Dalla genetica nuove possibilità di pronosticare l’ictus nei pazienti diabetici
Lavorando insieme a un progetto di ricerca finalizzato a definire la possibilità di predire il rischio di ictus nella popolazione generale, l’Università Cattolica di Roma (Policlinico Gemelli), l’Università di Dundee (Scozia) e la Wake Forest University Winston-Salem (North Carolina, USA) hanno messo a punto un database genetico che potrebbe offrire una previsione attendibile di ictus nei pazienti diabetici.
Lo studio ha esaminato un campione di 13 mila persone attraverso un’analisi innovativa che prende il nome di GWAS (Genome-Wide Association studies): si tratta di studi in cui si analizzano, contemporaneamente, centinaia di migliaia di varianti geniche allo scopo di identificare nuovi geni e comprendere quindi nuovi meccanismi molecolari e cellulari alla base di una patologia. Lo studio, in italiano, prende il nome di “Modello Multigenico per il rischio di Ictus” e i primi risultati presentati riguardano proprio la possibilità di avere una certa capacità di previsione del verificarsi di eventi ictali nella popolazione diabetica.
Il dottor Roberto Pola, Ricercatore dell’Università Cattolica, Policlinico Gemelli di Roma, spiega su quale base si possono fare queste previsioni: «siamo riusciti a identificare, per la prima volta, un set di 5 varianti genetiche che, se presenti e attive nei pazienti diabetici, possono confermare un aumento del 20% del rischio di andare incontro a un ictus ischemico». In pratica, inserendo in una griglia le 5 varianti genetiche considerate, è stato possibile annotare a fianco il numero di pazienti diabetici che con una o più di queste mutazioni genetiche sono stati colti da ictus fino a confermare la statistica che prevede un aumento del rischio pari al 20% in tutti i pazienti diabetici che presentano da 1 a 4 mutazioni genetiche contemporaneamente.
Lo stesso dottor Pola ha commentato: «si tratta di una novità assoluta che ovviamente deve ancora essere testata a lungo»; ha però anche aggiunto che «questi studi sono potentissimi e nuovi, sia nell’ambito medico in generale che in quello dell’ictus. Proprio per questo possiamo dire che siamo in costante evoluzione e continuiamo a scoprire nuovi geni associati all’ictus. Questo ci porterà in un futuro non lontano a capire non solo a chi capita e quando capita un ictus, ma anche e soprattutto a intervenire direttamente sui geni per bloccare i meccanismi che danno avvio alla patologia».