di Elisabetta Bramerio

Dosi supplementari di potassio servono a bilanciare il continuo impoverimento di questo elemento vitale per il nostro organismo, impoverimento che si verifica nei pazienti che fanno uso di farmaci diuretici. È quanto emerge da un nuovo studio svolto negli Stati Uniti. I pazienti affetti da ipertensione, scompenso cardiaco, edema polmonare e insufficienza renale per i quali l’uso di farmaci diuretici è imprescindibile, vedrebbero così migliorare la qualità della vita e ridurre la mortalità. Grazie al potassio

AVOCADO

Supplementi di potassio riducono la mortalità nei pazienti con insufficienza renale, forme severe di ipertensione arteriosa, scompenso cardiaco, edema polmonare e altre patologie per cui il ricorso a farmaci diuretici è la prassi. Lo ha dimostrato uno studio condotto dal Centro di epidemiologia e biostatistica medica dell’università della Pennsylvania di Philadelphia. Stando a quanto gli autori dello studio hanno pubblicato di recente sulla stampa scientifica, l’assunzione per via orale di potassio si è dimostrata utile per rallentare la perdita di questo elemento intracellulare (più nello specifico, il potassio è classificato come un catione, ossia un atomo con carica elettrica positiva) causata dai diuretici. È infatti emerso che fin dalla prescrizione del dosaggio minimo di diuretico, la diminuzione dei rischi dovuti a ipokaliemia, ovvero la carenza di potassio nel sangue, ha fatto registrare un calo incoraggiante della mortalità. Il fenomeno si è verificato nei pazienti ai quali è stato somministrato un trattamento di rinforzo a base di potassio. Lo studio è stato condotto su oltre 600 mila pazienti accomunati dalla caratteristica di esser tutti trattati con farmaci diuretici. La maggior parte dei pazienti erano donne, la metà delle quali di razza bianca e di età media intorno ai 65 anni. Il potassio è stato somministrato a circa il 30%, mentre il restante 70% è stato trattato con placebo. La riduzione della mortalità è stata riscontrata dopo un anno di assunzione di potassio, in chi era in cura con i diuretici con dosi da 40 mg/die. “Nel loro insieme i risultati suggeriscono che un supplemento empirico di potassio – si legge nello studio citato – può essere associato a un aumento della sopravvivenza fra coloro che assumono diuretici, e che il grado di beneficio cresce quando la dose di potassio è commisurata a quella di diuretico”. Il che tradotto in parole semplice significa che, indipendentemente dalla dose di diuretici, il potassio ha effetti benefici sulla diminuzione dei rischi mortali nel paziente, purché il potassio venga adeguato al diuretico.

Lo studio in questione, per ammissione degli interessati, ha dei limiti soprattutto legati al fatto che i supplementi di potassio sono stati dati solo sulla base dell’assunzione di diuretico e non sulla base della potassiemia basale e/o dopo diuretici. Il primo è che non si conoscono ancora gli eventuali effetti collaterali che il supplemento di potassio potrebbe comportare sull’organismo in alcuni pazienti che tendono ad accumularlo nonostante i diuretici (per esempio, per peggioramento della funzione renale). Secondo, siccome la dose giornaliera di potassio è stata definita esclusivamente in funzione di quella del diuretico, c’è il rischio che il dosaggio di potassio non sia stato quello ottimale in più di un caso, date le specificità di ogni singolo paziente, di cui non si è riusciti a tener conto in sede di valutazione del farmaco di ripiego. In particolare – si legge nelle conclusioni dello studio – è possibile che persone con una lieve insufficienza renale possano essere più che altro danneggiate da un supplemento di potassio, addirittura con un aumento dei rischi di mortalità rispetto alle condizioni di partenza. Tuttavia, nonostante queste critiche e altre ancora, lo studio dimostra oltre ogni ragionevole dubbio che la terapia a base di potassio associata a quella diuretica favorisce una diminuzione dei rischi mortali per quelle malattie che hanno reso il diuretico un farmaco salvavita.

Il potassio è un minerale presente naturalmente nell’organismo e ha un ruolo molto importante nella crescita cellulare. Il potassio viene espulso attraverso la minzione e la sudorazione e rinnovato per il tramite dell’alimentazione. I cibi ricchi di potassio sono per lo più riscontrabili nella verdura e nella frutta. Patate e legumi per la verdura, banane e noci e mandorle per la frutta. È noto che una dieta troppo ricca di sodio e povera di potassio è la via più diretta per arrivare all’ipertensione arteriosa. Lo dicono varie linee guida mediche che invitano a ridurre l’apporto di sale nei cibi, facendo notare che un discreto apporto di sodio è già presente negli alimenti. È altresì noto che una larga percentuale della mortalità mondiale è causata proprio dall’ipertensione e dalle conseguenze letali che questo disturbo cronico comporta. Infatti, l’infarto del miocardio e l’ictus ischemico o emorragico sono tra le conseguenze possibili dell’ipertensione non adeguatamente trattata. Sono delle manifestazioni cliniche che non tardano a manifestarsi se il disturbo dell’ipertensione non è stato diagnosticato e messo sotto cura per tempo. Ciò detto, si diventa ipertesi per una concomitanza di cause. C’è chi ci si vede diagnosticata l’ipertensione soprattutto per cause genetiche, il che accade quando in famiglia sono presenti parenti di primo grado affetti dal medesimo disturbo. C’è chi invece è esposto ai fattori di rischio che si procura da sé attraverso un’alimentazione troppo ricca di sodio e grassi saturi, oppure perché assume alcol oltre la modica quantità, fuma e magari fa attività fisica insufficiente; e chi infine è il prodotto degli uni e degli altri fattori, i primi iscritti nel codice genetico, i secondi in rapporto con gli stili di vita e l’ambiente in cui viviamo. Tra i fattori di rischio legati all’alimentazione, certamente va presa in seria considerazione una dieta povera di potassio.

Il potassio è un catione presente all’interno delle nostre cellule e svolge un ruolo fondamentale per la loro crescita e il loro sviluppo. L’assunzione di potassio è sempre raccomandata in caso di ipokaliemia, ovvero la carenza di potassio nel sangue. Tale carenza può avere cause diverse che andranno individuate. È spesso causata da diarrea e vomito oppure da un malfunzionamento delle ghiandole surrenali con un eccesso dell’ormone aldosterone, oppure è causata dall’uso di diuretici. Il diuretico è un farmaco che può essere prescritto per più di un disturbo. Più comunemente è prescritto come farmaco antipertensivo, per il trattamento degli edemi e della ritenzione idrica da scompenso cardiaco.

Ma non è tutto. L’organismo umano può andare in debito di potassio oppure averne immagazzinato troppo. In entrambi i casi il cuore è tra i primi organi a farne le spese, rischiando, nei casi più gravi, l’arresto. Si chiama ipokaliemia, la malattia che si identifica con un livello di potassio nel sangue inferiori alla norma. Ebbene, l’ipokaliemia può danneggiare il cuore scatenando un’aritmia cardiaca o addirittura l’arresto, cioè lo stato in cui il cuore cessa di battere. L’arresto è il pericolo maggiore anche in caso di iperkaliemia. In presenza di concentrazioni di potassio oltre la norma, il cuore può essere sottoposto a frequenti e violente scariche elettriche che causano disturbi del ritmo, come extrasistoli e rallentamenti, che possono a loro volta scatenare l’arresto.

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