di Alberto Ferrari

Un libro in cui chiunque può trovare consigli utili per affrontare la corsa, consigli mirati e adatti al proprio livello di capacità. Si tratta di un percorso che, qualunque sia il livello di partenza, offre la possibilità di crescita ed evoluzione

La prima volta che mi sono rivolto a Fulvio Massini risale ad almeno dieci anni fa. Allora come adesso correvo per passione e per dimagrire. Due obbiettivi con i quali la sfida è sempre aperta. La passione può conoscere momenti di stanca. Per esempio quando subentrano nuove distrazioni sportive. Ultimamente il nuoto. O quando impegni vari sembrano tenermi in ostaggio per tutto l’arco della giornata. Tuttavia, la voglia di correre non viene meno se sono giù di corda. Se sono deluso e scoglionato la corsa è sempre la migliore medicina. La promessa delle endorfine vaganti nella psiche, i cui benefit, a quanto si dice, sono simili a quelli della cocaina, diventano un ottimo antidoto contro la depressione. Nel mio caso scattano già in fase di riscaldamento. Non appena esco a correre per macinare i miei 7-8 km. Cosa che faccio abitualmente almeno due volte la settimana. Talora tre.
Grazie a Fulvio ho imparato a strutturare la mia corsa. L’aiuto che mi ha dato è stato illuminante. Al punto che, a seguito dei primi abboccamenti epistolari, gli ho chiesto se voleva collaborare con questo giornale. Cosa che ormai fa da anni. Nella rubrica che scrive a quattro mani con il suo amico e collega Filippo Galattini, essi affrontano discipline sportive tra loro differenti, badando ogni volta a mettere in luce di ciascuna i pro e i contro per la salute dei praticanti, sani o cardiopatici che siano.
La prima cosa che ho imparato dal “metodo Massini” è stato quello di correre regolando la respirazione. C’è chi è fissato con i tempi, chi con le distanze. Per Fulvio la prima cosa da farsi quando si corre è imparare a regolare il proprio modo di respirare e di parlare. Se stai correndo senza difficoltà a respirare, al punto che riusciresti a parlare con il tuo compagno di corsa senza affanno, vuol dire che sei in completa fase aerobica e la benzina che stai bruciando è pescata dalle scorte di grasso. Viceversa se stai correndo a intensità più alta e non riesci a parlare o quasi, sei entrato in fase anaerobica. Qui la benzina sono le proteine e altre sostanze presenti nelle fibre muscolari, e la soglia della massima potenza coincide con la formazione dell’acido lattico, che ti costringe a rallentare. Tutte nozioni che Massini approfondisce con notevole cura dei dettagli in questo suo nuovo libro che andiamo volentieri a recensire.
Per esempio, a inizio libro, egli si sofferma a spiegare la corretta postura che va osservata quando si corre. Il busto leggermente inclinato in avanti, le braccia lungo i lati. Le mani come se cercassero di saldarsi a un ipotetico filo che sbuca ad altezza delle anche. Il filo va impugnato con una leggera pressione di indice e pollice insieme. Il resto delle dita e della mano vanno tenuti sciolti. Provare per credere. La corretta postura delle braccia, delle mani e del busto incidono sulla velocità di corsa, aumentandola, senza che la fatica paghi pegno. Per chi ha deficit immaginativi a riguardo di fili ipotetici e cose simili, nessun problema. Il libro è corredato di illustrazioni.
Un’altra cosa che Fulvio mi ha insegnato e che ora, se mi serve, posso ripassare sul suo libro è, per esempio, il modo corretto di correre un “lungo”. Per me che sono sempre in lotta con gli inestetismi della pancetta correre il lungo è caldamente consigliato. Il lungo serve a perdere peso perché lo si corre in completa fase aerobica. Grazie a Fulvio ho imparato che correre un “lungo” non significa soltanto andare a rilento per una distanza prolungata. Un “lungo” va corso aumentando la velocità media al chilometro con la quale si corrono i 10 km (nel mio caso 5,40”) di 40-50”. A riguardo di quanto deve essere lungo il mio “lungo” ho capito che il rapporto è con la competizione che sto o che potrei preparare. Cosa che talora ho fatto per davvero. La volta che ho preparato la mezza maratona il mio “lungo” si aggirava intorno ai 13-15 km. La volta che preparavo la 10 km, si aggirava intorno ai 6-8 km.
Le volte che mi sono incapricciato a preparare qualche competizione mi è stato di grande aiuto anche correre il “progressivo” di Fulvio Massini. Qui i ritmi di corsa erano tre. Il ritmo di corsa a respiro facile (CRF), quello di corsa a respiro leggermente impegnato (CRLI), per finire con quello di corsa a respiro impegnato (CRI). Ogni allenamento si articolava correndo progressivamente a velocità maggiore. Nel mio caso di quando preparavo una 12 km e avevo una velocità media di 5,00 (bei tempi!) facevo “progressivi” così cadenzati: riscaldamento + 4 km a 5’50” + 4 km a 5’20” + 4 km a 5’10”.
A detta di Massini, i tipi che corrono sono stanzialmente tre. Il runner principiante, l’amatore e l’evoluto. Lasciamo perdere l’evoluto. È gente di un’altra categoria. Per loro correre è un abito mentale. Starei per dire una fissazione, se fossi certo di non offendere nessuno e di evitare la disapprovazione di Massini, che li allena. Posto che ognuno è libero di fare ciò che vuole, gli evoluti sono coloro che preparano per mesi e mesi una maratona uscendo a correre con qualunque tempo. Sia che piova, faccia un caldo bestia o tiri vento. Oppure che partecipano a competizioni off limits per noi comuni mortali, come la 100 km del Passatore che si corre fra Toscana ed Emilia-Romagna. Forse mi fanno invidia? Un po’.
Andando per ordine, il runner principiante è colui che si affaccia alla corsa per la prima volta in maniera seria. Oppure chi riprende dopo anni di abbandono. Il metodo Massini suggerisce un avvicinamento lento e ragionato. L’obiettivo è quello di evitare di strafare e farsi male, con conseguente abbandono.
L’amatore è la categoria intermedia, nella quale penso di rientrare, visto che riesco a correre per un’ora senza sosta a passo medio (CRLI). Sono, dunque, un podista amatore in senso tecnico. L’amatore per estensione, invece, è chi ha un trasporto vero per qualcosa. Qualunque cosa che richieda un po’ di disciplina finalizzata all’apprendimento e una sincera passione che non faccia pesare gli sforzi necessari a migliorarsi. Sia che si tratti di sport, di lettura, di barca a vela, di viaggi o cose affini, l’amatore è l’eterno discepolo che guarda ai maestri con deferenza e rispetto. Messa così credo di essere anche un amatore in senso lato. Ho diversi maestri per diverse discipline. Per la corsa il mio maestro indovinate un po’ chi è? Suvvia, non è difficile. Se leggete un dato libro, potrebbe diventare anche il vostro.

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