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N. 1/2 gennaio/febbraio 2003

A cura del Professor Italo Richichi, Direttore della Divisione di Cardiologia riabilitativa del Policlinico S. Matteo di Pavia. Sezione staccata presidio di Belgioioso
(tel. 0382.501413, fax 0382.501452)

1. Coma anossico
Ho sentito parlare di coma anossico. Di cosa si tratta?
Quando il tessuto cerebrale viene alterato per oltre 4-5 minuti, le capacità intellettive e cognitive si riducono in modo progressivo fino ad arrivare al coma cerebrale: la persona non è più capace di intendere e di volere; se il sensorio è alterato in modo totale si può arrivare al coma profondo. Se la causa principale che porta al coma dipende dall’ossigenazione si ha il coma anossico (cioè carenza di ossigeno). Conseguentemente, vengono meno lo stato di coscienza, di vigilanza e di consapevolezza di se stessi. I diversi gradi di coma vengono stabiliti con la Glascow Coma Scale che valuta le risposte oculari, verbali e motorie. Lo score è dato dalla somma delle migliori risposte ottenute; comunque esistono altre scale per quantificare il grado di coma che dall’obnubilamento del sensorio possano portare alla vita vegetale. Per concludere la risposta al lettore, il coma anossico frequentemente è causato dall’arresto cardiocircolatorio.

2. Pressione alta e fibrinogeno
Esiste una relazione tra episodi di pressione arteriosa elevata e fibrinogeno?
Non esiste alcuna relazione conosciuta tra ipertensione arteriosa e fibrinogeno. È noto che l’aumento di livelli fino ai valori patologici produce un rischio cardiovascolare sempre più elevato. L’incremento della pressione arteriosa sistolica e/o quella diastolica possono causare infarto miocardico o infarto cerebrale: vengono infatti considerati fattori di rischio cardiovascolare. L’ipertensione arteriosa è un fattore di rischio principale, l’aumento del valore di fibrinogeno nel sangue è considerato un fattore di rischio secondario. Mentre l’incremento di fibrinogeno è causato da fatti infiammatori generali e ad essi fa frequentemente riscontro, l’ipertensione arteriosa è causata da eccessiva produzione di catecolamine nel sangue o ad aumentate resistenze vascolari periferiche. La menopausa e l’andropausa producono spesso l’ipertensione arteriosa.

3. Valvulopatia aortica
Sono una persona di 82 anni e soffro di valvulopatia aortica di grado ritenuto severo. Dai risultati dell’eco-doppler sembra necessario un intervento chirurgico. In tal caso, quali problemi possono insorgere e che tipo di intervento dovrebbe essere fatto (plastica, sostituzione)? È possibile effettuare una gradazione di pericolosita dell'intervento?
La malattia della valvola aortica è quasi sempre di tipo infettivo (reumatismo articolare acuto) contratta in giovane età; il vizio può essere: stenosi o insufficienza valvolare. Il lettore non specifica i particolari. Col passare degli anni l’evoluzione del vizio valvolare produce alterazione delle varie sezioni del cuore con progressione della gravità, che può arrivare fino allo scompenso cardiaco (scompenso acuto, scompenso globale, sinistro o destro). Anche altri organi che lavorano direttamente col cuore possono venire coinvolti dalla malattia; infatti prima il polmone, poi il rene e poi il fegato risultano compromessi dall’evoluzione del vizio valvolare aortico. Un ventennio indietro gli interventi di cardiochirurgia non venivano eseguiti oltre i sessantacinque anni; adesso il limite non dipende più dall’età anagrafica, bensì dall’età biologica; cioè un anziano a condizioni generali buone corre meno rischio di un giovane molto compromesso. Appunto è il rischio operatorio, definito dal cardiologo, dal cardiochirurgo e dall'anestesista che stabilisce l’operabilità o meno del paziente. A seconda della compromissione dell’organo cuore e degli altri organi correlati, insorgono complicanze perioperatorie e post-operatorie. Attualmente dopo le opportune verifiche, anche gli ottantenni vengono operati normalmente.

4. L’alimentazione e lo stress
A 38 anni, con una naturale passione per lo sport (piscina due volte la settimana), una non meno naturale passione per la tavola e dopo tavola (grappa, birra in situazioni conviviali a go-go), una familiarità di ipertensione, diabete e cardiopatia ischemica, è il momento di cominciare a porsi qualche domanda. Ammetto anche di essere un fumatore (20 sigarette al dì) in conseguenza, credo, del lavoro un po’ stressante che faccio: 8 ore davanti al computer, tutti ma tutti i giorni.
Certamente 20 sigarette al giorno sono da evitare, come sono da evitare le 8 ore continue davanti al computer (i cui effetti sul corpo umano non sono ancora completamente studiati); l’esagerazione del fumo e dei superalcolici spiegano anche la familiarità per l’ipertensione arteriosa; si consiglia di ridurre il sale nei cibi ed anche l’eccesso eventuale dei caffè.