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N. 1/2 gennaio/febbraio 2007

A cura del Professor Italo Richichi, Dirigente di II livello, Divisione di Cardiologia riabilitativa del Policlinico S. Matteo di Pavia. Sezione staccata presidio di Belgioioso
(tel. 0382.501413, fax 0382.501452)

A mio padre (di anni 60) è stato diagnosticato, circa 4 anni fa, il diabete mellito di II tipo con valori di glucosio a digiuno di circa 140 mg/dl. La glicemia è stata tenuta sotto controllo grazie alla dieta e, dalle ultime analisi, è risultata pari a 121 mg/dl. Recentemente, l’Eco doppler ha evidenziato un ispessimento delle carotidi comuni e, a livello della carotide interna, piccole placche determinanti stenosi minori del 20 per cento. Il livello di colesterolo totale è 213. È consigliabile, in questo caso, iniziare la terapia farmacologica con le statine? Quale è il rapporto beneficio/danno?
La domanda che pone il lettore è molto intelligente; la prevenzione cardiovascolare si basa sul rapporto costo/beneficio; l’utilizzo delle statine deve essere effettuato con criteri di scientificità e non su quelli della preoccupazione. A 60 anni il padre dell’interessato presenta un rischio cardiovascolare basso (PA normale in terapia, così anche la glicemia) e scarso interessamento d’organo (solo ispessimento della parete delle carotidi).
Con colesterolo totale di 213 mg/dl non consiglio l’assunzione di statine; ritengo sufficiente una dieta con pochi grassi e attività sportiva adeguata. Sarebbe opportuno controllare periodicamente i valori ematochimici di riferimento. Mi duole, comunque, rispondere al quesito postomi con ritardo.

A mia zia è stata diagnosticata: extrasistolia ventricolare con cadenza trigemina e con discreto grado di precocità. Desidererei una delucidazione sull’argomento.
Rispondo a Giuseppe che vorrebbe avere delle delucidazioni sull’extrasistolia ventricolare anche trigemina. Tutte le fibrocellule miocardiche sono dotate di batmotropismo positivo, sono in grado cioè di produrre stimolo per tutto il cuore, venendosi così a sostituire al naturale pace-maker cardiaco che si trova collocato nell’atrio destro del cuore e che di norma funge da segnapassi.
Quando la capacità di eccitazione di una o di un gruppo di cellule aumenta, viene prodotto uno stimolo che solitamente anticipa quello regolare del segnapassi; si produce così una sistole (battito) precoce, chiamata appunto extrasistole; a seconda del numero e della cadenza, le extrasistoli possono interferire col regolare ritmo cardiaco; le caratteristiche delle extrasistoli sono diverse e variabili da soggetto a soggetto e possono essere avvertite o meno dal soggetto stesso; un elettrocardiogramma di superficie (ECG comune) mette bene in evidenza la situazione generica dell’aritmia. Molto importante diventa la ricerca delle cause. Di norma si tratta di aritmia benigna causata da stanchezza, da stress nervoso, da eccesso di sostanze stimolanti (caffè, tè, alcolici ecc.).
Altri organi possono produrre aritmie (tiroide, sistema nervoso, disturbi digestivi). Ovviamente numerose malattie di cuore possono essere causa di aritmie cardiache: in questo caso è necessario sottoporre la persona ad uno screening cardiologico semplice (Holter dinamico, test da sforzo, ecocardiogramma); se risulta un’aritmia complessa, è necessaria un’indagine cardiologica approfondita per escludere un’aritmia maligna.

Ho 51 anni, sono in menopausa chirurgica e, da allora, soffro di alcuni disturbi tra cui: pressione alta, cardiomiopatia dilatativa, ipertensione arteriosa.
Mi hanno consigliato di effettuare una scintigrafia e di intraprendere una cura basata sull’associazione di più farmaci.
Rispondo a Vincenza di 51 anni, chiedendole scusa per il ritardo eccessivo; l’argomento è comunque importante e di costante attualità. La lettrice è affetta da cardiomiopatia dilatativa: si tratta di una forma morbosa che colpisce il miocardio in quasi tutte le età; è importante fare una diagnosi accurata presso un centro cardiologico attrezzato e capace di dare risposte individuali precise. La diagnosi qualitativa è semplice ma quella quantitativa è fondamentale. Non è facile né possibile dare dei consigli attraverso la rivista, né tanto meno per telefono; è molto più utile effettuare una consulenza a distanza con l’invio via fax della copia delle indagini eseguite nel proprio centro cardiologico di riferimento; la cura si basa su associazioni di farmaci cardioattivi importanti, di cui bisogna seguire l’effetto e l’interreazione per valutarne l’efficacia a distanza e passare poi alla cura di mantenimento; solo così può essere individuata l’associazione farmacologia a più basso dosaggio, a maggiore efficacia e con minore tossicità. Purtroppo sono convinto di non essere stato molto utile a Vincenza, ma resto comunque disponibile a esaminare tutti i documenti sanitari già eseguiti per poter collaborare al raggiungimento del miglior risultato.