di Elisabetta Bramerio
Ogni anno in Italia circa otto mila persone muoiono perla mancata vaccinazione contro l’influenza.La causa più frequente per questi decessi è l’infarto,che subentra come complicazione di malattie congeniteo acquisite o di eventi acuti. Vaccinarsi è la profilassi più efficace per la prevenzionedi tutte le malattie infettive, non solo dell’influenza

Che cos’è l’influenza? Un po’ di febbre che ci costringe a stare in casa per qualche giorno, accompagnata da un’infreddatura generalizzata i cui sintomi sono il raffreddore, il mal di gola e il bisogno di andare più volte in bagno a causa di ripetute scariche di diarrea? In realtà, dietro lo stato di malessere causato dal virus dell’influenza c’è molto di più. L’influenza è una malattia provocata da un virus che si trasmette per via respiratoria e si propaga con le caratteristiche di un’epidemia e come tale costituisce una grave minaccia per la salute delle categorie più deboli, fra i quali i neonati, le donne al secondo e terzo mese di gravidanza, gli anziani e le persone che soffrono di malattie croniche. Per costoro, il Sistema sanitario nazionale mette a disposizione gratuitamente il vaccino sottoponendosi a uno sforzo economico notevole, che tuttavia è poca cosa a confronto dei costi di richiesta di assistenza sanitaria, di medicinali e di mancata attività lavorativa che, seppure in forma ridotta, si fanno sentire ugualmente, perché, nonostante il vaccino, sono milioni le persone che si ammalano di influenza ogni anno, per lo più nel periodo invernale.

In aggiunta alle sopraccitate categorie a rischio, il vaccino viene proposto gratuitamente ai familiari di persone ad alto rischio, ai medici e al personale sanitario, a chi lavora a contatto con gli animali, alle Forze dell’ordine, alla Protezione civile, ai Vigili del fuoco e a tutti gli addetti di servizi pubblici considerati di primaria importanza per la collettività.

Ma, anche così, molti pesci restano fuori dalla rete. Da fonti ufficiali del Ministero della Salute, ogni anno in Italia muoiono circa 8 mila persona per la mancata vaccinazione contro l’influenza e fra le cause di morte più frequenti ci sono molti infarti, come complicazioni di malattie congenite o acquisite o di eventi acuti. Va detto che l’atteggiamento di diffidenza verso tutti i vaccini che si sta propagando di questi tempi, soprattutto attraverso Internet, di sicuro non giova alla diffusione dei medesimi, nonostante gli sforzi di comunicazione, da parte delle autorità preposte, per rammentare che il vaccino è uno degli strumenti più efficaci per la prevenzione delle malattie infettive. Un altro atout a favore del vaccino è che esso apporta benefici indiretti, proteggendo le persone non vaccinate che, per il tramite dei vaccinati, si vedono ridotte le occasioni di contagio.

Dicevamo che il periodo di massima allerta per il virus dell’influenza stagionale è l’inverno. Infatti, l’influenza tocca il picco più alto di diffusione a gennaio. Per questo motivo, la campagna antinfluenzale viene anticipata nei mesi che precedono l’anno nuovo. Di solito fra novembre-dicembre, talora da metà ottobre, tenuto conto che l’effetto protettivo del vaccino, che dura dai 6 agli 8 mesi, comincia dopo quindici giorni dal momento in cui viene inoculato dal medico, attraverso un’iniezione intramuscolare o intradermica (sottopelle), nel braccio o nella coscia. In ogni caso, il vaccino viene reso disponibile il più tardi possibile rispetto al periodo di massima allerta, alfine di individuare l’antigene migliore per contrastare l’ultima mutazione del virus. È l’OMS (Organizzazione mondiale della sanità) che dà le indicazioni nel merito alle case farmaceutiche impegnate nella preparazione del vaccino. Si dice che il vaccino antinfluenzale è tanto più efficace quanto maggiore è la corrispondenza fra i ceppi virali che lo compongono e i ceppi circolanti.

