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N. 3/4 marzo/aprile 2005

A cura del Professor Italo Richichi, Dirigente di II livello, Divisione di Cardiologia riabilitativa del Policlinico S. Matteo di Pavia. Sezione staccata presidio di Belgioioso
(tel. 0382.501413, fax 0382.501452)

Ho trentadue anni e soffro di lieve ipertensione; al mattino prendo un quarto di pastiglia di seloken retard (un beta-bloccante). Siccome fra un po’ vorrei provare ad avere un bimbo, vorrei sapere se posso continuare a prendere questa pastiglia senza problemi, o se questo potrebbe creare danni al feto…
Il mio cardiologo mi ha detto che potrei continuare a prenderla per quasi tutto il periodo di gravidanza, ma io gradirei tanto avere altri pareri in merito.

Come regola generale nessun farmaco dovrebbe essere assunto nei primi tre mesi di gravidanza. I rischi e i benefici dell’assunzione dovrebbero essere attentamente considerati durante l’intero periodo. L’esperienza con il metoprololo (Seloken) in donne gravide è limitata e non è pervenuta ancora comunicazione di malformazione del feto. È corretto quindi utilizzare il farmaco solo se risulta essenziale.
Seguendo le dosi terapeutiche, la quantità di farmaco che passa al bambino con l’allattamento è trascurabile. Bisogna comunque tenere controllato sempre il bambino per l’effetto betabloccante. La posologia assunta dalla lettrice è molto bassa per produrre effetti collaterali durante l’allattamento. In conclusione il farmaco in questione può essere usato ma sotto stretta sorveglianza medica. Potendo, sarebbe meglio sostituirlo con un altro antipertensivo.

Sono stato dimesso con diagnosi di EPA, cosa significa?
L’acronimo di EPA vuol dire: Edema Polmonare Acuto. Di fatto la funzione contrattile del ventricolo sinistro diminuisce a un livello tale da impedire il passaggio normale di sangue nell’aorta. Tale incapacità determina l’impedimento del normale flusso di sangue nella circolazione; la stasi ematica ristagna a monte nelle varie sezioni (atrio sinistro, vene polmonari, polmone). L’ingorgo di liquido ematico riduce bruscamente l’ossigenazione del sangue a livello polmonare con grande difficoltà della respirazione. Infatti il sintomo prevalente resta una profonda e defatigante dispnea; il paziente è costretto a mettere in funzione i muscoli respiratori accessori aggravando ulteriormente il bisogno di ossigeno. Il corteo sintomatologico dell’EPA è così costituito: dispnea, sudorazione, ambascia ed astenia, pallore, tachicardia ed oliguria. Anche il decubito diventa obbligato. Appena il ventricolo sinistro riprende le sue capacità si ha il netto miglioramento delle condizioni cliniche.

La malattia di cuore può produrre danni al fegato?
Tutte le disfunzioni cardiache che producono difficoltà circolatorie si ripercuotono sull’organo epatico. Lo scompenso di cuore, causa la tradizionale stasi epatica; anche l’ipertensione polmonare provoca una vistosa epatomegalia. In questo caso diventa necessario aggiungere un farmaco diuretico alla terapia per migliorare la sindrome clinica e quindi la funzionalità del fegato.

Il sonno modifica la funzione del cuore?
Il sonno riduce le prestazioni di tutti gli organi; gli apparati più importanti mantengono le funzioni basali, riducendo il carico di lavoro. Anche il cuore si riposa: si ha così un’apprezzabile riduzione della frequenza cardiaca con un abbassamento anche dei livelli pressori.

È possibile escludere dalle immagini che vi allego la presenza del forame ovale pervio? Praticando attività subacquea questo potrebbe comportare il passaggio di bolle d’azoto nella fase decompressiva?
Non è possibile escludere la presenza di forame ovale pervio dalle immagini trasmesse; è necessario comunque eseguire gli accertamenti per completare e definire la diagnosi con rigore. Adesso ci sono diverse indagini diagnostiche: l’ecocardiogramma tradizionale, l’ecocardiogramma transesofageo, il cateterismo cardiaco. Qualora venisse documentata la pervietà del forame ovale, la chiusura del difetto è molto semplice ed efficace; l’applicazione del patch avviene per via percutanea transcatetare senza la necessità di eseguire un intervento cardiochirurgico classico (con apertura del torace). Perciò il lettore dovrà procedere con rapidità per avere risposte sicure. Rischiare le immersioni con il sospetto di un forame ovale pervio è assolutamente inutile.