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N. 9/10 settembre/ottobre 2003

A cura del Professor Italo Richichi, Direttore della Divisione di Cardiologia riabilitativa del Policlinico S. Matteo di Pavia. Sezione staccata presidio di Belgioioso
(tel. 0382.501413, fax 0382.501452)

1. Blocco di Branca Sinistra completo
A 34 anni mi hanno diagnosticato un Blocco di Branca Sinistra completo tramite l’ecocardiogramma. Vorrei saperne di più su questa cardiopatia e se ho la possibilità di continuare a praticare discipline sportive non agonistiche.
Il Blocco di Branca Sinistra completo (BBS) è un’alterazione elettrocardiografica, ma non rappresenta una malattia vera e propria; si tratta di un disturbo della conduzione dello stimolo elettrico che dall’alto dell’atrio destro (Nodo Seno-Atriale) arriva sino al Nodo Atrio-Ventricolare e da qui al fascio di Hiss fino alla branca sinistra e destra. Quando lo stimolo elettrico trova il percorso alterato rallenta la sua velocità producendo il blocco incompleto o minore; se invece c’è un’interruzione completa lo stimolo trova vie accessorie per passare e quindi elettrocardiograficamente si registra il blocco completo della branca. In pratica avviene quello che succede in autostrada quando il traffico viene interrotto, tutte le auto debbono trovare delle strade collaterali, quindi il tempo di percorso si allunga in modo apprezzabile.
Quali sono le cause che producono questo difetto di passaggio dello stimolo? Ripetendo l’esempio del traffico, la causa più comune è il manto stradale alterato in tutte le corsie, oppure un incidente automobilistico o peggio la caduta di massi o il cedimento del fondo stradale. Il tessuto di conduzione del cuore è un tessuto nobile e quindi molto delicato; la causa più frequente è data da sclerosi precoce del tessuto nobile; questa condizione non produce danni significativi per diversi decenni, invece altra condizione è quella di una concomitante malattia organica (valvolare, ischemica, muscolare, connettivale). Diventa necessario eseguire gli opportuni accertamenti strumentali (ecocardiogramma, radiografia, RNM, TAC) ed eventuale cateterismo cardiaco. Ogni valutazione sulla prognosi deve essere rinviata a dopo.

2. Rigurgito tricuspidale
Sono un uomo di mezza età, mi è stato riscontrato tramite un’ecocardiogramma un rigurgito tricuspidale lieve-moderato di tipo funzionale con moderata ipertensione polmonare (PSVD=46 mmhg). Vorrei sapere se è il caso di preventivare una visita dal cardiologo.
Il flusso di sangue nelle e dalle cavità cardiache circola attraverso quattro valvole che permettono il passaggio di sangue per via anterograda e ne impediscono il ritorno all’indietro: la valvola mitrale che permette il passaggio di sangue dall’atrio sinistro al ventricolo sinistro, la valvola aortica che permette l’uscita del sangue dal ventricolo sinistro nell’arteria aorta, la valvola tricuspide che permette il passaggio dell’atrio destro al ventricolo destro e la valvola polmonare che permette il passaggio dal ventricolo destro all’arteria polmonare. La funzione della valvola tricuspide è molto delicata ed importante nella dinamica circolatoria, anche se è poco conosciuta; infatti si ammala più raramente della valvola controlaterale chiamata mitrale. La tricuspide è costituita da tre lembi che impediscono il ritorno indietro del sangue nell’atrio destro. Quando una malattia colpisce la valvola, l’apparato sottovalvolare o le pareti del ventricolo destro, la tricuspide può diventare insufficiente perché, durante la contrazione (sistole) del ventricolo destro, parte di sangue rigurgita dal ventricolo all’atrio destro evidenziando una malattia del cuore. A seconda dei gradi di insufficienza e quindi della quantità di sangue che torna indietro la malattia può essere lieve o importante. L’insufficeinza tricuspidale può essere lieve, lieve-moderata, moderata, moderata-severa, severa. Questo eccesso di sangue che passa dall’atrio destro (perché torna indietro durante la contrazione ventricolare) torna al ventricolo destro e da qui nel sistema circolatorio polmonare. Il tratto polmonare può ammalarsi e progressivamente produrre un aumento della pressione polmonare. Quando la patologia è avanzata tanto da aumentare la pressione polmonare è necessario fare rapidamente la relativa indagine (ecocardiogramma, ecg, visita cardiologica, cateterismo).

3. Praticare attività subacquea
Sono un istruttore subacqueo e, recentemente, si è rivolta a me una persona sofferente di prolasso mitralico per iscriversi a un corso subacqueo di primo livello. Vorrei sapere se nonostante la patologia sia possibile praticare l’attività subacquea e se gli aumenti di pressione possono in qualche modo aggravare la disfunzione.
Il prolasso mitralico, prima di diventare una malattia, è una vera e propria sindrome; in questa fase i rischi nelle pratiche sportive sono ridotti. Chi però desidera praticare attività professionistiche o competitive deve sottoporsi ad accertamenti cardiologici completi. Per approfondire l’argomento debbono essere chiariti gli aspetti fisiopatologici dell’alterazione dell’apparato valvolare mitralico; la prima considerazione da fare riguarda il grado di prolasso e l’impegno cardiaco che la pratica sportiva comporta. Se il prolasso della mitrale non produce insufficienza mitralica non esistono controindicazioni assolute per il livello di attività, se invece il rigurgito mitralico è significativo oppure esistono aritmie cardiache causate dalla disfunzione valvolare, deve essere fatta un’attenta valutazione. Comunque un ecocardiogramma, un monitoraggio per 24 ore del ritmo cardiaco e un test ergometrico permettono una diagnosi precisa sulle condizioni anatomico-funzionali della valvola e il carico di lavoro che la stessa è in grado di sopportare.

4. Per saperne di più
Cosa significa BAV di II° grado Mobitz 2?
La conduzione dello stimolo cardiaco percorre strade particolari che costituiscono il sistema di conduzione miocardico. Come già chiarito ad altro lettore, il percorso si forma nel nodo seno-atriale, arriva al nodo atrio-ventricolare, passa al fascio di Hiss, da qui alle due branche (destra e sinistra) e poi si distribuisce perifericamente al tessuto di Purkinje che costituisce la sottile rete intorno alle cellule miocardiche. Questo stimolo può essere ritardato, interrotto o deviato a seconda della gravità della patologia che colpisce tale tessuto di conduzione. Il blocco atrioventricolare si verifica quando lo stimolo s’interrompe nel tratto che va dall’atrio ai ventricoli, dove si trova il piccolo nodo AV. I gradi di blocco sono diversi e di intensità crescente; il primo grado rappresenta un’alterazione semplice e di nessun significato clinico; infatti si allunga soltanto il tempo di conduzione; il blocco di secondo grado ovviamente è più elevato e prende il nome di Mobitz, che è il nome del ricercatore che ha studiato e descritto la gravità e i segni di tale disturbo; il terzo grado infine produce un blocco totale del passaggio dello stimolo dagli atri ai ventricoli e la soluzione quasi sempre si ottiene con l’applicazione di uno stimolatore artificiale.