di Elisabetta Bramerio

Essere vittima di un infarto è un dato di fatto, in molti casi le cause dell’evento cardiovascolare sono da ricercare altrove. Emblematica da questo punto di vista è una malattia come l’anoressia. Chi ne soffre usa il proprio corpo per esprimere tutto il malessere psichico e il disagio sociale che si porta dentro. Nei casi più gravi l’anoressia diventa una condizione permanente che, a lungo andare, può condurre alla morte, che generalmente avviene per suicidio o arresto cardiaco

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Chi da teenager ha sofferto di anoressia, procurandosi, anche se per brevi periodi, dei black-out alimentari, ha buone probabilità di sviluppare alcune malattie cardiache anche a distanza di molti anni. La cosa è risaputa. Una delle prime volte che se n’è parlato in un contesto scientifico risale a oltre sessant’anni fa, dopo che un gruppo di ricercatori dell’universtità di Utrecht (Olanda) aveva studiato le conseguenze sulle salute delle donne che erano state bambine durante la carestia della Seconda Guerra Mondiale. Siamo nel 1944, quando in Olanda, a causa dell’occupazione nazista, le calorie giornaliere pro capite scendono ben al di sotto della soglia di sussistenza. A conclusione di questo studio, condotto su quasi 8 mila donne, furono evidenziati che, tra gli effetti postumi della carestia, le bambine di allora, crescendo, avevano sviluppato un rischio significativamente più alto rispetto alla media di incorrere in malattie coronariche. Più precisamente, i ricercatori misero in luce un innalzamento del 27% di questo rischio, con un picco del 38% per le donne che ai tempi dei digiuni forzati avevano un’età compresa fra i dieci ai diciassette anni. Un’età che coincide con quella che, a tutt’oggi, è l’età tipica delle ragazze che si ammalano di anoressia. L’apporto calorico delle ragazze ai tempi della carestia olandese erano lo stesso a cui si sottopongono deliberatamente molte teenager degli anni presenti, ossia al di sotto delle 1000 k/cal giornaliere.

Il dimagrimento indotto dall’anoressia provoca la perdita di massa muscolare. Questo processo è complicato da modificazioni elettrolitiche e minerali e può causare, oltre alla perdita di peso e alla difficoltà di deambulazione, aritmie e morti improvvise. Queste aritmie, in particolare la bradicardia (con diminuzione del ritmo di pulsazione a 40-50 battiti al minuto) avvengono in risposta al tentativo dell’organismo di conservare energia, riducendo il lavoro cardiaco. I meccanismi patogenici sembrano essere la perdita di elettroliti, riduzione del glicogeno situato nelle cellule cardiache, atrofia miofibrillare, edema interstiziale, tumefazione mitocondriale e attivazione di proteine calciodipendenti. Oltre alla bradicardia (solitamente d’origine sinusale) sono comuni extrasistoli atriali e ventricolari, anomalie di conduzione e un allungamento dell’intervallo QT. L’intervallo QT indica il tempo di contrazione ventricolare (sistole ventricolare) e normalmente è di circa 0,30-0,40. Insomma, con l’anoressia non è bene scherzare!

Oggigiorno i soggetti più a rischio sono le giovani fanatiche delle diete, le vittime designate dell’effetto yo-yo, cioè di una forma di dimagrimento altalenante, a cui al digiuno forzato viene anteposta la bulimia, ovvero periodi in cui le ragazze assimilano il cibo e corrono subito a espellerlo. Il che non stupisce, visto che l’anoressia viene classificata come un disturbo del comportamento alimentare che consiste in un’alterata percezione della propria immagine corporea. L’anoressia è una malattia che colpisce quasi il 2% delle donne di età compresa tra i dodici e i vent’anni. Anche gli uomini talora ne sono affetti, ma in percentuali molto più ridotte. Certi soggetti possono arrivare a pesare non più di trenta chili, con la totale scomparsa dei depositi di grasso corporeo e con la perdita di tutte le rotondità classiche della figura femminile, con parziale eccezione delle mammelle.