Dai dati raccolti dall’OMS, è risultato che la maggior parte dei virus indentificati a livello mondiale per la stagione attuale è risultata appartenere allo stesso ceppo (A/California/7/209) già segnalato per la composizione del vaccino dell’inverno 2015-16. In particolare, per l’emisfero settentrionale (il nostro), sono stati proposti tre tipi di vaccini. Il primi due tipi sono idonei per coloro che hanno una specifica indicazione alla vaccinazione e ben si adattano a tutti i soggetti che intendano proteggersi dalla malattia. Il vaccino del terzo tipo è specifico per i soggetti a rischio di complicanze dovute a condizioni di salute che possono compromettere la risposta immunitaria. Vi è poi un vaccino del quarto tipo, che viene inoculato nel derma e che ben si adatta ai soggetti poco rispondenti alla somministrazione intramuscolare. Invece, fra i candidati del vaccino del terzo tipo spiccano, fra gli altri, coloro che presentano malattie croniche a carico dell’apparato respiratorio, chi ha un tumore, chi è affetto da un’insufficienza renale cronica, chi ha in carico malattie del metabolismo come il diabete e un’obesità marcata (BMI ≥ 30) ma soprattutto i soggetti che manifestano malattie dell’apparato cardio-circolatorio, comprese le cardiopatie congenite o acquisite.

Non stupisce che la scienza sia a caccia del dosaggio ad hoc per proteggere maggiormente questa categoria di pazienti. Data a settembre del 2016 la notizia che un gruppo di ricercatori nord americani è in procinto di eseguire una nuova batteria di test clinici per misurare l’efficacia dei vaccini antinfluenzali ad alto dosaggio su soggetti affetti da malattie cardiache, ictus e malattie polmonari. ‹‹La ricerca ha evidenziato che la dose standard di vaccino antinfluenzale può prevenire l’infarto ma non garantire un sufficiente sostegno immunitario nei pazienti affetti da malattia cardiaca›› ha commentato Jacob Udell, cardiologo presso il Centro cardiologico che fa capo all’Università di Toronto e uno degli autori della ricerca apparsa sul sito di UHN (University Health Network), che così ha proseguito: ‹‹Siccome i pazienti colpiti da infarto a causa delle complicazioni influenzali per lo più muoiono e il vaccino standard non è in grado di prevenire questa eventualità, forse, a un dosaggio maggiore, il vaccino potrebbe garantire maggiori benefici. I test condotti ci fanno ben sperare, si tratta ora di allargare l’indagine su un campione più rappresentativo di pazienti, che per quanto ci riguarda implica l’arruolamento di 9 mila pazienti che faranno riferimento a 180 ospedali sparsi per tutto il Nord-America››.

In attesa di conoscere se una dose potenziata di vaccino antinfluenzale verrà mai messo a punto per i pazienti cardiopatici di tutto il mondo, vale la pena ricordare che gli effetti secondari del vaccino standard sono davvero di lieve entità. Stando a quanto viene indicato, per esempio, sul sito della Regione Lazio (www.salutelazio.it) la vaccinazione non provoca generalmente nessun disturbo. In alcuni casi possono verificarsi degli inconvenienti, generalmente non gravi, come arrossamento e gonfiore nella sede dell’iniezione; febbre, malessere, dolori muscolari nei primi due giorni; più raramente reazioni allergiche con i sintomi dell’orticaria o dell’asma in soggetti allergici alle proteine dell’uovo (questo perché i vaccini vengono prodotti dopo che il virus è stato coltivato in embrioni di uova di pollo); calo temporaneo delle piastrine ematiche, nevralgie e disturbi neurologici.

Da notare che il vaccino antinfluenzale offre una protezione specifica nei confronti del virus dell’influenza. Nulla può contro l’insorgere di malattie respiratorie provocate da altri virus o batteri anche nei soggetti che si sono vaccinati contro l’influenza.