La preoccupazione per la questione "mucca pazza" e le accese polemiche verso i cibi transgenici hanno distolto l'attenzione del pubblico dai pericoli più quotidiani e nascosti nei quali ci imbattiamo tutti i giorni sulle nostre tavole. Tra questi, trascuratissimo è il problema del consumo eccessivo di alcol che, anche senza arrivare all'alcolismo vero e proprio, mina seriamente la salute di un gran numero di persone e, particolare preoccupante, anche di molti giovani.
Utilizzato da millenni, il vino è parte integrante della tradizione alimentare italiana. Il suo principale ingrediente, l'alcol etilico o etanolo, pur possedendo un notevole potere energetico (ogni grammo fornisce 7 calorie), non è una sostanza indispensabile per l'organismo.
Il consumo di bevande alcoliche è tradizionalmente elevato nei Paesi medirterranei, soprattutto in Italia e in Francia che all'inizio degli anni Sessanta avevano il primato mondiale dei consumi, rispettivamente con 17,7 litri e 12,3 litri di etanolo, cioè di alcol puro, a testa all'anno, che equivale a oltre cento litri di vino. Tali valori, ridotti nei trent'anni successivi a 11,9 litri in Francia e a 8,4 litri in Italia, restano comunque alti a fronte dei 7 litri circa osservati nel Regno Unito e negli Stati Uniti, e ci pongono ancora tra i maggiori consumatori di bevande alcoliche.
Che la quota d'alcol bevuto pro capite nel nostro paese sia diminuita lo testimonia anche il rapporto dal titolo "Gli italiani e l'alcol", un'inchiesta condotta nell'autunno del 1997 dall'Istituto Doxa in collaborazione con l'Osservatorio permanente sui giovani e l'alcol, e pubblicata recentemente. Dall'indagine, basata su interviste a duemila uomini e donne, emerge infatti che il numero di bicchieri bevuti è diminuito rispetto a quattro anni fa sia per gli uomini (da poco meno di due a uno e mezzo) sia per le donne (da poco meno di tre quarti a mezzo).
Tra i giovani da 15 a 24 anni, invece, nel periodo compreso tra il 1991 e il 1997, si osserva da un lato un aumento dei consumatori di birra, passati dal 10 al 13 per cento, e di superalcolici, saliti dal 2 al 5 per cento, e dall'altro una riduzione dei bevitori di vino, scesi dal 21 al 18 per cento.
In Italia l'alcol è responsabile di circa 20 mila morti l'anno, equivalenti al 5 per cento di tutti i decessi. Bere, infatti, non solo causa cirrosi del fegato e aumenta il rischio di cancro, ma provoca molti incidenti stradali, omicidi e suicidi.
È probabile che un moderato consumo di alcol protegga contro l'infarto miocardico e le altre malattie ischemiche di cuore, e che questo possa, almeno in parte, spiegare l'incidenza e la mortalità relativamente basse per le malattie cardiovascolari nei Paesi mediterranei. Tuttavia, l'interpretazione di questa protezione in termini biologici rimane controversa.
È noto come la mortalità francese per coronopatie sia inferiore a quella dei paesi anglosassoni, malgrado i forti consumi di grassi saturi. L'alimentazione francese, infatti, è notoriamente ricca di grassi, soprattutto per l'elevato consumo di formaggi, ma l'incidenza di mortalità da cause cardiovascolari è bassa se raffrontata agli altri Paesi.
Per verificare i benefici effetti del vino rosso nella prevenzione della formazione di trombi e di conseguenza dell'insorgenza di malattie cardiovascolari, i ricercatori dell'Istituto Mario Negri Sud hanno suddiviso alcuni animali in cinque gruppi somministrando loro, oltre alla normale alimentazione, vino rosso, vino rosso senza alcol, vino bianco, alcol puro. Al quinto gruppo, considerato gruppo controllo, non veniva somministrato né vino né alcol. I risultati hanno messo in evidenza i benefici del vino rosso, benefici che non sembrano essere posseduti dal vino bianco. Il vino rosso, con o senza alcol, ha mostrato su organismi viventi un effetto protettivo sulla formazione di trombi. Altri studi hanno dimostrato che un moderato consumo di alcolici (fino a 6 drinks alla settimana) riduce del 19-26% la mortalità per cause cardiache e l'incidenza di infarto miocardico non fatale. L'incidenza di ictus non viene significativamente influenzata dall'assunzione di alcol.
