di Alberto Ferrari

Il tumore al seno si sconfigge in palestra. L’obiettivo per tutte le donne che vogliono fare prevenzione oncologica non può prescindere dall’attività cardiovascolare in aggiunta a esercizi di potenziamento muscolare. Fare esercizi così combinati è riconosciuto come un modo sano ed esteticamente appagante per prevenire in un solo colpo le malattie cardiache, il diabete e l’obesità. Oltre, naturalmente, il cancro al seno

L a riduzione del rischio di cancro al seno non può prescindere da una buona prevenzione cardiovascolare. Dati condivisi indicano che le pazienti sopravvissute a questo tipo di tumore e che siano affette da sindrome metabolica (ovvero, con almeno tre fattori di rischio per infarto e ictus) hanno una probabilità maggiore fino a tre volte di recidiva e fino a due volte di mortalità rispetto alla controparte delle donne in buona salute cardiovascolare. Va da sé che l’obesità, l’ipertensione, il diabete, i trigliceridi troppo alti e il colesterolo “buono” troppo basso, considerati i marcatori più comuni della sindrome metabolica, sono tenuti sotto stretta osservazione dagli oncologici. Oltre che con una dieta salutare, questi valori migliorano attraverso uno stile di vita corretto, basato sull’esercizio fisico costante, sull’astensione dal fumo e sulla riduzione al minimo degli alcolici. Motivo per cui è importante osservare, tra le altre cose, un corretto stile di vita in cui la pratica costante dell’esercizio fisico diventa imprescindibile anche per le pazienti con tumore al seno.
Per quelle donne che, in base a test genetici, hanno un’alta probabilità di andare incontro al cancro della mammella, la prevenzione primaria prevede anche la prescrizione di farmaci in grado di interrompere la sequenza biologica che porta allo sviluppo della malattia. Nel mezzo si noverano test clinici ed esami obiettivi come la mammografia, la cui cadenza è posta in relazione al cosiddetto rischio individuale, che dipende oltre che dal già menzionato stile di vita, dalle caratteristiche personali della paziente (età, storia clinica, età della prima mestruazione, dell’ingresso in menopausa, della gravidanza, dell’allattamento e delle terapie ormonali) dalle caratteristiche fisiche (altezza, peso, indice di massa corporea), dalle caratteristiche familiari (presenza di patologie tumorali in famiglia, specie del seno e dell’ovaio fra consanguinei di 1° e 2° grado) e infine dalle caratteristiche biologiche (fra cui le presenza di cellule atipiche).
Che gli indicatori cardiovascolari fra cui i benefici della pratica motoria siano tenuti in gran conto nella prevenzione del tumore del seno, lo dimostra da ultimo uno studio americano, apparso a Gennaio 2018 sul «Journal of Clinical Oncology», in cui sono indagati gli effetti benefici dell’esercizio fisico sui valori di sindrome metabolica e di patologie affini in pazienti obese e sovrappeso sopravvissute al cancro mammario. «Il risultato più importante della nostra ricerca – ci spiega Christina Deli-Conwright, prima autrice e membro della Divisione di Ricerca Oncologica dell’Università Southern California di Los Angeles (USA) che ha condotto lo studio – è che dopo quattro mesi di attività aerobica e di esercizi di resistenza con manubri e bilancieri vi sono stati dei miglioramenti considerevoli nei valori di sindrome metabolica, di peso corporeo e di massa muscolare in pazienti con caratteristiche di partenza molto simili». Dopo aver selezionato un centinaio di partecipanti, reclutate fra delle sopravvissute al cancro al seno da almeno sei mesi, d’età compresa fra 53-65 anni, fra le quali solo le obese erano poco meno della metà (44%), e fra le quali le affette da sindrome metabolica erano la netta maggioranza (77%), i ricercatori hanno suddiviso il campione in due gruppi. Al primo gruppo è stato chiesto di sottoporsi alle cure tradizionali. Al secondo di affiancare a queste cure un programma di attività fisica. Segnatamente 150 minuti la settimana di attività aerobica (3 sedute di tapis roulant) e due sedute di esercizi di resistenza con i pesi per incrementare la forza muscolare. A entrambi i gruppi è stato chiesto di rispettare lo stesso tipo di dieta controllata. Ebbene, a distanza di qualche mese, il gruppo delle “atlete” aveva livelli di pressione arteriosa più bassi del 10% rispetto ai valori di partenza. Lo stesso è accaduto per gli altri valori