di Riccardo Segato
Sono molti i fattori che possono provocare doloree rigonfiamento nelle gambe, ma se la ragioneè un coagulo di sangue che si è formato nelle vene più profonde,le conseguenze possono essere molto pericolose.Quando accade, la diagnosi da accertare è sicuramentedi trombosi venosa profonda. Tra i fattori scatenati, i viaggi aerei a lunga percorrenza

Un dolore che colpisce le gambe, accompagnato da gonfiore del polpaccio, non è mai di immediata e univoca interpretazione clinica. Può succedere che neppure gli esami diagnostici di rito siano in grado di portare con sicurezza alla diagnosi corretta. A titolo d’esempio, citiamo un caso recente capitato in Inghilterra. All’Addenbrooke’s Hospital di Cambridge, a giugno dell’anno scorso, Joan Hawes, una signora di 77 anni è stata dimessa con una diagnosi di distorsione dei legamenti e con la prescrizione di non fare scale e di assumere dei farmaci lenitivi. Ebbene, poche ore dopo la signora è deceduta per morte improvvisa. Che il sintomo fosse causato da un’occlusione venosa era stato escluso dai sanitari. Ora la cartella clinica è in mano a un magistrato ma la famiglia dell’anziana signora non si dà pace. L’avvocato portavoce ha dichiarato che i familiari sono profondamente scossi per l’accaduto, non si aspettavano un tale epilogo. La loro congiunta stava bene – ha puntualizzato il legale – era in salute fino al giorno in cui ha chiesto al figlio di essere portata al Pronto Soccorso perché il polpaccio le faceva male, le si era ingrossato e arrossato all’improvviso.

Sono molti i fattori che possono provocare dolore e rigonfiamento alle gambe, ma se la ragione è un coagulo di sangue che si è formato nelle vene più profonde, le conseguenze possono essere molto pericolose. Quando accade, la diagnosi da accertare è sicuramente quella di trombosi venosa profonda (TVP). Il trombo (una formazione di sostanza ematica solida) si verifica quasi sempre nella vena poplitea, che sorge internamente al muscolo del polpaccio, ma anche in quella femorale, situata in prossimità dell’inguine. C’è una distinzione nel sistema venoso degli arti, caratterizzato da una componente superficiale e da una profonda. La componente superficiale consiste in un sistema vasale la cui funzione, fra le altre, è quella di distribuire il sangue fino alla cute per favorire la dispersione termica. La componente profonda è responsabile del drenaggio venoso dell’arto, dalla periferia al cuore. A riguardo di quest’ultima, se il trombo si stacca e si muove, trascinato dal flusso sanguigno, si forma un embolo, la cui complicanza più conosciuta è l’embolia polmonare. Prima di risalire fino al cuore il sangue passa dai polmoni dove si rifornisce di ossigeno e rilascia l’anidride carbonica precedentemente accumulata. L’embolia polmonare si verifica quando l’embolo va ad ostruire una delle diramazioni dell’arteria polmonare, ostacolando in maniera più o meno estesa, a seconda del vaso interessato, la perfusione dei polmoni.

L’embolia polmonare è ciò che ha provocato il decesso di Garry Shandling, un famoso attore americano. Shandling, 66 anni, è stato attore di teatro, di film e di numerose serie tv. È morto all’improvviso in ospedale, dove è stato ricoverato d’urgenza in seguito a una presunta crisi cardiaca. Ad alcuni mesi dalla morte, avvenuta a fine marzo 2016, l’ufficio del procuratore di Los Angeles ha dichiarato che il decesso, sopraggiunto per embolia polmonare, è una conseguenza dell’occlusione sanguigna che l’attore ha sviluppato in una gamba, al rientro da un lungo viaggio aereo (6 ore) alle Hawaii. L’inchiesta sulle cause delle morte è stata avviata in quanto il medico personale di Shandling s’è rifiutato di controfirmare il certificato di morte, emesso dall’ospedale. Nel certificato il decesso era attribuito a infarto. Correttamente con la conoscenza della buona salute cardiaca del suo paziente, il medico non si è accontentato di questa frettolosa conclusione, così il suo rifiuto ha avviato il nuovo filone d’indagine.

Quando il coroner si esprimerà anche sul decesso di Carrie Fisher, la celebre Principessa Leila di “Guerre Stellari”, più di una voce s’è levata per ipotizzare che la causa potrebbe essere identica a quella che è costata la vita a Shandling. Carrie Fisher aveva 60 anni. Il 23 dicembre 2016 era in volo da Londra a Los Angeles quando, un quarto d’ora prima di atterrare, è stata colpita da un infarto. Il nuovo certificato di morte è atteso entro l’anno in corso. Del resto, tra TVP e infarto non vi è mai una relazione di causa-effetto. Stesso discorso per TVP e ictus cerebrale. ‹‹L’infarto non può mai essere una conseguenza di TVP. Nel cuore il sangue non viene pompato nelle vene bensì nelle arterie – ci tiene a precisare la dottoressa Stefania Belletti, chirurgo vascolare presso la clinica privata “San Carlo” di Busto Arsizio (Varese). Stesso discorso vale per l’ictus, perché il cervello, al pari del cuore, è irrorato solo dal sistema arterioso››.