Si attribuisce virtù protettiva ai polifenoli contenuti soprattutto nel vino rosso. In parte i dati di mortalità coronarica francese sono sottostimati per abitudini prescrittorie mediche, ma le differenze permangono anche dopo correzione. Il giapponese Iijina ha dimostrato in vitro su colture di cellule B dell'aorta di topo che i polifenoli del vino rosso inibiscono la replicazione delle cellule lisce. Ora, se questo fenomeno si verifica anche in vivo, può contribuire a ridurre gli infarti? David Grancer del Dipartimento di Medicina di Cambridge ricorda che, sebbene che la proliferazione delle cellule lisce (quelle della fascia muscolare delle arterie) ha un ruolo nel processo di restenosi dopo un'angioplastica e nelle stenosi degli innesti venosi, non sembra essere pericolosa nella patogenesi dell'infarto. Al contrario, se la placca ateromatosa in stadio avanzato produce una coltre di fibrina semmai è protettiva in quanto riduce i rischi di rottura della placca, di trombosi e di infarti.
Secondo i ricercatori della Royal London School of Medicine and Dentistry di Londra il paradosso francese non è spiegabile con l'uso del vino rosso, come bevanda.
La ridotta mortalità cardiovascolare in Francia negli anni '90 deve essere fatta risalire ai comportamenti alimentari degli anni '60 e '70. In quel periodo in Francia il consumo di grassi animali era basso. Affinché l'iperlipidemia possa esercitare un effetto lesivo a livello delle coronarie sono infatti necessari molti anni.
Quindi attenzione a lasciarsi trascinare da facili e compiacenti entusiasmi sul vino generoso e salvifico!
Se le virtù terapeutiche di un moderato consumo di alcol (due bicchieri il giorno di vino rosso, uno per pasto) appaiono ad alcuni incerte, nessun dubbio sussiste, invece, sui danni arrecati all'apparato cardiovascolare da un eccessivo uso di alcolici.
La riduzione della mortalità per cause cardiache determinata dall'assunzione lieve di alcolici, infatti, viene annullata per assunzioni maggiori di alcol, dall'incremento di alcune forme di cancro (stomaco, orofaringe, esofago, pancreas), di malattie epatiche e di casi di morte traumatica.
È noto che l'eccessivo uso di alcolici è una delle cause di cardiomiopatia dilatativa (vedi box), che spesso viene identificata nelle fasi ormai avanzate. I segni precoci della malattia sono: lieve dilatazione ventricolare sinistra con capacità contrattile del cuore conservata e alterato rilasciamento diastolico (cioè il muscolo cardiaco appare più rigido nella fase di riposo). La progressione della malattia da questa fase preclinica alla cardiopatia sintomatica dipende dall'ulteriore e continua assunzione di alcolici; quindi, in questa fase, l'astensione dall'alcol potrebbe bloccare l'evoluzione della cardiopatia.
In uno studio condotto su 338 uomini con cardiomiopatia dilatativa idiopatica, ben il 23 per cento abusava nell'assunzione di alcolici. I pazienti che dopo la diagnosi della cardiomiopatia, pur assumendo adeguata terapia farmacologica e in alcuni casi addirittura trapiantati (45), hanno continuato ad assumere alcolici hanno avuto una prognosi peggiore sia in termini di funzionalità cardica che di mortalità.
Negli ultimi anni lo studio delle relazioni esistenti tra il consumo di bevande alcoliche e lo stato di salute degli individui è stato al centro di numerose osservazioni e ancora oggi continua a essere fonte di acceso dibattito soprattutto in virtù dei differenti risultati (e della conseguente divergenza di opinioni) scaturiti dalle numerose ricerche svolte in tutto il mondo in tema di mortalità alcol-correlata, abuso alcolico, epidemiologia dei consumi e dei comportamenti cosiddetti 'a rischio'.
Troppo spesso comunissime domande quali "bere fa bene o nuoce alla salute?", oppure "a quale livello il consumo di bevande alcoliche non risulta nocivo alla salute?" sono oggetto di speculazioni non sempre suffragate da indagini scientifiche approfondite.
Per tentare di dare una risposta coerente a quelle che sono a tutt'oggi le conoscenze di settore, l'Organizzazione Mondiale della Sanità ha coniato uno slogan, ratificato da un accordo con 50 Ministeri della Sanità e Governi europei, che sancisce: "Alcohol? Less i better", ossia "Alcol? Meno è meglio".
I prodotti alcolici sono responsabili del 9% del carico totale di malattia nella Regione Europea. Sono correlati a incidenti ed episodi di violenza e sono responsabili di una buona parte della riduzione dell'aspettativa di vita nei paesi dell'ex Unione Sovietica.
La riduzione dei danni causati dall'alcol è una delle più importanti azioni di salute pubblica che gli stati devono relaizzare per migliorare la qualità della vita.
Lo scopo del Piano europeo d'azione sull'alcol per il periodo 2000-2005 è, infatti, prevenire e ridurre i danni causati dall'alcol in tutta la Regione Europea.

