
Milioni di persone controllano ossessivamente il VO2 max sul proprio smartwatch. Alcuni si preoccupano quando scende di un punto. Altri pagano centinaia di euro per test in laboratorio. Ma c’è un problema fondamentale: stanno monitorando la metrica sbagliata.
È questa la tesi provocatoria di Eric Topol, cardiologo e direttore del Scripps Research Translational Institute, uno dei medici più influenti al mondo, che in un recente saggio ha fatto chiarezza su una delle confusioni più diffuse nel mondo del fitness e della longevità.
Che cos’è il VO2 max
Il VO2 max è l’assorbimento massimale di ossigeno — ovvero il “soffitto” della potenza aerobica di un individuo. Per misurarlo in modo accurato occorre un test in laboratorio con una maschera ben aderente che cattura ogni molecola di ossigeno inalato e di CO₂ espirato, su un tapis roulant o una bicicletta stazionaria, spingendo fino all’esaurimento assoluto. Un test del genere costa circa 150 dollari in un laboratorio universitario (dalla 50 alle 150 euro in Italia, a seconda del laboratorio).
Niente a che vedere con quello che mostra il tuo Apple Watch o il tuo Garmin. I wearable non misurano il VO2 max tramite scambio gassoso, ma attraverso algoritmi basati sulla frequenza cardiaca e sul movimento, con un margine di errore medio del 7-16%. In più, tendono sistematicamente a sovrastimare il valore nelle persone poco allenate e a sottostimarlo nelle persone fit. Un dato che da solo dovrebbe indurre alla massima cautela.
La metrica che conta davvero: i MET
Topol introduce un concetto meno glamour ma enormemente più solido: la fitness cardiorespiratoria (CRF), misurata in MET (equivalenti metabolici del compito).
1 MET corrisponde all’energia consumata a riposo. Camminare lentamente richiede meno di 3 MET, camminare spediti tra 3 e 6 MET, fare jogging supera i 6 MET. La formula è semplice: MET = 0,05 × frequenza cardiaca + 2. Se durante l’allenamento il cuore arriva a 140 bpm, si stanno producendo circa 9 MET. (0,05 x 140 + 2)
Non serve nessun laboratorio, nessun costo, nessuna maschera. È una misura del mondo reale, gratuita e universalmente accessibile.
I dati che contano: longevità e mortalità
Qui sta il punto cruciale. I dati sulla sopravvivenza provengono quasi interamente dai MET, non dal VO2 max. Una meta-analisi pubblicata sul JAMA nel 2009 su oltre 102.000 partecipanti ha dimostrato che ogni MET aggiuntivo di fitness cardiorespiratoria corrisponde a una riduzione del 14-15% della mortalità per tutte le cause.
Uno studio della Cleveland Clinic su 122.000 pazienti ha rilevato che il rischio di mortalità tra chi ha una fitness nella media rispetto a chi ce l’ha sotto la media è paragonabile al rischio associato al fumo o al diabete. Tra il livello più basso e quello !élite!, il rischio di morte si moltiplica per cinque.
Nel 2016, l’American Heart Association ha dichiarato che la CRF dovrebbe essere considerata un segno vitale clinico, alla stregua della pressione arteriosa o della glicemia.
E il VO2 max? In una meta-analisi del 2024 su 42 studi, i partecipanti con misurazioni CRF basate sui MET erano 234 volte più numerosi di quelli con VO2 max direttamente misurato. Più del 99% dei dati che collegano fitness e sopravvivenza vengono dai MET, non dal VO2 max.
Chi ha alimentato il mito
Il principale promotore del VO2 max come metrica della longevità è stato Peter Attia, medico e autore del bestseller Outlive. Attia ha ripetutamente affermato che “il VO2 max è il singolo marcatore più potente per la longevità”, citando però studi che non avevano mai misurato il VO2 max, ma usavano i MET — e presentandoli come se sostenessero la sua tesi. Una confusione concettuale, non un errore trascurabile.
Il risultato? Milioni di persone stanno usando i dati inaffidabili del loro smartwatch per valutare la propria fitness cardiorespiratoria, come i due pazienti preoccupati che hanno contattato Topol perché il loro VO2 max stava calando.
L’ironia dell’intelligenza artificiale
Il problema è già arrivato a inquinare i nuovi strumenti di AI per la salute. Un giornalista del Washington Post ha caricato i propri dati Apple Health su ChatGPT Health e ha ricevuto una valutazione “F” per la salute cardiovascolare — basata in larga parte su dati di VO2 max stimati dal wearable, nonostante avesse oltre 7.500 passi al giorno per un intero decennio. Metriche fasulle che producono diagnosi fasulle.
La conclusione
Il messaggio di Topol è netto: per atleti d’élite, pazienti con scompenso cardiaco o ipertensione polmonare, il VO2 max può avere un senso clinico preciso. Per tutti gli altri, non ci sono dati che giustifichino l’ossessione per questa misura.
Se vogliamo monitorare qualcosa, la metrica giusta sono i MET: gratuita, semplice, disponibile ovunque, e la più studiata per gli esiti sulla salute. E forse, aggiunge Topol, la strategia migliore è ancora più semplice: essere fisicamente attivi quanto possibile, e smettere di preoccuparsi delle metriche.