di Cristina Sampiero

I cibi zuccherati aumentano il rischio di malattie cardiovascolari e di morte precoce per chi ne assume in quantità eccessive provenienti da alimenti, bevande comprese, con zuccheri aggiunti. In particolare il consumo regolare di bibite zuccherate (sette “porzioni” o più a settimana) è associato a un aumento del rischio di morte per malattie cardiovascolari

Lo zucchero non è amico del nostro cuore. Lo conferma nuovamente la ricerca scientifica. Uno studio dell’Health Science Center presso l’Università di Houston ha evidenziato la pericolosità di una molecola contenuta nello zucchero che può condurre all’insufficienza cardiaca e di conseguenza, in alcuni casi, al decesso.

Si segnala il rischio legato al metabolita del glucosio G6P (Glucosio 6-fosfato), fonte di stress per l’apparato cardiovascolare e assumibile, oltre che attraverso lo zucchero, anche consumando troppo amido. Lo studio pubblicato sulle pagine del JAMA Internal Medicine, prende in considerazione la percentuale media di calorie giornaliere da aggiunta di zucchero su un campione di 31.000 adulti americani.

Il rischio è connesso con l’insorgenza dell’insufficienza cardiaca il cui trattamento non è sempre semplice. Si possono somministrare diuretici, beta-bloccanti e ACE-inibitori per abbassare lo stress sul cuore e permettere un pompaggio più efficiente ma non è detto che si riesca negli intenti. Quando il muscolo cardiaco è già provato da pressione alta o altre malattie, e si assume troppo glucosio, si dà una sorta di “colpo di grazia”.

I cibi zuccherati dunque aumentano il rischio di malattie cardiovascolari e di morte precoce per chi ne assume in quantità eccessive provenienti da alimenti, bevande comprese, con zuccheri aggiunti. In particolare il consumo regolare di bibite zuccherate (sette “porzioni” o più a settimana) è associato a un aumento del rischio di morte per malattie cardiovascolari.

Alla luce di quanto sopra, con gli zuccheri, ci vuole moderazione tant’è che un gruppo di ricercatori inglesi ha lanciato la campagna “Action on Sugar” con l’obiettivo di spingere le industrie alimentari a ridurre del 30% la quantità di zucchero presente nei prodotti. Le più comuni fonti di zuccheri aggiunti sono bevande zuccherate, dolci a base di cereali, bevande alla frutta zuccherate, dessert e caramelle.

Come difendersi, allora?

A parte, banalmente, non comprare, non mangiare e rinunciare, che resta l’opzione più efficace ma certo anche la più sacrificante, bisogna scegliere meglio.

Gli zuccheri in etichetta non sempre sono così visibili. Spesso vengono usati ingredienti simili con un nome diverso ma che svolgono la stessa funzione e hanno le stesse calorie. Alcuni esempi: sciroppo di glucosio, destrosio, sorbitolo, mannitolo, amido, zucchero grezzo, melassa, sciroppo di malto, zucchero invertito, miele, fruttosio, zucchero liquido.

Gli ingredienti ci dicono cosa c’è nell’alimento. Per scegliere meglio è importante sapere che, in tutte le etichette, gli ingredienti vengono elencati in ordine decrescente di peso, quindi, se lo zucchero è ai primi posti o cambiamo prodotto o riduciamo le porzioni.

Altra mossa fondamentale è quella di usare le “Informazioni nutrizionali” per vedere se un alimento è una buona fonte di una sostanza nutritiva o confrontare cibi simili. Per capire quale tra due alimenti simili ha meno grassi saturi, o quale tipo di cereali contiene più acido folico, guardiamo la copertura in percentuale del Fabbisogno Giornaliero (%FG). Se vogliamo limitare un nutriente, come i grassi saturi, il colesterolo, il sodio, è bene scegliere cibi con una copertura %FG più bassa. Se vogliamo consumare più calcio, vitamine e minerali o fibre, scegliamo cibi con una %FG più alta. Alimenti con 5%FG o meno contribuiscono con una piccola quantità di quel nutriente al modello alimentare, mentre quelli con il 20%FG o più, contribuiscono maggiormente.

