontaneamente. Solo in alcuni
casi rimane un foro di ampiezza variabile
che rappresenta un passaggio anomalo di sangue
(da sinistra a destra) che, col passare degli anni,
può diventare rischioso. Non esistono medicine
che riescono a chiudere il foro; si può procedere
allora con un catetere che, dalla vena femorale
collocata nell’inguine, trasporta un patch che si apre
a forma di ombrello e che chiude il buco esistente.
Questa procedura, piuttosto semplice, si effettua
solo se il buco raggiunge adeguate dimensioni e si
corre il rischio di alterare la volumetria cardiaca
ed il percorso stesso del sangue.
Patch, che cos'è? Il patch, (il cui significato letterale in inglese è:
pezza, toppa), è utilizzato in cardiochirurgia per la correzione di una cardiopatia; viene applicato ricavandolo da
una porzione del pericardio (l’involucro fibroso che avvolge il cuore) del paziente stesso ed in questo caso viene definito
autologo.