di Angela Nannit

Due dita sul polso aiutano a sentire il battito del cuore e a capire se è regolare o meno: mettere due dita al posto giusto, al momento giusto è così facile che possono farlo anche i bambini. È questo il senso della campagna di informazione ChYP che coinvolge i bambini per rivolgersi agli adulti e sensibilizzarli all’importanza di scovare la fibrillazione atriale per evitare l’ictus cerebrale

Controlla il tuo battito con un ChYP ovvero Check Your Pulse: è una campagna di sensibilizzazione realizzata da ALT – Associazione per la Lotta alla Trombosi e alle malattie cardiovascolari – Onlus. ALT è un’associazione libera, indipendente e senza fini di lucro. «La campagna – spiega Lidia Rota Vender, specialista in Ematologia e malattie cardiovascolari da Trombosi e Presidente di ALT Onlus – è stata realizzata con il contributo di Fondazione Cariplo e del Fondo in Memoria di Maria e Guido Marsigliesi e ha ottenuto il patrocinio di Pubblicità Progresso. È rivolta agli adulti ma coinvolge i bambini. I bambini sono i protagonisti del video che è stato realizzato con la collaborazione degli allievi del Corso di Pubblicità e Cinema d’Impresa della Lombardia. I piccoli imparano a sentire il ritmo del cuore con un gesto semplice. Bastano, infatti, due dita sul polso, al posto giusto, al momento giusto, un gesto semplice che persino i bambini sanno fare, ma che testimonia quanto sia importante avere a cuore – è il caso di dirlo – la salute di nonni e genitori. Gli allievi della Sezione Percussioni dell’Orchestra Sinfonica Junior “la Verdi” hanno curato le musiche originali del video».
In tutto il mondo industrializzato prendono vita campagne di prevenzione mirate ad attirare l’attenzione della popolazione sulla possibilità e sulla necessità di imparare a “sentire” il cuore, al fine di riconoscere la fibrillazione atriale per prevenire l’ictus cerebrale. «Il progetto ChYP – conclude la dottoressa Lidia Rota Vender – è il contributo di ALT a un’azione mondiale: una campagna che vuole insegnare a tutti un gesto semplice che salva la vita. Perché nessuno possa un giorno dire… io non lo sapevo!».
Come mai è così importante che i battiti del cuore siano regolari? È stato accertato che un cuore che batte in modo irregolare a riposo costituisce un importante fattore di rischio per lo sviluppo di malattie molto gravi, in particolare l’ictus cerebrale, causato dai coaguli di sangue che possono formarsi nel cuore e frammentarsi in emboli. Se gli emboli raggiungono il cervello, possono provocare la morte di un numero importante di cellule cerebrali e la perdita delle funzioni che quelle cellule governano: il linguaggio, la mobilità o la sensibilità di una parte del corpo, la vista, la coscienza, e portare alla morte. Tutti questi eventi possono essere innescati dal fatto che il sangue non coagula solo per rimediare a una ferita ma la coagulazione può avvenire anche dentro le arterie e le vene. In questo caso si forma un trombo, ovvero un grumo, che può impedire completamente o parzialmente la normale circolazione ematica. È un evento patologico e potenzialmente molto grave, perché se il trombo ostruisce un’arteria coronarica ovvero una di quelle che nutrono il muscolo cardiaco, si rischia l’infarto; se il trombo si localizza a livello della carotide può bloccare o ridurre il normale afflusso di sangue al cervello e si rischia l’ischemia cerebrale o l’ictus. Sono tutte situazioni molto gravi che possono essere evitate almeno in un caso su tre se s’impara a conoscere il proprio cuore e a riconoscere i sintomi che devono creare allerta. In linea di massima le trombosi arteriose sono considerate più gravi perché danno sintomi molto drammatici e improvvisi, tuttavia anche la trombosi venosa può essere altrettanto grave, quando non riconosciuta. Se il trombo che si forma in una vena delle gambe o delle braccia non si scioglie e si rompe, qualche frammento può raggiungere i polmoni e provocare un’embolia polmonare, condizione con un’incidenza di 1-1,8 casi su 1000 persone all’anno, che aumenta fino a 10 volte nei soggetti con età superiore ai 60 anni. Solo in Italia ogni anno la condizione interessa una persona su 100 e rimane la causa più probabile di morte nelle donne dopo il parto. Una trombosi venosa non riconosciuta e non curata si trasforma in embolia polmonare in 40 casi su 100.
Frequenza cardiaca, tutto quello che c’è da sapere. Il cuore batte dal momento in cui si forma l’embrione nell’utero della madre e deve continuare a battere in modo regolare e ritmico, con 60/70 battiti al minuto in condizioni di riposo: la rapidità con cui il cuore batte può cambiare con l’esercizio fisico e le emozioni, dipende comunque dall’età e dall’allenamento di ciascuno. Nel feto il battito è rapidissimo, nel neonato progressivamente rallenta, nei bambini batte con una frequenza da 80 a 100 battiti al minuto, fino ai 60/70 battiti negli adulti. Questi sono i valori indicativi di normalità, ma possono cambiare in modo naturale: il cuore rallenta durante il sonno, accelera al risveglio, durante il cammino, in risposta a una situazione stressante, a uno spavento, all’ansia, a una emozione forte, durante lo sforzo fisico o un allenamento sportivo. Aumenta anche in concomitanza di alcune malattie quali la febbre, l’anemia e l’ipertiroidismo: in questi casi la frequenza si normalizza risolvendo le malattie che l’hanno scatenata. Per sapere quanti sono effettivamente i propri battiti cardiaci bisognerebbe rilevarli in una situazione di calma e