Archivio rubrica




N. 11/12 novembre/dicembre 2003

A cura del Professor Italo Richichi, Direttore della Divisione di Cardiologia riabilitativa del Policlinico S. Matteo di Pavia. Sezione staccata presidio di Belgioioso
(tel. 0382.501413, fax 0382.501452)

1. Una terapia appropriata
Sono preoccupato per mia figlia. Ha 4 anni ed è ricoverata in un ospedale pediatrico con la diagnosi di fibrillazione atriale ventricolare media 90 al minuto con turbe della conduzione intraventricolare asse elettrico deviato a destra atipico aspecifiche della fase di recupero. La terapia che hanno prescritto è a base di Propafenone. Che consigli può darmi?
Si tratta di un disturbo della formazione e della conduzione dello stimolo elettrico. Il muscolo cardiaco per contrarsi e spingere il sangue nell’apparato circolatorio deve essere eccitato da una corrente elettrica a voltaggio molto basso. Un piccolo organo, situato nell’atrio destro, produce e diffonde l’attività elettrica che ha vie preferenziali di percorso; quest’organo si chiama Nodo Seno-atriale. La formazione dello stimolo segue un ritmo costante che viene modificato dal fabbisogno del corpo umano e da alterazioni emotive. Diverse malattie possono influire sul Nodo Seno-atriale producendo disfunzione o disattivazione. Nella fibrillazione atriale molte altre cellule miocardiche si attivano producendo l’insorgenza di stimoli diversi e numerosi che influiscono sul battito cardiaco; si ha quindi la perdita della regolarità del ritmo cardiaco e l’aumento della frequenza. Allora è necessario somministrare dei farmaci che riducano la frequenza e che tentino d’inibire gli eccessi centri di stimolazione.
Il Propafenone è uno dei farmaci più usati che permette anche il ripristino del ritmo sinusale. La dose somministrata dipende dall’effetto ottenuto. Trattandosi di un bambino la dose è sempre adeguata al peso corporeo e alla frequenza media ottenuta. Nel caso del lettore 90 battiti al minuto è già un buon risultato. Per dare una risposta completa bisogna conoscere la causa della fibrillazione atriale; quindi è necessario eseguire indagini più approfondite. È chiaro che la gravità della fibrillazione atriale dipende dalla malattia di fondo.

2. Attacco di panico
Alcuni anni fa ho avuto un ictus temporale dovuto al prolasso della mitrale. Da cinque anni assumo la Dintoina con il Tegredol, e gli ultimi esami, Ecg e Risonanza Magnetica, hanno evidenziato una cicatrice interna che tocca il sistema epilettico. Mi capita di soffrire di attacchi di panico e il mio medico dice che dipende da questa cicatrice. Cosa ne pensa?
Caro Lettore, la domanda è già profonda ma la risposta non è per niente semplice. In verità gli attacchi di panico appartengono alla sfera dei disturbi dell’ansia. L’ansia non ha dipendenze dirette da alterazioni anatomiche del cervello; sicuramente un fatto ischemico cerebrale influisce nel produrre sindromi ansiose o sindromi depressive. Quindi è difficile confermare o escludere il collegamento indiretto. L’attacco di panico procura un senso di disagio e di paura, che in pochi minuti raggiunge il suo acme; i sintomi presenti sono: palpitazioni, tachicardia, tremori fini o a grandi scosse, dolore toracico, sensazione di asfissia, nausea, senso di sbandamento, paura d’impazzire, paura di morire, brividi o vampate di calore. L’attacco si può accompagnare a disturbi mentali.

3. Esami di approfondimento
Ho 50 anni, da circa un anno soffro di dolore oppressivo retrosternale di breve durata irradiato al collo. Il dolore si manifesta talvolta a riposo e al mattino dopo il risveglio. Vorrei sapere a quali esami sottopormi per stabilire se i sintomi sono da definirsi crisi di Angina Pectoris. Non è forse il caso di controllare le coronarie? Con questi sintomi non rischio forse l’infarto?
Il dolore riferito dal lettore ha caratteristiche molto simili a quelli dell’Angina Pectoris mista, il dolore da sforzo e a riposo inducono a immaginare una malattia delle Coronarie. È importante procedere con sollecitudine ad accertamenti più approfonditi; il primo esame da eseguire è un elettrocardiogramma durante la comparsa del sintomo doloroso; se questo non è possibile per la breve durata, bisogna eseguire un holter dinamico che registra per 24 ore l’elettrocardiogramma. Se durante tale registrazione non compare nessun sintomo e l’esame risulta negativo, è necessario sottoporsi a un Test ergometrico o a Scintigrafia miocardica: questi esami possono essere eseguiti presso centri cardiologici qualificati. Allora si può decidere se effettuare un esame coronarografico per escludere la malattia delle Coronarie o completarne la diagnosi quantitativa. È ovvio che l’esecuzione degli esami ematochimici è indicata fin dall’inizio.

4. Emicrania e aura
Cos’è un’emicrania con aura? Da cosa può dipendere?
Aura vuol dire venticello oppure brezza; il vocabolo viene utilizzato nell’Epilessia per identificare i segni premonitori della crisi epilettica; viene così usato anche nei soggetti affetti da emicrania; solo nell’1 percento di tutta la popolazione si riscontra emicrania con aura. In che cosa consiste la sindrome? Si tratta in realtà di disturbi neurologici che si accompagnano al mal di testa: visioni di lucine, formicolio di parti del corpo, paresi transitoria degli arti, mancanza di parti del campo visivo. Questi disturbi precedono la crisi cefalgica e durano pochi minuti, difficilmente oltre i 30. La cefalea che segue la manifestazione dell’aura mantiene le solite caratteristiche dell’emicrania; pulsante, monolaterale, accompagnata a nausea, vomito, senso di fastidio per il rumore e la luce. Quasi sempre il quadro si risolve senza nessuna complicazione.