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N. 1/2 gennaio/febbraio 2009

A cura del Prof. Dr. Italo Richichi, Primario di Cardiologia, Direttore Presidio di Belgioioso I.R.C.C.S.- Policlinico San Matteo, Pavia, Docente del Corso Integrativo Prevenzione della Patologia Cardiaca, Prevenzione e Riabilitazione della Patologia Cardiaca Ischemica e Valvolare, Università degli Studi di Pavia
(tel. 0382.501413, fax 0382.501452)

È vero che l’olio di oliva fa bene al cuore? Ho 50 anni ed ho sempre condito i cibi con olio di semi. Faccio fatica a cambiare abitudine: è pericoloso?
La domanda di questo lettore rappresenta la realtà di molte cucine italiane e mondiali. Nel Nord Europa è un classico utilizzare condimenti come il burro, la margarina e l’olio di semi vari. La costituzione chimica si presenta diversa: l’olio di oliva è costituito da acidi grassi monoinsaturi, l’olio di semi da acidi grassi polinsaturi, burro e margarina da acidi grassi saturi. I vari studi hanno dimostrato che gli acidi grassi saturi favoriscono la formazione delle placche coronariche; mentre quelli monoinsaturi proteggono, quelli polinsaturi sono utili ma solo in piccole quantità. Si decida, caro lettore; a 50 anni è tempo di cambiare.

Caro Professore, mia sorella ha 23 anni e un esame ecocardiografico ha diagnosticato un buco nel cuore: cosa bisogna fare? Da aggiungere che sta sempre bene di salute, che medicine bisogna prendere? Il cardiologo dice che bisogna mettere un ombrellino: è giusto?
Le domande poste dall’abbonato comprendono parzialmente le risposte. Alla nascita, la comunicazione interatriale (forame ovale) di norma si chiude spontaneamente. Durante la gravidanza il sangue circolante nell’embrione arriva dalla placenta e dal cordone ombelicale; dopo il parto il sistema circolatorio del neonato diventa autonomo e quindi la fissurizzazione presente nel setto interatriale (cioè tra l’atrio destro e l’atrio sinistro) si chiude spontaneamente. Solo in alcuni casi rimane un foro di ampiezza variabile che rappresenta un passaggio anomalo di sangue (da sinistra a destra) che, col passare degli anni, può diventare rischioso. Non esistono medicine che riescono a chiudere il foro; si può procedere allora con un catetere che, dalla vena femorale collocata nell’inguine, trasporta un patch che si apre a forma di ombrello e che chiude il buco esistente. Questa procedura, piuttosto semplice, si effettua solo se il buco raggiunge adeguate dimensioni e si corre il rischio di alterare la volumetria cardiaca ed il percorso stesso del sangue.

Patch, che cos'è?
Il patch, (il cui significato letterale in inglese è: pezza, toppa), è utilizzato in cardiochirurgia per la correzione di una cardiopatia; viene applicato ricavandolo da una porzione del pericardio (l’involucro fibroso che avvolge il cuore) del paziente stesso ed in questo caso viene definito autologo.