di Fulvio Massini

Il cicloturismo è un modo di scoprire i nostri luoghi osservandoli con la calma che solo la bici può dare. È necessario sfruttare il treno o altri mezzi per accorciare le lunghe distanze o fronteggiare le pendenze troppo elevate. Essere cicloturista richiede una buona preparazione fisica, dovendo stare in sella più ore

Icorridori del Giro d’Italia che hanno emozionato gli appassionati delle due ruote per la centesima volta (quest’anno il Giro compie 100 anni!) sono in buona compagnia: italiani ed europei scelgono sempre più spesso di spostarsi in bicicletta per fare fronte alle incombenze della vita quotidiana, come andare al lavoro, portare i figli ecc. e anche per andare in vacanza.

Non è un caso se in Italia, già da almeno 3 anni, si sono vendute più biciclette che automobili.

Il numero così alto di questi mezzi sta facendo nascere una nuova forma di vacanza, che unisce sport, avventura, salute, aria aperta, natura e città: è il cicloturismo.

Il cicloturismo è un modo di scoprire i nostri luoghi servendosi delle ruote a raggi, aiutandosi talvolta con le rotaie per accorciare lunghe distanze o pendenze elevate.

Essere cicloturista richiede ovviamente una buona preparazione fisica: si tratta di stare in sella talvolta per più ore.

Per godersi appieno la vacanza e non accusare il fiatone e i doloretti vari lungo la strada, dovremo essere pronti a un impegno aerobico prolungato nel tempo.

La preparazione potrà essere svolta sia su strada sia su una cyclette, tuttavia tutti i preparatori vi consiglieranno di utilizzare principalmente la prima, poiché se già ogni singola bici sviluppa una biomeccanica peculiare, andando a creare forza e resistenza ad angoli muscolari differenti, con una bike statica si produce un movimento più povero (solo bike professionali riproducono oscillazioni, curve ecc.)

Il volume e l’intensità dell’allenamento andranno determinati in base alle tappe programmate e viceversa le tappe vanno programmate in base a quanto siete allenati e prevedete di allenarvi.

La preparazione al cicloturismo prevede di pedalare su bici appesantite dalle valigie e su gambe talvolta stanche, per cui si devono mettere in conto sessioni di forza prima o dopo dei chilometri di bici.

Tuttavia, non si deve essere necessariamente supereroi per fare viaggi del genere. Come abbiamo già detto, per soddisfare la domanda che cresce a vista d’occhio, si stanno sviluppando delle facilitazioni per questo tipo di turismo, come i servizi di transfer per bagagli e ciclisti stanchi.

Le regioni italiane più attente a questo tipo di turismo hanno creato delle ciclovie, vere e proprie. Si tratta di strade per bici che attraversano molti comuni e talvolta province. In Toscana stanno iniziando a collegare la Tirrenica, altre già seguono gli itinerari della produzione (e degustazione) del vino, a Nord c’è la via del Pò.

Anche le vie di pellegrinaggio (la Francigena da Canterbury a Roma, il Camino de Santiago fra Francia e Spagna le più famose) si stanno attrezzando per questo tipo di turismo, aggiungendo rampe per far passare sia bici sia carrozzine.

Una vacanza sportiva può essere affrontata anche da persone sedentarie purché in buona salute: anzi, proprio quando si è in gruppo scatta la molla che fa venir voglia di continuare con uno stile di vita attivo anche durante il resto dell’anno. Negli stage che proponiamo in Trentino e all’Isola d’Elba, non è raro che qualche parente di uno sportivo inizi a correre o a camminare proprio perché spinto dalla forza del gruppo.

Per andare lontano con la bici, due sono i consigli fondamentali: far controllare il mezzo da un meccanico di fiducia e il conducente dal cardiologo di riferimento, dopodiché utilizzare rapporti che permettano di pedalare in scioltezza. Buone ciclovacanze, e… mandatemi una cartolina!

(Scritto in collaborazione con Filippo Galantini)