di Alberto Ferrari
Le malattie neurologiche hanno una base organica. Esse possono essere causate da disfunzioni cerebrali come il morbo di Alzheimer, dai postumi di un brutto incidente, oppure da malattie oncologiche e vascolari a carico del cervello. In questo si differenziano dalle malattie psicologiche, dove a essere colpita è la rappresentazione che l’individuo ha di sé, senza che il cervello ne risulti danneggiato

Oliver Sacks è morto a fine agosto di quest’anno all’età di 82 anni, suscitando non poco cordoglio nell’opinione pubblica per la grande personalità che è venuta meno e per le parole di lucidità e coraggio con cui quest’uomo eccezionale ha annunciato la propria fine. Egli ha dato prova di accettare l’imminente dipartita con invidiabile serenità, descrivendo la propria morte come qualcosa di ineluttabile, che è arrivata dopo una vita trascorsa a lavorare e ad amare. Proprio come il suo maestro Freud, egli considerava il lavorare e l’amare il segreto di una vita piena e gratificante.

Sachs è morto a causa di una metastasi. Anni prima, quando seppe di essersi ammalato, aveva dichiarato pubblicamente di avere un tumore al cervello. Il tumore al cervello è una malattia che lui conosceva bene, per via della sua professione. Come medico, si era spesso trovato a trattare pazienti neurologici le cui manifestazioni cliniche traevano origine propria da una causa organica, fosse questo un tumore al cervello come il suo, oppure un ictus, come il caso di una sua paziente, di cui ci ha messo a parte in uno dei sui libri più famosi, una raccolta di casi clinici che prende il nome da uno di essi: “L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello”. Ebbene, in questo libro Sachs ci rende partecipi di un caso di “reminiscenza” in cui una anziana signora, ricoverata in clinica, aveva dichiarato di sentire distintamente un vero e proprio concerto di canzoni irlandesi che risalivano alla sua infanzia, e che la musica non s’interrompeva la mattina, al risveglio. Un elettroencefalogramma confermò quello che Sachs aveva preventivato, che l’anziana paziente fosse affetta da una disfunzione del lobi temporali del cervello, dove ha sede “l’orecchio per la musica”, e che la vera ragione dell’improvvisa reminiscenza fosse da far risalire a un piccolo ictus, occorso ad altezza del lobo temporale destro.

In un altro celebre libro, “Musicofilia”, Sachs sostiene che la musica è un’ottima ginnastica per la mente, a tutte le età, giacché nel nostro cervello, ad altezza dei lobi temporali, ci sarebbero i ricettori per metamorfosi sorprendenti. In “Musicofilia” Sacks cita il caso di una giornalista che, a 55 anni, in seguito a un grave incidente stradale dal quale ne è uscita malconcia ma alla fine guarita, ha deciso di punto in bianco di studiare il clavicembalo ottenendo buoni risultati, ottimi sul piano personale. La giornalista confida al dottore che, da quando la musica è diventata per lei un esercizio costante, il suo cervello ne ha tratto un giovamento tale che lei stessa fa fatica ad abituarvisi. Un caso tutt’altro che isolato il suo, a dire del dottor Sacks.

In un altro caso raccontato nell’“Uomo che scambiò sua moglie per un cappello”, eccoci di nuovo alle prese con un’anziana paziente, stavolta in preda a imbarazzanti turbe sessuali. Un inaspettato desiderio spinge la donna a fare la civetta a ottantotto anni suonati. Parlandone proprio con il dottor Sacks, la paziente si cimenta in un’autodiagnosi che si dimostrerà azzeccata. Costei era convinta di essersi ammalata ma non di una malattia psichica, bensì di qualcosa di organico. Il suo non era un caso di isteria, ma la conseguenza di una brutta malattia che si era buscata da giovane, quando il destino aveva disposto che lei finisse a fare la prostituta in una casa di tolleranza. Per via di questa professione si era buscata la sifilide, che all’epoca, negli anni Trenta, quando la penicillina non l’avevano ancora inventata, le era stata curata alla bella e meglio. A distanza di tanti anni la sifilide si era risvegliata andando a sollecitare i neurotrasmettitori, che a loro volta avevano spinto la signora a comportamenti che lei stessa giudicava irritanti e faticava a tollerare, data la sua età. La somministrazione di una dose minima di penicillina fece venire meno le turbe sessuali, ma non la voglia di fare battute di spirito, regalando alla paziente un buon equilibrio fra volontà e rappresentazione.

Sacks chiarisce che i neurologi come lui si occupano dei disturbi della sfera cerebrale, che nascono come conseguenze di malattie organiche del cervello che vanno a compromettere la funzionalità dell’emisfero destro in cui ha sede la capacità raziocinante dell’individuo. Di contro, gli psicologi, che si occupano di malattie psichiche, hanno a che fare con le disfunzioni dell’emisfero sinistro del cervello, dove invece ha sede la capacità immaginativa. Ma c’è una malattia che sembra unire l’organico con lo psichico – sostiene Sacks – al punto che chi ne è affetto dovrebbe andare a consulto dai neurologi come lui, senza escludere l’ipotesi di sdraiarsi, prima o poi, sul lettino del dottor Freud. Questa malattia è la sindrome di Tourette, dal nome del suo scopritore.

Chi è affetto dalla sindrome di Tourette si abbandona al turpiloquio, oppure è vittima di tic nervosi, oppure sembra manifestare una comicità innata. Indipendentemente dai sintomi, dietro la malattia si nasconde sempre una causa organica che agisce sul paziente suo malgrado. Nel libro Sachs propone un caso esemplare di tourettismo, dal titolo “Il Marinaio perduto”. In questo racconto, un ex marinaio non ha più ricordo di quasi trent’anni di vita a causa dello sconquasso, a livello cerebrale, procuratogli dai postumi dell’alcolismo.

In conclusione, chi è affetto dalla sindrome di Tourette è consapevole dei sintomi della malattia, solo che non riesce trattenerli, specie nelle situazioni meno opportune. Di questo passo, al disturbo organico con i suoi sintomi squalificanti sul piano sociale e interpersonale, si aggiunge una ferita dell’immaginazione che porta il paziente a uno stato psicologico di perdita della personalità, per recuperare la quale si è dimostrato utile, in più di un caso, intervenire con gli strumenti della psicoterapia.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

AlphaOmega Captcha Classica  –  Enter Security Code