di Fulvio Massini

Sono molte le motivazioni per cui si corre. La prescrizione medica, un amico, la voglia di cominciare qualcosa… Succede che la corsa cominci a essere parte di noi. Ed ecco che ci si ritrova a iscriversi a una manifestazione di quartiere, poi provinciale, per arrivare a competizioni come la maratona

P erché è difficile iniziare a correre, ma ancor più difficile smettere? I motivi sono tanti e complessi. Cerco di limitarmi a rendere semplici i principali.
È dura iniziare a correre perché si considera la corsa come uno sport semplice, e in parte è così: nessun vincolo di orario, vestiario tecnico indispensabile ridotto a un buon paio di scarpe e si parte. La difficoltà sta nel fatto che la corsa comporta molto impatto, dovuto al fatto che ogni volta riatterriamo su un piede dopo esser stati sospesi in aria per una frazione di secondo. Se il nostro apparato locomotore è sano (muscoli minimamente elastici, cartilagini e legamenti presenti, conformazione e densità ossee sufficienti), si supera una prima fase di dolori dopo di che ci si dimentica dei fastidi. La corsa, poi, è fatica: ci sono pochi sport che portano il sistema cardiovascolare a dare il meglio di sé in tempi prolungati: molti sport richiedono impegni elevati ma per breve tempi e con lunghi recuperi, mentre la corsa richiede costantemente un impegno medio-elevato senza pause. Ma a questo si può ovviare iniziando con l’alternanza passo-corsa. Nel giro di 50 giorni, avete già un piede nella fossa. Come vi accorgete di questo? Saltate un giorno di corsa. Senza farlo apposta. Annotate le sensazioni del corpo il giorno che per un impegno all’ultimo secondo vi troverete a non poter correre. Il dramma. Debolezza, depressione… questo perché la corsa ci ha abituati a un forte rilascio di anandamide e beta-endorfine che bloccano le segnalazioni di dolore. Una volta non stimolate le endorfine, si tornerà in uno stato mentalmente peggiore di quando dovevamo iniziare. Ma non vi preoccupate, “il miglior allenamento è il riposo” diceva Bosco, uno dei più grandi metodologi sportivi italiani. Un giorno di riposo permetterà al vostro corpo di recuperare al massimo le sue strutture, e il giorno dopo correrete ancora meglio.
Benvenuti nel loop della salute, una volta che avvertiamo di stare bene, daremmo di tutto per non tornare indietro. Così torniamo all’occhiello: com’è che vi siete buttati in una competizione?
Intorno a voi ci sono persone, molti più gli sconosciuti che i conosciuti. Forse è meglio così, almeno nessuno potrà giudicarvi se la giornata non dovesse andare come deve. In realtà, le giornate vanno come devono andare: vittoria e sconfitta sono solo interpretazioni che diamo a quello che ci succede, ma questo è un altro articolo.
Iniziate a correre e qualcosa funziona, qualcosa meno: chi troppo galvanizzato deve camminare per riprendersi durante la corsa, oppure chi non si allena per 3-4 giorni per riprendersi, chi si ferma perché non era andato in bagno prima di partire…
Tuttavia la voglia di partecipare e di migliorarsi c’è, anzi, non è mai stata più alta.
E allora fate il passo più lungo della gamba: iscrivetevi a una maratona.
Il percorso, a chi ci chiede come fare per prepararla, dura svariati mesi: generalmente 6 per i già allenati, ma può richiedere tranquillamente anche più di un anno. Questo perché le tappe per una gara del genere sono lunghe, e metterci di meno comporterebbe il tagliare i tempi di adattamento e recupero, e dunque aumentare le probabilità di infortunarsi (ossia perdere allenamenti e avere l’umore a terra, oltre a spese e dolore) e ottenere una performance mediocre. Chi ha iniziato a correre coi nostri programmi sa bene che la maratona non s’improvvisa: fondamentale sarà prima passare da una serie di tappe intermedie (gare più corte…) che porteranno poi ad affrontare con consapevolezza di sé il grande evento.
Se siete in cerca di motivazione, cercate un video su YouTube a cui abbiamo contribuito: l’After-movie della Firenze Marathon 2017, a parlare sono i nostri assistenti di gara, atleti esperti, con tante gare alle spalle che decidono di mettersi al servizio dei principianti e li aiutano ad arrivare al traguardo. Nelle loro parole, emozionate ed emozionanti, ascolterete molti degli aspetti che sfuggono a chi guarda una maratona dall’esterno: oltre alla manifestazione sportiva in sé, l’indelebile esperienza di vita che una gara di 42 km lascia nella vostra vita.
E allora al diavolo tutti quei dolori, quelle sveglie all’alba, il tempo che vi ha portato via, il freddo, il caldo, il sudore, i soldi spesi per l’abbigliamento, e i commenti maligni di chi vi ha visto durante l’allenamento (costoro sono attesi nel girone dantesco degli Invidiosi) quando vi metteranno al collo la medaglia, capirete che c’era solo un risultato possibile: la vittoria.

 

(Scritto in collaborazione con Filippo Galantini)

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