di Elisabetta Bramerio

Come riconoscere se un deficit della vista è il sintomo di una malattia? E se c’è di mezzo il diabete? Invecchiando i nostri occhi peggiorano, diminuisce la capacità di messa a fuoco, ma non tutti i disturbi sono l’anticamera di qualcosa di serio, alcuni sì e spesso rimandano a problematiche vascolari. Imparare a districarsi fra i sintomi può salvare la vista. O almeno, a conservarla meglio e più a lungo

 

Maculopatia o retinopatia diabetica, come conservare la vista per chi si ammala di diabete? Per prima cosa è bene rivolgersi a un oculista per fare i controlli del caso a intervalli regolari. Ma per farlo, per programmare la visita oftalmologica, è necessario che il diabetico sia consapevole che la malattia oculare è una delle complicazioni più gravi a cui va incontro. Per facilitare questa conoscenza, non guasta fare un po’ di chiarezza anche a livello lessicale. Cominciamo col precisare che la maculopatia diabetica è una particolare forma di retinopatia, più precisamente coincide con la retinopatia essudativa o edematosa, che si distingue da quella ischemico-proliferativa. Due complicanze tipiche del diabete mellito, sia di tipo 1 che di tipo 2.
Il diabete è caratterizzato da un eccesso di zuccheri nel sangue che si verifica se l’insulina smette di lavorare come si conviene. L’insulina è un ormone prodotto dal pancreas il cui compito è metabolizzare gli zuccheri (glucosio) introdotti all’interno dell’organismo con la dieta.
Maculopatia essudativa-edematosa e retinopatia ischemico-proliferativa sono due forme di retinopatia che si manifestano dopo molti anni di malattia. «Il diabete arreca danni all’apparato visivo dopo molti anni: più è una malattia di lunga data e mal gestita più il danno agli occhi sarà consistente – precisa il professor Lucio Buratto, direttore scientifico del CAMO, il Centro Ambrosiano Oftalmico che, nel febbraio di quest’anno, ha dato vita a una campagna nazionale di prevenzione della maculopatia diabetica, organizzata in collaborazione con l’Ospedale San Raffaele di Milano – La nostra campagna era rivolta soltanto ai diabetici. Volevamo fare il punto sullo stato di salute della loro retina. Tra gli oltre 2500 pazienti che hanno aderito, dando il loro assenso tramite Internet per sottoporsi all’esame di controllo della retinopatia diabetica nei 30 centri nazionali convenzionati, quasi 400 (15%) hanno scoperto di essere affetti dalla malattia, o nella forma edematosa o in quella essudativa. Cosa che prima non sapevano». Per giudizio comune, il risultato di questa campagna non è solo nelle nuove diagnosi, ma nell’aver sensibilizzato i diabetici che la loro malattia non può prescindere da un check-up ripetuto per verificare lo stato di salute della vista.
A oggi si stima che solo il 32% dei diabetici è monitorato per la retinopatia.
«Chi ha complicanze diabetiche agli occhi nel breve periodo è perché è arrivato tardi alla diagnosi – spiega il professor Francesco Bandello, direttore della Clinica oculistica dell’Ospedale San Raffaele di Milano e Past-President della Società europea della retina (EURETINA) – Il diabete provoca danni dalla vista di due tipi. Il primo è la rottura della barriera ematoretinica. Se i vasi vengono attraversati da liquidi e soluti in eccesso, si determina la formazione di edema ed essudazione all’interno della retina che porta alla maculopatia diabetica. Poi c’è un’altra strada, in cui i capillari della retina tendono a chiudersi perché gli elementi figurati del sangue, le proteine plasmatiche e le cellule si alterano dando vita a micro occlusioni che causano ischemia. In parole povere, il tessuto retinico diventa ischemico perché gli vengono a mancare i nutrienti; per compensazione, tende a produrre delle sostanze chiamate angiogeniche, che inducono la formazione di nuovi vasi allo scopo di compensare l’irrorazione andata perduta».
Due tipi di retinopatia, la prima essudativa e la seconda ischemico-proliferativa. Nel secondo caso, uno starnuto o un minimo sforzo e l’aumento di pressione all’interno dei vasi può provocare la rottura di questi nuovi capillari, con conseguente emorragia endovitreale. «Nel caso della retinopatia proliferante, l’emorragia coincide con un improvviso abbassamento della vista – precisa il professor Bandello – mentre nel caso della maculopatia edematosa, il danno è a carico della macula, cioè della parte centrale della retina, e provoca una diminuzione progressiva e graduale nel tempo della capacità di leggere, di scrivere e di osservare gli oggetti».
In letteratura esistono fior di studi che dimostrano che, quando il paziente si cura il diabete, le complicanze oculari intervengono più tardi e sono più lievi. «Quando il comportamento è, all’opposto, cattivo, – aggiunge il professor Bandello – le complicanze si fanno più gravi e intervengono prima».
Il diabete è una malattia largamente sottostimata ovunque nel mondo. Due anni fa, alcuni epidemiologi di chiara fama hanno pubblicato su «Lancet» una metanalisi in cui si è dimostrato che il trend di crescita del diabete a livello mondiale è in drammatico aumento, e che è necessario intervenire in maniera preventiva per correggere lo stile di vita e migliorare la diffusione dei controlli. In caso di inadempienza – hanno sentenziato gli autori – saranno i sistemi sanitari nazionali a rischiare il default, perché le complicazioni del diabete assorbiranno tutte le risorse disponibili, a causa dell’alto numero di pazienti diabetici ipovedenti.
Stando così le cose, è bene che la prevenzione per le complicazioni oculari scatti anche fra i non diabetici, che possono essere vittime della maculopatia senile: una degenerazione della macula che interviene con l’età.
Nei diabetici la dieta deve essere finalizzata al controllo della glicemia, ma se la retinopatia è conclamata è necessario intervenire clinicamente per evitare l’aggravarsi delle lesioni. L’edema maculare si contrasta con le iniezioni intravitreali di farmaci che hanno effetto benefico sia sulla macula sia sulla formazione dei nuovi vasi; le aree retiniche colpite da ischemia si rimuovono grazie al laser.
La dieta c’entra sempre. Tornando alle complicanze del diabete, non a caso il diabete 2, che si manifesta in età adulta, è una conseguenza diretta del cibo e per questo motivo è definito anche diabete alimentare. «Il diabete è una malattia molto legata allo stile di vita – ricorda il professor Buratto – in particolare al comportamento alimentare. A questa stregua vale la pena ricordare che lo zucchero complesso di pane e pasta è meno dannoso di quello semplice che utilizziamo come dolcificante, che lo zucchero dell’alcol è pericoloso tanto quanto quello semplice, per il semplice fatto che l’etanolo che lo produce è una sostanza in grado di fare danni seri in molti distretti dell’organismo. Basti ricordare che viene annoverato fra le sostanze potenzialmente cancerogene».

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