La cardiomiopatia dilatativa
Una cardiomiopatia dilatativa è una malattia che colpisce la parete muscolare del cuore. Il cuore è formato da 4 cavità. Ogni cavità è circondata da una parete muscolare ed è separata dalle altre cavità tramite le valvole. Il sangue giunge alla cavità superiore destra (atrio destro) da tutto l'organismo, e viene trasferito alla camera inferiore destra (ventricolo destro) che pompa il sangue verso i polmoni, dove cede l'anidride carbonica e si arricchisce di ossigeno. Dai polmoni il sangue torna all'atrio sinistro che lo trasferisce al ventricolo sinistro. Questo esegue lo sforzo maggiore, poiché deve pompare il sangue nel sistema circolatorio, distribuendo così ossigeno e sostanze nutritive a tutto l'organismo. La cardiomiopatia dilatativa colpisce, come abbiamo detto, le pareti muscolari del cuore. In particolare, nella cardiomiopatia dilatativa si verifica, senza una causa apparente, un eccessivo ingrandimento del cuore. Questo ingrandimento determina una progressiva diminuzione della forza di contrazione del cuore. Inoltre, la dilatazione del ventricolo sinistro provoca lo stiramento della valvola mitrale e quindi una quota di sangue, anziché uscire dal cuore, torna indietro verso l'atrio sinistro. Si determina così un progressivo accumulo di sangue nei polmoni, che si manifesta con l'affanno. Quando il processo interessa anche la parte destra del cuore, il ristagno di sangue si verifica in tutto il corpo, soprattutto nelle caviglie che si gonfiano progressivamente. Si completa così il quadro clinico dello "scompenso cardiaco".
La cardiomiopatia dilatativa si verifica in genere senza una causa apparente. Esistono però alcune ipotesi, formulate da numerosi studiosi, su probabili cause, o concause, di cardiomiopatia dilatativa. Tra queste ricordiamo:
Malattia autoimmune In condizioni normali, il nostro organismo si difende dalle sostanze estranee mediante la produzione di anticorpi. Una malattia autoimmune, invece, è caratterizzata dalla produzione di anticorpi nei confronti di organi propri dell'organismo stesso. Nella cardiomiopatia dilatativa è possibile spesso trovare anticorpi anti-cuore.

Altre patologie
Infezione da virus: Il cuore può essere colpito da una infezione da parte di un gruppo di virus, i virus Coxsackie. Normalmente, questa infezione viene bloccata dalla risposta anticorpale di difesa dell'organismo. In alcuni casi, però, o per una infezione molto prolungata o per l'innesco di un meccanismo auto-immune, può insorgere una cardiomiopatia dilatativa:

  • Alcool Un abuso di alcool, sia in termini di quantità sia di durata, può causare un progressivo ingrandimento e indebolimento del cuore. Questi fenomeni tendono a regredire con l'astensione dall'alcool.
  • Familiarità Il patrimonio genetico ha senz'altro un ruolo importante, anche se non ancora del tutto chiarito, nell'insorgenza della cardiomiopatia dilatativa. È stato dimostrata, infatti, una maggiore incidenza di questa malattia in soggetti che hanno almeno un familiare affetto da questa patologia.
    I disturbi presenti in caso di cardiomiopatia dilatativa si sviluppano in genere lentamente. Inoltre, essi non sono caratteristici di questa malattia, ma sono analoghi a quelli causati da altre cardiopatie. I sintomi più frequenti sono:
  • L'affanno Il ristagno di sangue nei polmoni causa la frequente comparsa di affanno; questo compare inizialmente in seguito a sforzi, ma successivamente anche a riposo. Talvolta il paziente ha necessità di dormire con due o tre cuscini per evitare l'affanno.
  • Facile stancabilità Nella cardiomiopatia dilatativa il cuore è incapace di pompare una quantità di sangue sufficiente alle cellule dell'organismo. I vari organi, pertanto, non ricevendo la necessaria quantità di ossigeno e sostanze nutritive risulteranno indeboliti. La muscolatura, in particolare, si stancherà così più facilmente anche in seguito a sforzi lievi. La facile stancabilità può talvolta sostituire l'affanno come sintomo di esordio della cardiomiopatia dilatativa.
  • Palpitazioni Queste possono essere dovute ad una accelerazione del battito cardiaco conseguente agli sforzi fisici. In altri casi, la sensazione protratta di battito cardiaco accelerato può essere dovuta ad una aritmia cardiaca, come una tachicardia sopraventricolare o ventricolare. Queste sono infatti tra le possibili complicanze della cardiomiopatia dilatativa.
  • Dolore toracico Questo dolore può essere dovuto ad un ridotto afflusso di sangue alle pareti del cuore a causa di un progressivo restringimento delle coronarie. Nella cardiomiopatia dilatativa, peraltro, un dolore di questo tipo compare talvolta anche in presenza di coronarie normali.