Ci sono ragazze che anoressiche in senso stretto non lo sono, ma che adottano comportamenti tendenzialmente anoressici. Sono le ragazze che si sottopongono a ferree diete dimagranti in vista dell’estate, arrivando a perdere molti chili in breve tempo. Queste fanatiche della linea sembra che si scordino di mangiare o quasi per alcuni mesi pur di raggiungere la forma fisica desiderata. Tuttavia è bene non far confusione, l’anoressia è una malattia che non ha niente a che vedere con la voglia di dimagrire per rientrare in un vecchio paio di jeans. Qualsiasi psicologo è pronto a sostenere che c’è molto di più del voler essere magre a tutti i costi dietro l’anoressia, anche se, a prima vista, le condizioni sociali del paziente possono ingannare. Infatti, l’anoressia sembra colpisca persone apparentemente senza problemi, ragazze di buona famiglia che vivono un’esistenza agiata, all’interno di famiglie per lo più unite e di buon livello sociale. Ma non deve essere tutto oro quello che luccica, se nella vita quotidiana l’anoressica è in costante lotta contro gli impulsi della fame e il fabbisogno di cibo. Qualcosa dentro le mura domestiche deve essere andato storto. Basta la percezione di un problema perché le persone vadano in crisi, specie gli adolescenti, soggetti quanto mai sensibili a tutto, proprio in virtù di un’età in cui la personalità è, per definizione, in divenire. Fatto sta che gli eventuali malesseri della sfera emotiva l’anoressica li trasferisce subito sul cibo. La quantità di cibo viene ridotta sempre più nel tempo a causa della costante paura di ingrassare, e ciò accade anche quando la persona è palesemente sottopeso. Ne consegue che questa mania di dimagrire si traduce più spesso in una vera e propria ossessione per la composizione dei cibi. Le persone anoressiche, infatti, aboliscono completamente dalla loro dieta i cibi grassi, o presunti tali, e assumono solo quelli a loro parere sani, che coincidono con i cibi più poveri di calorie. A causa di queste scelte, si instaura un circolo vizioso secondo il quale lo scarso apporto di cibo fa sì che l’appetito diminuisca. Una ragazza anoressica può arrivare a perdere fino al 50% del suo peso. Si tratta di un depauperamento organico che si accompagna a tutta una serie di disturbi, oltre quelli cardiologici di cui abbiamo già accennato. Disturbi come l’insonnia, la caduta dei capelli, una stanchezza cronica, il blocco delle mestruazioni, la decalcificazione delle ossa, continui cali di pressione e molto altro ancora. Pertanto, non stupisce sapere che curare questa malattia è un processo molto lungo e difficile, e che solo un terzo delle pazienti ne esce completamente guarita. Il paziente anoressico è un paziente che manifesta una scarsa, talora nulla, volontà di guarire. I medici costatano spesso che le giovani ragazze anoressiche si rifiutano di diventare donne, quindi di avere il ciclo mestruale, il seno e dei fianchi prosperosi. Privato di cibo, il loro corpo si assottiglia il più possibile come quello di una ragazzina. In questo modo la diagnosi risulta tutt’altro che facile. Siccome l’anoressia interessa nella maggioranza dei casi le ragazze adolescenti, i cambiamenti fisici tipici di questa età possono trarre in inganno e mascherare l’esordio della malattia a più di un occhio esperto.

Venendo alla sfera più propriamente emotiva e ai disturbi della personalità, la maggior parte delle anoressiche soffre di grandi sensi di colpa e ritiene di non aver diritto al piacere. Essendo il cibo uno dei piaceri più facilmente accessibili, ecco spiegato perché si rifiutano di mangiare. Molto spesso dietro le ragioni che scatenano l’anoressia possono esserci traumi subiti, anche gravi, come maltrattamenti e abusi sessuali, drammi familiari o, più semplicemente, forti resistenze e difficoltà nel farsi accettare dagli altri.

