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N. 5/6 maggio/giugno 2006

A cura del Professor Italo Richichi, Dirigente di II livello, Divisione di Cardiologia riabilitativa del Policlinico S. Matteo di Pavia. Sezione staccata presidio di Belgioioso
(tel. 0382.501413, fax 0382.501452)

Ho sassant’anni; da un mese mi si sono gonfiati i piedi e prendo medicine per la pressione alta. Può dipendere dai farmaci?
Il gonfiore ai piedi e alle gambe può dipendere da diverse cause. Le caratteristiche dell’edema orientano spesso verso una diagnosi più precisa; bisognerebbe sapere se esistono altri sintomi concordanti. Però, come il lettore chiede, ci sono dei farmaci che possono causare “gonfiore” alle gambe. Infatti, i calcioantagonisti, anche nella monosomministrazione, possono causare edemi agli arti inferiori che, spesso assenti al mattino, si evidenziano verso la sera.
Questa classe di farmaci produce una ridotta capacità contrattile delle limitate fibre muscolari delle vene; si produce così un rallentamento del circolo venoso con stasi del sangue soprattutto in posizione eretta. Questo effetto indesiderato nell’utilizzo dei farmaci può essere eliminato con l’utilizzo di diuretici; ancor poi con la sospensione.

Mio padre ha avuto un ictus cerebrale; è cardiopatico da 15 anni. Può dipendere dal cuore?
Se si tratta di embolia cerebrale la risposta è affermativa.
È la fibrillazione atriale la causa frequente degli accidenti cerebrali (circa 25%). Il vizio mitralico, la cardiopatia dilatativa, la fibrillazione striale, cosiddetta idiomatica, producono la dilatazione delle camere cardiache (prevalentemente atrio sinistro). Dilatandosi il cuore, la velocità del sangue rallenta facilitando la coagulazione nel suo interno; si formano trombi intorno ai quali si depositano continuamente coaguli freschi.
Questi ultimi con facilità si staccano dal tronco principale e seguono la via arteriosa che arriva direttamente alle arterie cerebrali causando l’ictus. Si può arrivare all’attacco ischemico transitorio (TIA), all’embolia e alla trombosi cerebrale con manifestazioni neurologiche periferiche.

L’infarto può causare la morte?
Certamente sì, spesso dipende dall’estensione dell’infarto miocardio: più esteso è l’infarto, maggiore sarà la riduzione della capacità contrattile del cuore.
Lo shock cardiogeno è il risultato finale di una grande incapacità di pompo, con il risultato dell’arresto della circolazione. L’ischemia cardiaca acuta può produrre un’aritmia maligna che si chiama fibrillazione ventricolare; l’elevata frequenza del ritmo cardiaco produce l’istantaneo arresto che porta alla morte.