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N. 11/12 novembre/dicembre 2005

A cura del Professor Italo Richichi, Dirigente di II livello, Divisione di Cardiologia riabilitativa del Policlinico S. Matteo di Pavia. Sezione staccata presidio di Belgioioso
(tel. 0382.501413, fax 0382.501452)

Gentile Dottore, ho 63 anni e per quindici anni e più sono stato sotto controllo ecocardiografico per insufficienza mitralica. Atrio sinistro e ventricolo sinistro sono ingranditi con una frazione di eiezione di 0,75
Sono stato sempre asintomatico fino al gennaio 2005 quando è subentrata una fibrillazione atriale tenuta sotto controllo tuttora con terapia medica. Il quadro ecocardiografico è rimasto sostanzialmente inalterato.
Su indicazione del mio cardiologo mi sono sottoposto a visita cardiochirurgia in maggio u.s presso il Prof Alfieri a Milano.Egli, d’accordo con il mio cardiologo ha programmato un intervento chirurgico riparativo della mitrale, prevedendo anche un’ablazione della fibrillazione atriale. Non nascondo una situazione d’ansia che cresce con l’appropinquarsi dell’operazione.
Alla luce anche di questa mia preoccupazione di carattere psicologico, sarei grato se potessi essere gentilmente informato sul grado di rischio connesso all’operazione e se dopo l’intervento è prevedibile un miglioramento della qualità della vita (anche in termini di assunzione di farmaci), tenendo conto che, ad oggi, l’unica importante modificazione è rappresentata dalla fibrillazione atriale.
Per contro quale rischio sarebbe connesso ad un eventuale procrastinarsi dell’operazione? Ringrazio per l’attenzione e invio cordiali saluti

La comparsa della fibrillazione atriale modifica la valutazione prognostica dell’insufficienza mitralica. Considerando i dati ecocardiogarfici l’impostazione chirurgica è corretta. Ritengo necessario il ripristino del ritmo sinusale quale primo passo del nuovo percorso curativo; è doveroso dire che esiste una precisa e lunga preparazione per il tentativo di ripristino del ritmo sinusale. Per questa preparazione è pregiudiziale conoscere l’entità del vizio mitralico, entità che condiziona anche il gesto chirurgico di riparazione mitralica. Per dare quindi una risposta mirata sul rischio operatorio è necessario conoscere la diagnosi quantitativa. Certo è che permangono rischi se persiste la fibrillazione atriale (rischi di peggioramento della funzione ventricolare e rischi embolici). In conclusione: il programma consigliato è corretto; bisogna ripristinare il ritmo sinusale prima possibile.

Ho smesso di fumare da circa sette mesi e ho notato di avere una frequenza cardiaca di circa 100 battiti al minuto. Non ho mai avuto nessun tipo di malattie. Mi sono misurato la pressione e risultava 120/60, peso 81 chili e sono alto 1,79 cm e ho 33 anni di età che tipo di analisi devo fare.
Si tratta verosimilmente di tachicardia sinusale, un aumento di frequenza dei battiti cardiaci senza particolare malattia del cuore. In effetti la frequenza cardiaca normale ha una variazione da 60 a 100 battiti al minuto; al disotto si chiama bradicardia sinusale, al di sopra tachicardia sinusale. Perciò 100 battiti al minuto sono ancora entro il range fisiologico, ma una valutazione clinica non tiene in considerazione 1-2 battiti in più oppure in meno rispetto al valore limite; concretamente si può dire che la frequenza cardiaca si può considerare ai limiti superiori della norma e la mia risposta sarà conseguente. Le cause più comuni che aumentano la frequenza del cuore sono le sostanze eccitanti o nervine, quali caffeina, teina, nicotina, lo stress, la distenia neurovegetativa e altri fattori. Il primo esame da eseguire è l’elettrocardiogramma. Se invece la frequenza rimane persistentemente elevata, bisogna procedere con altri esami. Ritengo necessario il controllo con l’holter dinamico, che consiste nella registrazione dell’ecg delle 24 ore, così da poter seguire il ritmo cardiaco nel tempo. Se anche questo evidenzia la persistenza dell’aritmia è necessario consultare il medico curante.