di riferimento della sindrome metabolica. Fatto sta che, a fine ricerca, nel gruppo delle “atlete” le affette da sindrome metabolica sono scese al 15% mentre nella controparte la loro percentuale non è variata (80% ca.). «L’attività fisica ha un profondo effetto su una varietà di parametri della salute fra le sopravvissute al tumore del seno – continua Christina Deli-Conwright – quando prescritta in modo appropriato. Se affiancati con una dieta mirata a perdere peso, gli effetti combinati dell’attività fisica apportano benefici aggiuntivi in termini di miglioramento muscolare e di benessere psicofisico. Due parametri molto importanti contro la mortalità».
Non meno dello sport, la dieta sta assumendo rilevanza sempre maggiore anche in campo oncologico. Si considera che, attraverso una alimentazione equilibrata, è possibile arrivare a una riduzione del cancro al seno del 70%. In particolare, il tumore mammario sarebbe particolarmente sensibile ai cibi ad alto indice glicemico. Non solo i dolci, ma soprattutto pane bianco, miele, marmellate e patate, così pure riso bianco e pasta, che provocano un rapido innalzamento degli zuccheri nel sangue a causa dell’alto indice glicemico che contengono. Più zuccheri nel sangue sono posti in relazione a un aumento notevole del rischio di tumore al seno (+45%). La spiegazione è che, come per altri tipi di tumori solidi, le cellule cancerose del tumore mammario sono particolarmente sensibili all’assorbimento del glucosio.
I livelli di glucosio/glicemia si abbassano anche con lo sport e segnatamente con gli esercizi finalizzati al rafforzamento muscolare. «Il nostro obiettivo nello studio era di ridurre la sindrome metabolica – aggiunge, la nostra interlocutrice – A questo scopo abbiamo incluso sia esercizi aerobici per il miglioramento della salute cardiovascolare, sia esercizi di potenziamento muscolare per migliorare la risposta dei muscoli nella regolazione del glucosio. Combinati, questi due tipi di esercizi hanno degli effetti profondi sia sulla sindrome metabolica sia sul metabolismo».
Dunque, gli esercizi di resistenza, finalizzati a migliorare i livelli di glicemia nel sangue, sarebbero un ottimo baluardo anche contro il diabete. Pertanto è ipotizzabile che vi sia un legame di primaria importanza fra insulino-resistenza, diabete e cancro al seno fra le donne in menopausa. «A riguardo della menopausa, si pensa che gli indicatori di insulina e di glucosio nel metabolismo sono simili a quelli che fanno la loro comparsa in presenza di cancro al seno – chiarisce Deli-Conwright – Ne risulta che, se riusciamo a intervenire con successo contro questi bio-marcatori attraverso l’esercizio fisico, il rischio di cancro al seno e di diabete si riduce sensibilmente».
Lo sforzo non è di poco conto, visto che la maggior parte delle pazienti con tumore al seno tende all’inattività, a causa delle spossanti sedute chemioterapiche, della stanchezza, dei dolori e dei rigonfiamenti che si manifestano nel periodo post operatorio. Ciò nonostante, la pratica di un’attività fisica costante è in grado di migliorare parecchi parametri della salute. Secondo uno studio in corso all’Istituto Europeo di Oncologia di Milano, le pazienti inserite in un programma di otto settimane di attività fisica moderata potrebbero migliorare sensibilmente i sintomi e i disturbi collegati alle terapie mediche, la qualità del sonno, il peso corporeo, la presenza dell’insulina (che, come abbiamo visto, è l’ormone che gioca un ruolo chiave nella crescita e nella disseminazione del tumore), della leptina (l’ormone che regola l’appetito) e nel complesso migliorare le difese immunitarie.
A chiedersi quale sia il suggerimento più importante per le donne che hanno a cuore la prevenzione del tumore del seno, vengono in soccorso le parole della nostra interlocutrice d’oltreoceano. «La prevenzione del tumore del seno si fa praticando attività fisica regolarmente. Per tutte l’obiettivo potrebbe essere una dose di attività aerobica-cardiovascolare di 150 minuti la settimana da distribuire in tre giorni differenti. In aggiunta, due giorni in cui lavorare in palestra al potenziamento muscolare. Sarebbe un modo sano, piacevole, esteticamente appagante per prevenire in un solo colpo le malattie cardiache, il diabete e l’obesità. Oltre che, naturalmente, il cancro al seno».

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