riposo, cosa che è possibile fare secondo diverse modalità. I battiti del cuore possono essere rilevati manualmente o avvalendosi di particolari strumenti. Se non si dispone di alcuno strumento, possono essere rilevati o palpando con uno o due dita l’arteria radiale del polso, come insegna la campagna ChYP, oppure palpando l’arteria carotide sul collo. In entrambi i casi la pressione esercitata con le dita deve essere leggera, soprattutto se fatta in corrispondenza della carotide, ma con una pressione sufficientemente elevata per avvertire la frequenza. Un polso debole può essere più difficile da misurare da personale non sanitario. Una volta individuata la pulsazione si devono contare i battiti di un minuto intero, annotandoli su un taccuino, se necessario, per poterli eventualmente confrontare o per riferirli al proprio medico. Se la frequenza cardiaca deve essere ottenuta rapidamente, si possono contare i battiti per 15 secondi e poi moltiplicarli per 4, anche se in questo modo la misurazione potrebbe essere non del tutto attendibile. La frequenza cardiaca, poi, può essere misurata utilizzando un cardiofrequenzimetro oppure usando i saturimetri che, oltre a valutare la quantità di emoglobina nel sangue, restituiscono anche il valore della frequenza cardiaca. Il medico, infine, può misurare nella maniera più precisa possibile i battiti del cuore utilizzando uno stetoscopio posato sul petto, oppure sottoponendo il paziente a elettrocardiogramma. Qualunque sia la modalità utilizzata per contare i battiti cardiaci è buona norma ricordare che le misurazioni vanno fatte di preferenza al mattino, appena svegli, dopo essere rimasti a sedere per qualche minuto e aver lasciato passare almeno un quarto d’ora dall’ultimo sforzo. La frequenza cardiaca, in ogni caso, andrebbe misurata lontano dai pasti, dall’assunzione di caffè e dall’aver fumato una sigaretta. I fumatori dovrebbero farsi auscultare almeno dopo una mezz’ora che hanno fumato.
Un battito del cuore regolare e ritmico ma accelerato si definisce tachicardia; in presenza di un battito ritmico ma lento si parla di bradicardia. Se infine il cuore batte in modo irregolare con un intervallo diverso fra un battito e l’altro, tale anomalia prende il nome di aritmia.
Ogni volta che il cuore si contrae per battere consuma energia, se batte troppo rapidamente le cellule deputate alla contrazione possono risentire del super lavoro alle quali sono sottoposte, soprattutto se l’afflusso di sangue al muscolo cardiaco è ridotto, come può succedere nelle arterie coronariche che possono essere ammalate per la presenza di placche aterosclerotiche.
Attraverso tutte le arterie del corpo scorre, spinto dal cuore che funziona come una pompa, il sangue ricco di ossigeno e sostanze nutritive, indispensabili perché tutte le cellule abbiano l’energia necessaria per vivere e funzionare: le arterie coronarie portano energia direttamente al cuore.
Il cuore accelera quando il corpo ha bisogno di più sangue, ma se la rapidità del battito è eccessiva la circolazione diventa meno efficiente, come il motore di un auto che “batte in testa”.
Se le cellule lavorano tanto e si nutrono poco, soffrono e a volte muoiono.
Il cuore spinge il sangue nelle arterie quando si contrae (sistole) e aspira sangue alle vene quando si rilascia (diastole). In caso di tachicardia la sistole è meno efficiente e il sangue arriva in periferia nelle arterie più piccole (ma fondamentali perché sono quelle che permettono la cessione dell’ossigeno alle cellule) in quantità insufficiente.
La tachicardia può essere scatenata dal tabagismo, dall’alcolismo, dall’eccessivo consumo di caffè o di sostanze eccitanti, dall’abuso di droghe come la cocaina o le amfetamine, o da alterazioni dell’equilibrio degli elettroliti, soprattutto sodio, potassio e calcio, ioni che scorrono nel sangue, fondamentali per la vita delle cellule, ma che devono essere presenti in quantità equilibrate: un eccesso o una carenza di questi ioni può scatenare non solo una aritmia ma anche un arresto del cuore.
Altri fattori che possono influenzare la rapidità e la regolarità del battito cardiaco sono lo stress, la paura e le emozioni, il malfunzionamento della tiroide, la pressione alta da troppo tempo non riconosciuta o mal curata, la presenza di cicatrici sul muscolo cardiaco, esito di precedenti infarti, lo scompenso cardiaco e alcuni difetti congeniti del sistema elettrico del cuore. Mai sottovalutare l’ansia, che può aumentare in maniera non trascurabile la frequenza cardiaca a riposo.
A volte il cuore rallenta eccessivamente e perde efficienza come pompa: per invecchiamento del suo sistema elettrico, per mancanza di equilibrio fra i diversi elettroliti, per l’effetto di farmaci: questa situazione può richiedere l’impianto di un pacemaker, un piccolo strumento inserito sotto la pelle del torace che regola il ritmo del cuore quando questo diventa troppo lento o irregolare ristabilendo un ritmo adeguato.
Il cuore ha bisogno delle nostre cure ma prima di tutto dobbiamo renderci conto che abbiamo un cuore e imparare a sentirlo con due dita sul polso, conoscere e riconoscere i sintomi che ci segnalano che qualcosa non va, sapere perché ciò accade, quando preoccuparci e cosa fare. Il primo passo sarà andare dal medico. Questi saprà studiare la forma del cuore con un ecocardiocolordoppler, registrare i battiti con un elettrocardiogramma (ECG) e indicare gli opportuni provvedimenti per riportare il cuore in ritmo.

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