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N. 5/6 maggio/giugno 2005

A cura del Professor Italo Richichi, Dirigente di II livello, Divisione di Cardiologia riabilitativa del Policlinico S. Matteo di Pavia. Sezione staccata presidio di Belgioioso
(tel. 0382.501413, fax 0382.501452)

Volevo conoscere qualcosa in più sull’angioplastica. È vero che il trattamento non fa male?
La malattia delle arterie coronariche provoca un restringimento del tubo in un tratto importante della circolazione cardiaca. La stenosi, questo è il nome scientifico, restringe il lume fino a chiuderlo completamente, impedendo al sangue di irrorare
il territorio di pertinenza. Così quella zona di cuore soffre progressivamente fino alla morte delle cellule. Infatti nel sangue circola l’ossigeno e le sostanze nutritive che mantengono in vita le cellule dei vari organi.
L’angioplastica è una procedura di rivascolarizzazione che permette di dilatare il tratto ristretto della coronaria e aumentare il flusso di sangue, risolvendo in parte l’ischemia dei tessuti nella zona malata. Oltre alla dilatazione del lume stenotico si può inserire un piccolo anello (stent) che tiene allargata la parte arteriosa mantenendo il risultato per sempre.
Tutta la procedura avviene mediante l’introduzione di un piccolo catetere dall’arteria femorale fino al lume delle coronarie. L’unico dolore si apprezza quando si fa la punturina di anestetico all’inguine.

Mia suocera ha la pleurite e sta molto male. È contagiosa?
La pleurite tradizionale era quella tubercolare, ma ormai è rarissima; la pleurite tubercolare è contagiosa.
La pleura è un foglietto molto sottile che avvolge i polmoni e l’interno della cavità toracica. Questa ampia camicia, che è molto attaccata alle pareti e al polmone, rappresenta un sistema protettivo che permette ai polmoni di espandersi nella cavità pleurica. Solitamente ci sono 30 o 40 cc. di liquido che riducono l’attrito durante il movimento. Il versamento pleurico è la presenza patologica di liquido che può superare anche alcuni litri; questa presenza eccessiva di liquido limita l’espansione del polmone, aumentando di conseguenza le difficoltà respiratorie.
Quando il liquido impedisce il movimento dei lobi polmonari è necessario svuotare la pleure con una toracentesi. Le cause della pleurite sono molteplici, la più frequente è quella flogistica con focolaio di broncopolmonite.

Da circa un anno soffro di disturbi circolatori alle mani e ai piedi. In particolare per forti sbalzi di temperatura le dita delle mani diventano bianche livide. Questo fenomeno dura una decina di minuti e scompare dopo aver massaggiato le parti interessate. Informandomi ulteriormente mi è stato detto che può trattarsi della sindrome di Raynaud. Di cosa si tratta esattamente? Quali sono le terapie possibili?
La sindrome di Raynaud è una malattia poco frequente che colpisce le estremità (mani e piedi); spasmi arteriosi producono riduzione improvvisa del flusso ematico con dilatazione successiva, producendo prima pallore, ischemia, freddo e dolore nelle estremità interessate (più frequentemente le mani), segue poi arrossamento, caldo e sudorazione. Si tratta di particolare vasomotilità arteriosa localizzata e transitoria che produce spasmo o dilatazione; in genere alla sindrome si accompagna una placca arteriosclerotica che sta alla base del meccanismo eziopatogenetico. Il chirurgo vascolare o l’internista effettuano la diagnosi e l’eco-doppler è lo strumento che visualizza molto bene il canale delle arterie ed il flusso sanguigno. La terapia specialistica permette di ridurre lo spasmo delle arterie e quindi i disturbi conseguenti.

Nella mia famiglia ci sono state due morti per infarto: mio nonno e mia madre morta all’improvviso a 53 anni. Ho sentito che è stata scoperta una proteina che produce calcio in dosi pericolose per le arterie e sembrerebbe essere la causa delle cosiddette morti improvvise da infarto miocardio. Ho sentito inoltre che hanno messo a punto un test per chi ha avuto casi in famiglia. È vero? A chi mi devo rivolgere?
L’influenza del calcio nella morte improvvisa è conosciuta da tempo; infatti la presenza in eccesso nelle fibrocellule miocardiche condiziona una maggior eccitabilità dell’organo con sviluppo di aritmie maligne. La scoperta della proteina che lega e conduce il calcio e quindi la sua presenza in eccesso, potrebbe essere diagnostica per la predisposizione all’infarto miocardio, anche se solo a livello teorico. Innanzitutto il dosaggio è ancora in fase sperimentale e soprattutto il fissaggio non è ancora stato definito. Quindi suggerire adesso l’esecuzione di questo esame come test di controllo, mi sembra veramente prematuro.