di Fulvio Massini

In palestra vanno di moda i “circuiti”. Si tratta di esercizi aerobici a corpo libero,talora con l’ausiliodi manubri o di qualche altro attrezzo. Sono performancein cui è fondamentaleaccorciare i tempi di recupero per costringere l’organismoa un maggiordispendio calorico

L’autunno è arrivato portando con sé il freddo. Per molti di noi è il momento di iscriversi in una palestra. Corsi di ballo aerobici, spinning, nuoto… le attività da poter seguire sembrano sempre originali e divertenti, ma cosa fare se abbiamo a disposizione solo poco tempo, e magari, più che la palestra, solo il soggiorno di casa o un giardino pubblico? La risposta è arrivata dall’Inghilterra. Si tratta del Circuit Training, che i dottori Morgan e Adamsons dell’Università di Leeds hanno messo a punto già nel lontano 1953. In più di 60 anni il Circuit Training ha assunto molti nomi e altrettante varianti – Total Body, Heat, Tabata… ma sempre della stessa disciplina di tratta, almeno come carico fisico. Infatti, in qualsiasi modo lo si voglia interpretare, l’alternanza di tempi brevi per carico-recupero rimane un mezzo di allenamento alla base di molti sport e anche un alleato fondamentale della prevenzione cardiovascolare.

Il Circuit Training si basa sullo svolgimento di un’attività fisica impegnativa seguita da un recupero breve e incompleto. Così facendo non diamo tempo al muscolo di riformare totalmente la fosfocreatina (una molecola presente in tessuti e muscoli che agisce come accumulatore di energia). In questo modo, il corpo ricorre al sistema aerobico, che ossida i grassi accumulati a tavola.

Praticità e attrezzatura “leggera” sono i due grandi vantaggi di ogni Circuit, giacché ovunque e in qualsiasi momento possiamo svolgere la nostra sessione. Il motivo è molto semplice. Tutto ciò di cui abbiamo bisogno è sempre con noi. Ebbene sì, l’allenamento a stazioni, almeno per la corsa, si pratica soprattutto a corpo libero. Ben vengano le macchine isotoniche e quelle per il cardio fitness, ma se non sono disponibili, se siamo soli in un’ambiente non attrezzato, è il caso di ricorrere a piegamenti, core-training, ginnastica propriocettiva, pilometria.

Se non sapete di cosa stia parlando, rivolgetevi a un personal trainer professionista: ogni persona è differente, individuare il giusto allenamento è fondamentale. Viceversa, iniziare imitando gli altri porta quasi sempre a esagerare o a non usare esercizi specifici.

Fate attenzione, specialmente nei primi tempi, al rapporto carico-recupero. Iniziate con esercizi dinamici, cioè senza mantenere la stessa posizione troppo a lungo: il rapporto carico-recupero dovrà essere di 1:2 o di 1:3, così da permettere al fisico di recuperare più in fretta. Allenandovi, percepirete l’adattamento corporeo e potrete ribaltare il rapporto a favore del carico. Chi ha detto che il recupero vada fatto da seduti? Provate a correre in surplace per misurarne l’efficacia!

Dicevamo di  evitare la stessa posizione in modo prolungato, specie per chi è alle prime armi con questo tipo di esercizi. In questo modo, la circolazione verso il cuore ne gioverà, a tutto vantaggio della pressione. Inoltre il sangue fluirà più facilmente verso il cuore, garantendo un’attività sicura per chi ha problemi di pressione arteriosa. Tenete conto che l’allenamento modifica molti fattori: sudore, fiatone, fatica fanno parte del gioco, dolore, spossatezza o giramento di testa no. In tal caso, non fate gli eroi, assecondate i segnali del corpo e interrompete.

Tra un circuito e l’altro, è bene ricordarsi di bere qualche sorsata d’acqua. Facendo due conti, basterà ritagliarsi un’ora al giorno per tre volte la settimana per avere risultati. A parlarne mi è già venuta voglia di sudare, e a voi? Se non fate attività fisica da tempo, consultate prima il vostro medico.

Di
Fulvio
Massini,
in
collaborazione
con
Filippo
Galantini.

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