Altra astuzia a cui stare attenti per controllare l’apporto di zuccheri è il seguente: parliamo di prodotti simil marmellata/confettura “senza zuccheri aggiunti” facilmente reperibili al supermercato. In etichetta saccarosio o altri zuccheri espliciti non ci sono ma questi prodotti non contengono solo frutta e non sono per niente “dietetici”. Leggiamo gli ingredienti e capiamo. In alcuni prodotti il succo di mela è il primo ingrediente, quindi in percentuale maggiore della frutta principale (mandarini, arance o quel che più vi piace) che rappresenta il 30% a fronte di un minimo di legge del 20%. Il succo di mela contiene fruttosio, saccarosio e glucosio e quando lo concentriamo può essere utilizzato come dolcificante. Il trucco di marketing di sostituire lo zucchero con succo di mela o di uva è ormai molto diffuso e permette di togliere dagli ingredienti lo zucchero, malvisto dal consumatore, e sfruttare l’immagine salutistica che possiede la frutta. Dalla mela però sono state eliminate buccia e fibre e concentrato il liquido risultante. Il prodotto che compriamo, dunque, se controlliamo le Informazioni Nutrizionali, contiene zuccheri (glucosio, saccarosio e fruttosio) per quasi la metà in peso quindi non è né meglio né peggio di tanti altri prodotti ma, magari, è ben più caro. Aggiungendo succhi di frutta concentrati si aggiungono monosaccaridi (glucosio e fruttosio) e disaccaridi (saccarosio) con lo scopo di dolcificare… senza usare zucchero. Quindi dal punto di vista del controllo dell’assunzione di zucchero non illudiamoci che un prodotto senza zuccheri aggiunti sia una valida alternativa: lo zucchero c’è eccome. Inoltre, per completezza d’informazione, è bene sapere che, affinché le etichette di questi prodotti rispettino la normativa, devono contenere la dicitura “contiene naturalmente zuccheri”.

Dice la legge: “I claim nutrizionali che vengono apposti sugli alimenti […] devono essere veritieri, corrispondere a un effetto nutrizionale o fisiologico benefico e scientificamente dimostrato, complete ed idonee a essere percepite immediatamente dai consumatori senza indebite ambiguità od omissioni”.

Per lo zucchero, comunque, ancora non esiste una dose raccomandata universalmente valida. Le stime discordano sulle quantità, sebbene tutte concordino genericamente sul fatto che è bene limitarne il consumo. Lo studio pubblicato su JAMA conferma la bontà di questo consiglio, in quanto, collega direttamente il consumo di zuccheri aggiunti a un aumentato rischio di morte per malattie cardiovascolari. Per l’Institute of Medicine, gli zuccheri aggiunti dovrebbero totalizzare meno del 25% delle calorie giornaliere. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) raccomanda invece di restare al di sotto del 10%, mentre l’American Heart Association è ancora più severa e consiglia di limitare l’apporto fornito da zuccheri a meno di 100 calorie al giorno per le donne e 150 per gli uomini: in pratica la dose contenuta in una lattina di bibita gassata.

In realtà sembra che gran parte degli adulti coinvolti nella ricerca, superi di gran lunga i limiti consigliati dall’OMS. Ma, al di là del problema dell’obesità, gli zuccheri aggiunti rischiano di avere un impatto davvero serio anche per quanto riguarda le malattie cardiovascolari, il rischio di ictus e quant’altro.

In generale comunque l’attenzione su questo problema si è alzata parecchio, tanto che anche la città di New York ha presentato una nuova campagna di comunicazione per la prevenzione dell’Obesità e del Diabete, con una serie di spot che hanno come soggetto il consumo eccessivo di zuccheri. Gli spot focalizzano l’attenzione sulle bibite gasate tipo cola. È la prima volta che un’autorità cittadina decide di intervenire con un linguaggio così diretto e per certi versi scioccante. Rispetto alle solite comunicazioni educative e gradevoli queste campagne costituiscono una novità. Gli spot sono efficaci perché mostrano quanto sia facile nella routine quotidiana assumere calorie senza accorgersene. Con un paio di bicchieroni di bibite zuccherate, due bicchieri di tè e un milk shake si possono ingerire 93 bustine di zucchero, che alla fine della giornata diventano quasi 1400 calorie “vuote”, ovvero quasi 3/4 delle calorie giornaliere di un adulto.

 

Di seguito i link dei video… meritano!

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