Nonostante i surriferiti casi di cronaca, resta il fatto che, se riconosciuta per tempo e se ben trattata, ‹‹la TVP si può risolvere senza problemi, fino alla remissione completa›› ricorda ancora Stefania Belletti, precisando che ‹‹l’Eparina a basso peso molecolare (EBPM) per via iniettiva e alcuni anticoagulanti in compresse (Warfarin e Cumadin) sono i farmaci su cui si basa la terapia della TVP in fase acuta››. Con l’avvertenza che i pazienti in trattamento devono sottoporsi periodicamente a un esame del sangue per valutare il giusto dosaggio del farmaco, in quanto, soprattutto il Warfarin, interferisce con numerosi farmaci e con diversi alimenti (in particolare non vanno d’accordo con verdure e alimenti ricchi di vitamina K, come gli ortaggi a foglia larga, i broccoli e i cavoli). ‹‹Attualmente sono in fase di sperimentazione dei nuovi anticoagulanti grazie ai quali i controlli ematici non sono più necessari›› spiega la dottoressa Belletti, che aggiunge ‹‹si tratta di anticougulanti di nuova generazione già validati in via definitiva per la prevenzione di infarto e ictus››.

La letteratura in materia spiega che le cause del trombo si verificano quando l’organismo attiva erroneamente la coagulazione, come se fosse in presenza di un’emorragia da arrestare. Parallelamente il sangue rallenta il deflusso verso i polmoni e il cuore. La maggior parte dei soggetti affetti da TVP presenta almeno un fattore di rischio e circa il 40% ne ha più di tre. Di che cosa si tratta? Oltre alle cause classiche, ovverosia l’età avanzata, i pregressi interventi chirurgici (oltre il 40% dei ricoverati per TVP ha subito un intervento di chirurgia ortopedica), periodi lunghi di allettamento, gessi ortopedici, si noverano i voli aerei di lunga durata (i casi di Garry Shandling e Carrie Fisher ne sono la prova), l’appartenenza a un gruppo sanguigno diverso dallo 0 e fattori genetici, l’uso di contraccettivi orali, la gravidanza, il parto.

Il rischio di TVP è secondario anche a diverse patologie, tra cui il cancro, alcune particolari malattie autoimmuni, come il Lupus Eritematoso Sistemico e le trombofilie (che sono alterazioni della coagulazione del sangue). ‹‹Tutti i pazienti che presentino vene varicose sono più esposti al rischio di incorrere in episodi di TVP, come complicanza di una pregressa trombosi venosa superficiale (TVS) – aggiunge la dottoressa Belletti, precisando che le vene varicose, caratterizzate da un ristagno del normale flusso sanguigno, hanno un’incidenza maggiore nei paesi industrializzati, dove sono più frequenti nel sesso femminile, con un rapporto maschi-femmine di 1:3››.

Per quanto riguarda terapia e prevenzione, oltre ai già menzionati eparina a basso peso molecolare e Warfarin, il medico prescrive anche una speciale calza elastica (gambaletto o collant a seconda del livello di trombosi) che riduce il rischio di complicanze e favorisce la risoluzione del quadro clinico. A livello di prevenzione primaria, invece, ‹‹la terapia di elezione è il Mesoglicano – ricorda la nostra interlocutrice – un farmaco antitromboembolico in compresse che si è rivelato efficace per tutto il distretto venoso, sia superficiale che profondo››.

Smettere di fumare è imperativo. Il fumo, specie nelle donne in trattamento con contraccettivo a base di estrogeni (o con associazioni di estro-progestinici) espone al rischio di TVP.

Stesso discorso per chi deve perdere peso. L’obesità è una complicanza non da poco per la TVP, quindi perdere peso per chi è in sovrappeso o obeso è molto importante al fine sia della prevenzione sia della cura di questa malattia.

Da non sottovalutare neppure la sedentarietà. Il lungo tempo che alcuni soggetti, specie se anziani, sono costretti a trascorrere a letto o su carrozzine a causa di disabilità, obbliga il medico al trattamento preventivo della TVP.

Inoltre, in occasione di un lungo viaggio, in aereo o in auto, in cui stare seduti in uno spazio angusto è la regola, è bene fare esercizi di allungamento per polpacci e caviglie, alzarsi e carminare lungo i corridoi degli aerei o dei treni a intervalli regolari (almeno ogni 1-2 ore), proprio per facilitare la circolazione ed evitare il ristagno del sangue nelle aree più periferiche dell’arto.

Altre avvertenze sono bere molta acqua per stimolare il drenaggio, non indossare capi attillati che potrebbero favorire l’occlusione venosa, mangiare cibi leggeri ed evitare di bere alcol, proprio per non obbligare il cuore a lavorare di più, a causa di una digestione più pesante. Il cuore è già impegnato più del dovuto a ossigenare il sangue per farlo circolare nei vari distretti, dovendo sopperire al calo di ossigeno che si verifica in volo (ipossia). Nonostante gli aerei siano pressurizzati, vale a dire schermati alla pressione dell’altitudine che sarebbe intollerabile per l’organismo, l’ipossia all’interno dei velivoli è paragonabile a quella che si trova in alta montagna, ad un’altezza compresa fra i 1800 e 2500 metri, perciò sugli aerei il sangue ha a disposizione meno ossigeno del quantitativo ideale che trova a livello del mare. ‹‹Non è un caso che piloti, hostess e steward rientrino fra le categorie più a rischio di ammalarsi di TVP ma anche di vene varicose – precisa la dottoressa Belletti, che lavorando in una clinica situata a pochi chilometri dall’aeroporto di Malpensa, ha avuto occasione di curarne più di uno di questi soggetti – per costoro sedentarietà e ipossia sono i fattori scatenanti››.

Infine, le persone che hanno già avuto una trombosi venosa profonda sono esposte al rischio di recidiva.