Generalmente la persona colpita da anoressia non è particolarmente spontanea nei rapporti sociali. Più spesso è un soggetto introverso, che tende a reprime la propria espressività emotiva, anche perché è perennemente in lotta per tener nascosto agli altri, siano questi genitori, fratelli, amici, compagni di scuola, il proprio comportamento alimentare. Il perché risiede nel fatto che teme il giudizio negativo e la disapprovazione. Tenere occultato il proprio rapporto “malato” con il cibo è uno dei primi meccanismi di difesa del paziente anoressico entro la sfera famigliare. Quando papà e mamma iniziano a insospettirsi del dimagrimento repentino ed eccessivo della propria figliola adolescente, tendono ad aiutarla, incoraggiandola a nutrirsi. Come prima risposta difensiva la ragazza mette a segno tutta una serie di trucchetti per tenere buoni i genitori. Ricorre allo stratagemma di nascondere il cibo, oppure di andare in bagno a vomitarlo subito dopo averlo ingerito, o di liberarsene facendo uso di purganti e clisteri. Si riconoscono due categorie di anoressia, quella di chi si priva del cibo, riducendone costantemente la quantità e quella di chi è vittima di vere e proprie crisi bulimiche, per cui si abbuffa e poi si procura da sola il vomito o altro per espellere il cibo appena ingerito.

Per tanto tempo l’unica cura per l’anoressia è stata il ricovero, spesso forzato, che implicava l’isolamento. Di recente il trattamento è diventato più contestuale. Si parte da un approccio psicologico inteso a mettere in discussione tutta la sfera individuale del paziente. Si cerca in questo modo di fare interagire il paziente con la famiglia, allo scopo di correggere gli errori di relazione che ne sono alla base. Si evidenziano così le pressioni, le aspettative eccessive e il senso di trascuratezza da parte del paziente in seno alla famiglia, problematiche che, non di rado, cadono come fulmini a ciel sereno sugli ignari genitori, chiamati in causa in prima persona a ridiscutere valori esistenziali e metodi educativi.

Nonostante le cure, le ricadute sono frequenti, ma dopo anni di trattamento la guarigione e il ritorno a una vita normale diventano possibili; tuttavia una buona fetta delle ragazze che sono state anoressiche, vale a dire un buon 20-25%, resta ossessionato dal cibo per tutta la vita.

Uno dei primi campanelli d’allarme è l’interruzione del ciclo mestruale per almeno tre mesi consecutivi. Gli effetti del disturbo alimentare sono molteplici. Sotto il profilo fisico può provocare danni permanenti a molti organi interni. Dei danni al cuore ne abbiamo già parlato. Gli altri organi colpiti sono il fegato, i reni, l’apparato digerente, le ossa, i denti e le gengive. L’anoressia può scatenare insufficienza renale, alterazioni cardiovascolari, perdita di capelli e denti e disturbi permanenti all’apparato gengivale. Inoltre può causare problemi al sistema nervoso, blocco della crescita, emorragie interne.

A livello psicologico provoca depressione, sensi di colpa, sbalzi d’umore e manie.
La persona che soffre di anoressia ha la tendenza a pesarsi di continuo, così come di continuo si osserva allo specchio a causa di quelle parti che considera essere troppo grasse. L’umore del soggetto anoressico è direttamente proporzionale al peso e al suo controllo: la diminuzione di peso diviene motivo di soddisfazione, ma un aumento ponderale anche lieve può far sì che la persona diventi triste e autocritica all’eccesso. L’autostima, i successi conseguiti in ogni campo e il valore come persona dipendono esclusivamente dal corpo e dal controllo che il soggetto anoressico riesce a imporre allo stimolo della fame.

Se non trattata in maniera adeguata, l’anoressia diventa una condizione permanente e nei casi gravi può condurre alla morte, che solitamente avviene per suicidio o arresto cardiaco.

2 thoughts on “Cuore anoressico”

  1. Buongiorno mi chiamo Gabriela, ho sofferto di anoressia e bulimia dai 18 ai 27 anni, oggi ne ho 34.
    Oggi sono guarita da 6anni ma ho notato di essere da tre anni bradicardica( non so se é legata all eccessivo sport), di avere sempre freddo(come mia mamma), di soffrire di pressione bassa(come mio padre).
    Volevo chiedervi se la bradicardia si può manifestare a distanza di anni (3 con precisione), ed anche le extrasistole mi sono comparse da due anni in una situazione di molto stress.
    Ovvio che devo fare dei controlli ma a chi devo rivolgermi con precisione? Basta un cardiologo generico?
    Grazie milleee

  2. Innanzitutto è necessario eseguire un holter dinamico per valutare la tipologia della bradicardia e dopo può consultare un cardiologo; è chiaro che la riduzione della frequenza cardiaca è collegata all\’attività sportiva.
    Prof. Italo Richichi

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